I Cupidi nudi di St-Pierre, bruciati d’amore

La creazione del 2012 di Dave St-Pierre (photo: Wolgang Kirchner)

La creazione del 2012 di Dave St-Pierre (photo: Wolgang Kirchner)

Compaiono i più triti e melensi stereotipi sull’amore in “Foudres”, ultima creazione del coreografo canadese Dave St-Pierre, presentata in prima nazionale ai Teatri di Vita di Bologna, in scena ancora stasera.
Dal colpo di fulmine (che dà il titolo al lavoro) al cupido alato e munito di frecce, St-Pierre ripensa l’immaginario del rapporto a due trasformando i luoghi comuni in azione concreta, fatto corporeo, traduzione ‘letterale’.

In quest’opera di trasposizione ‘à la lettre’, dunque, immagini e idee svuotate dalla chiacchiera quotidiana tornano a prendere corpo, incarnandosi nell’azione irriverente dei diciotto danzatori della compagnia, tutti come di consueto rigorosamente nudi.
Accade così di trovarsi di fronte a uno stuolo starnazzate, sguaiato e aggressivo di cupidi a misura d’uomo che, muovendosi tra frecce di plastica e bambole gonfiabili, costringono due ragazzi recalcitranti a cadere l’una nelle braccia dell’altro.


Da questo momento, lo spettacolo e’ un sovrapporsi variegato – ma non perfettamente amalgamato – di umori e, soprattutto, di radicali contrasti: gli ‘innamorati’ dell’inizio danno vita a uno sfiancante corpo a corpo in cui ci si cade letteralmente addosso, tra spintoni, strattonamenti e prese acrobatiche, il tutto amplificato da una lunga sezione di gruppo che moltiplica il vigore ginnico del duetto e che, nell’utilizzo di grossi tavoli su cui si eseguono le evoluzioni, ricorda – ma con una qualità di gran lunga inferiore – il Forsythe di “One flat thing reproduced”.

Una nuova irruzione dei cupidi dà l’avvio a una sorta di ironica e stralunata  seduta da alcolisti anonimi, in cui ognuno sfoga alle proprie manie e perversioni, fino al coinvolgimento di uno spettatore, chiamato in scena per simulare – grazie all’ausilio di una bambola gonfiabile – lo squallore dei rapporti fra esseri umani.

Sì, perché sembra proprio essere la desolazione a caratterizzare nel profondo ogni storia d’amore, tanto che la situazione scenica si avvia alla conclusione disegnando una quadro di estrema malinconia, con la coppia di amanti che, ormai sfiniti dalla violenza fisica che li lega, non possono far altro che uniformarsi al gruppo, non più – quest’ultimo – nelle vesti degli sgangherati cupidi di prima, ma con indosso abiti da sera che ricordano, maldestri, i migliori lavori di Pina Bausch.

Nella sovrapposizione di atmosfere, situazioni, qualità di movimento e oggetti scenici (dal sangue alle ali piumate, dalle sigarette fumate qua e là fino alla miriade di abiti infilati e sfilati di continuo), il lavoro sembra far emergere la schizofrenica omologazione dei rapporti amorosi di oggi, fatti di luoghi comuni così penetranti da soffocare qualsiasi coraggio e purezza, lasciandoci vuoti e stanchi, letteralmente ‘inceneriti’ da amori e passioni senza senso.

Una simile contraddittorietà si riflette tuttavia eccessivamente nella drammaturgia dello spettacolo, che – oltre a non poter contare su un’omogenea qualità degli interpreti – rimane in parte schiacciato dalla possanza delle citazioni messe in campo e delle immagini convocate.
Quasi che, come gli amanti che cerca di ritrarre, non riuscisse a trovare una vera strada da percorrere.

Foudres
di Dave St-Pierre
in collaborazione con: Marie-Ève Quilicot, Christian Garmatter, Marie-Ève Carrière, Sarah Lefebvre, Nadine Gerspacher, Joannie Douville, Aude Rioland, Susan Davis Paulson, Alanna Kraaijeveld, Natacha Filiatrault, Francis La Haye, Marc-André Goulet, Vincent Morelle, Jérémie Francoeur, Philippe Thibault-Denis, Milan Panet-Gigon, Simon Fournier, Philippe Boutin
coach rehearsal: Marie-Ève Carrière
drammaturgia: Geneviève Bélanger
compositori: Stéphane Boucher, Tomas Furey
direttore amministrativo: Suzanne Benoit
suono: Benoit Bisaillon
direttore tecnico: Jérémy Morelle
light designer: Ludovic D. Schneider
testi: Éric Robidoux, Alexis Lefebvre
durata: 1’ 45’’
applausi del pubblico: 2’ 20’’

Visto a Bologna, Teatri di Vita, il 12 febbraio 2013
Prima nazionale


 

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