I dormienti. François Kahn osserva i sognatori attraverso le parole di Whitman

François Kahn
François Kahn

François Kahn (photo: © Clàudio Nadalin)

“Passando d’un piede leggero, presto e silente passando, fermandomi, con occhi aperti curvandomi sopra gli occhi serrati dei dormienti, errabondo,  confuso, me stesso perduto, a disagio, in contraddizione, m’attardo, scruto, mi curvo, mi fermo”.

Buio. Due volti illuminati dalla fiamma di una candela. Fogli bianchi riposti in un angolo.
La pièce “I dormienti”, di François Kahn, è costruita sulle poesie di Walt Whitman raccolte in “Foglie d’Erba” e, in particolare, sul poema “Sleepers”. Il poeta, impersonato in scena da un uomo e una donna, si distende accanto ai dormienti entrando nei loro sogni.
Tutti, allo stesso modo, dormono, nella tranquillità estatica di questa speciale condizione emotiva e sensoriale. “Dorme la donna che ama e non è corrisposta, dorme l’uomo che ama e non è corrisposto, la testa del trafficante, che tutto il giorno ha macchinato intrighi, dorme”. Dormono l’attore e l’attrice, l’elettore e il politico, l’emigrante e l’esule, il criminale, colui che è stato famoso e colui che lo sarà, il balbuziente e la persona ben fatta, tutti dormono, nei rispettivi corpi resi perfetti dal sonno e dalla notte. E nei sogni compiono viaggi: tornano nel paese d’infanzia, cercano il respiro dell’amante, varcano i cancelli tra la vita e la morte, per poi far ritorno al proprio corpo risanato dal sonno.

La scena è buia, illuminata solo dalla timida luce di una candela. Sul palco Murielle Béchame e François Kahn si muovono nel flusso dei versi di Whitman, che risuonano come un canto. Pochi oggetti (bianchi) e grandi fogli di carta (anch’essi bianchi) donano forma alle azioni, si fanno lenzuolo, fruscianti camicie oppure parole.
La performance è ben concepita, lieve, delicata, poetica e forte sia dei versi di uno tra i maggiori poeti dell’800, sia di una messa in scena perfettamente in linea con l’umore e la profondità del testo.

I DORMIENTI  
regia: François Kahn
adattamento e traduzione: François Kahn
consulenza letteraria: Elena Sternai Saraceno
con: Murielle Béchame e François Kahn
coproduzione: Odradek Theatre/Arcat
durata: 50’
applausi del pubblico: 1’ 30’’

Visto a Firenze, Stazione Leopolda, il 21 giugno 2009
Fabbrica Europa 2009 – prima assoluta

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