I Passi di Bartolini/Baronio emergono tra le OFFicine di Dominio Pubblico

Tamara Bartolini in Passi

Tamara Bartolini in Passi (photo: Manuela Giusto)

Nati dalla collaborazione tra Kilowatt e la storica rassegna romana ArgotOff, i quattro giorni di Dominio Pubblico OFFicine, distribuiti fra i due storici teatri romani dell’Orologio e Argot, hanno incolonnato in sedici proposte altrettanti nomi della emergente scrittura teatrale italiana, presenti con lavori in stadi preliminari o di studio più avanzato, ma comunque ancora in itinere.
Il progetto più apprezzato dei quattro giorni, grazie al periodo di residenza premio, potrà fare passi avanti verso la compiutezza.

La serata inaugurale, di cui vi parliamo oggi, ha presentato i lavori di Mirko Feliziani, Lara Russo, Clinica Mammut ed Elena Arvigo.

Colpisce l’eterogeneità delle performance presentate, punto a favore della rassegna, che dimostra così di non avere preconcetti formali o una troppo esclusiva linea di condotta nella scelta dei progetti giunti alla valutazione che, ricordano gli organizzatori, sono stati più di 250.

“Milk”, di Mirko Feliziani, si presenta (a leggere il foglio di sala) come un ipotetico “musical” sopra una storia personalissima, autobiografica, e si organizza come un dialogo virtuale tra l’attore sul palco e due interlocutori sullo schermo: lo stesso Feliziani en-travesti nel ruolo della madre e in quello di un intervistatore, entrambi resi con amarezza e un’ironia a momenti soffocante.
I tratti più salienti dello studio sono in effetti quelli musicali, due brani cantati che rappresentano, in una forma pop ma non leggera, due momenti o moventi della vita del giovane protagonista, da anni rinchiuso in una stanza in una sorta di isolamento tutto da esplorare: l’amore per un giovane amico calciatore di periferia e l’esperienza della povertà e della guerra vissuta dallo stesso in Africa.
Il primo, assai più coinvolgente, si giova di riprese amatoriali di una partita giocata con dolorosa indolenza in un campetto incastrato nei muri di circostanti palazzi.

“Legame” di Lara Russo è invece uno studio di danza in cui i protagonisti sperimentano corpo e spazi in una continua ricerca di sé stessi e dell’altro, anelandosi e respingendosi, tornando a volersi e trovando precari equilibri di rapporti sempre suscettibili d’essere rimessi in discussione, anche quando sembrano definitivi.
La solitudine e l’unione sono trascritte nei corpi con grande sottigliezza, cattiveria e dolcezza, e “Legame” fila vere e proprie storie personali, leggibili e coinvolgenti, cariche di emotività.

Clinica Mammut raffredda e intellettualizza l’ambiente della serata.
Il primo studio di “Dicembre” (terzo capitolo della trilogia “Memento Mori – icone della fine”) dichiara di avere tra le fonti Paradžanov e di essere nutrito dell’esigenza espressiva di un carattere di bizantinismo, anche se, in un piccolo discorso preliminare, Salvo Lombardo e Alessandra di Lernia riconoscono essi stessi come quasi irrintracciabili tali ascendenze o ispirazioni.
E in effetti, a parte un certo figurativismo bidimensionale, una certa cromaticità di polvere azzurra, di oro martellato, è anche stavolta la spietatezza del discorso che colpisce.
Ogni nuovo lavoro della compagnia romana è sempre una doppia assicurazione di qualità visiva e di impegno intellettuale, restia com’è alla pura esornazione, così come a un discorso puro e semplice, che non richieda a sé stesso la prova di un cimento squisitamente scenico.
Qui, inoltre, l’ironia, già presente nei capitoli precedenti, si fa a tratti davvero comicità, senza mezzi termini; e l’attualità, pur senza abbassare mai di livello un linguaggio verbale terso e splendente, è scottante, quotidiana.

Chiude la serata lo studio di Elena Arvigo che, già esploratrice di Medea nel recente “Maternity Blues”, fa una seconda tappa nel mito con Elena di Sparta, o “Della guerra”.
Il tentativo è però a uno stadio così primitivo che l’improvvisazione rischia di sembrare farfugliamento, e la facile soluzione di problemi scenografico-costumistici trovarobato senz’anima né originalità.
La recitazione cerca appigli eterogenei per darsi un qualche punto, ma il punto, infine, non si trova, così che il finale è più per stanchezza che per soluzione.
 
Ma non è tra questi spettacoli che è emerso il vincitore di questa edizione.
E’ infatti lo studio per lo spettacolo “Passi_una confessione” di Bartolini / Baronio ad esser stato selezionato a grandissima maggioranza dalla giuria di Dominio Pubblico OFFicine, composta da otto Under 25 scelti all’interno del Gruppo Under 25 di Dominio Pubblico, otto Over 50 selezionati dalla Casa dello Spettatore diretta da Giorgio Testa, i quattro direttori artistici di Dominio Pubblico e da Isabella Di Cola dell’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio.

“Passi” nasce dall’anima del progetto “La Caduta” in cui viene esplorato il tema dell’incidente, del dolore come possibilità e rinascita, guardando alla sincronia di suoni, movimenti, luci e parole dell’omonima opera di Samuel Beckett che, all’interno del lavoro, si presenta come un’atmosfera, una mappa nascosta per trovare la strada.

I giudici hanno apprezzato in questo studio la capacità di scandagliare un argomento tanto profondo e intimo, combinato con una costruzione scenica semplicissima e artigianale ma al tempo stesso visionaria e affascinante, oltre all’intensa prova interpretativa di Tamara Bartolini.
 
Bartolini/Baronio avranno a disposizione, per allestire lo spettacolo finale, un periodo di residenza di nove giorni, tra settembre e dicembre 2014, presso Kilowatt a Sansepolcro; una circuitazione di tre date a cachet, due nel Lazio e una data ad Orvieto, una settimana in programmazione nella seconda parte della stagione di Dominio Pubblico 2014/2015 presso il Teatro Argot o Teatro dell’Orologio.
 

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