I Jucatùre napoletani di Pau Mirò

Jucature

I quattro protagonisti di Jucature

In scena fino a domani al Teatro Nuovo di Napoli, “Jucatùre” è il riadattamento napoletano di Enrico Ianniello della commedia del catalano Pau Mirò “Els Jugadors” (Giocatori), Premio Butaca 2012 come miglior testo in lingua catalana e, di recente, Premio Ubu 2013 come miglior testo straniero. Un ritorno, per Ianniello, a Mirò dopo la felice esperienza di qualche anno fa con “Chiòve“.

E’ l’interno di una cucina ad accogliere il pubblico, con tanto di piano cottura, tavolo con quattro sedie e poltrona ricoperta da un plaid rosso rubino.
Ad animare la stanza saranno quattro uomini di età e professioni diverse: un anziano professore  di matematica, un giovane becchino, un barbiere e un attore di mezza età. Tutti e quattro squattrinati a causa del vizio del gioco, vivono di espedienti e soprattutto di vaneggiati sogni di rivalsa, di fantasie e incubi, costretti dagli eventi a improvvisarsi banditi, sulla scia dei monicelliani soliti ignoti. Trascorrono il tempo trincerati nella loro comune e condivisa solitudine, dalla quale però sembrano non avere alcun desiderio di evadere, perchè tutto sommato, con la complicità e la solidarietà instaurata tra loro e l’arguto senso di ironia che possiedono, riescono a sopperire ai rispettivi vuoti esistenziali. Così da dar l’impressione, in fondo, di amare la loro inettitudine, e di godere nel crogiolarsi in quest’incapacità di vivere nel mondo, prendendosi gioco della realtà e di sé stessi.

Così, l’attore mai scritturato ammetterà di ricercare i vuoti di memoria durante le sue performance attorali, mentre il becchino, che spavaldo ostenta un’esplosiva virilità, confesserà di essersi innamorato della prostituta Irina che abitualmente frequenta.


Dopo un inizio forse troppo incline alla ricerca della prevedibile risata, il testo riesce a mettere in luce anche tratti caratteriali, caricaturali e interiori dei personaggi in scena (il becchino, ad esempio, con la sua balbuzie e fisicità scenica assume tutti i tratti di una vera e propria macchietta partenopea: a lui il compito di alleggerire e smorzare i toni più gravi dello spettacolo), in un’impronta registica che si rifà in maniera considerevole alla tradizione napoletana.

Merita una sottolineatura particolare, in tal senso, la scena in cui il barbiere, saltato su una delle sedie attorno al tavolo, illustra dettagliatamente ai suoi compagni il progetto per mettere in atto con successo la fantomatica rapina alla banca, mentre i suoi amici pian piano, ad ogni sua parola  sempre più esaltante e animosa, lo circondano, catturati sempre più da quel vaneggiato sogno di conquista.

A parte qualche incompiutezza nel finale, da definire meglio sia sul piano drammaturgico che registico, questa combriccola di strampalati giocatori, grazie agli esiti fallimentari delle proprie imprese, riesce a sorprendere e conquistare la simpatia del pubblico, coinvolgendolo nei propri sogni di sconclusionata grandezza.

Jucatùre
di Pau Mirò
traduzione e lettura drammatizzata a cura di Enrico Ianniello
con: Renato Carpentieri, Tony Laudadio, Giovanni Ludeno, Marcello Romolo
collaborazione artistica: Simone Petrella
produzione: Teatri Uniti, OTC, Institut Ramon Llul
in collaborazione con: Nuovo Teatro Nuovo
applausi del pubblico: 2′ 10”

Visto a Napoli, Teatro Nuovo, il 20 dicembre 2013


 

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