I piccoli esercizi di Enrique Vargas. Perché mentre gli uomini pensano, gli dei ridono

I Piccoli esercizi di Vargas
Enrique Vargas

Enrique Vargas (photo: teatrodelossentidos.com)

Per parlare della prima nazionale del nuovo lavoro “Piccoli esercizi per il buon morire”, di Enrique Vargas, antropologo e regista teatrale, fondatore della compagnia del Teatro de Los Sentidos, andata in scena a Il Funaro a Pistoia (tra l’altro sede italiana della compagnia), è necessario fare una piccola riflessione sulle pause, sui momenti di silenzio e di solitudine che spesso perdiamo di vista nella vita quotidiana.

Riflessione, questa, maturata durante la conversazione avuta al termine dello spettacolo con lo stesso Vargas. Il maestro, estremamente disponibile e generoso, che dimostra un’umiltà dalla quale molto c’è da imparare, ha risposto con molta calma alle nostre domande, lasciando passare lunghi attimi tra un parola e l’altra. Ulteriore occasione per riflettere sulle sue dichiarazioni, peraltro assai stimolanti.

La breve riflessione introduttiva ben si ricollega a questo “Piccoli esercizi per il buon morire”, dove allo spettatore viene proposta una sorta di “pausa dal quotidiano”, ovvero del tempo per stare solo con sé stesso, immerso in un buio magico e liquido, che sembra scorrere addosso, “nuovo” e per questo “terribile”. Un tempo per ascoltare, annusare, immaginare ed attendere. In sostanza la possibilità di uno stare imprevisto, nel quale abbandonarsi, senza impellenze o tempi dettati da una rigorosa partitura scenica o personale.


È lo stesso regista colombiano ad introdurci con un breve prologo nel percorso che affronteremo, con due brevi storie, una accadutagli a Roma, che ci racconta di un estemporaneo incontro con un bevitore che narra visioni di lettere sconosciute di un alfabeto sconosciuto che vanno a comporre un libro sconosciuto e che solo raramente, per tratti improvvisi, magari con l’aiuto della bottiglia, può essere intuito. L’altra, ci anticipa il regista, la scopriremo all’interno dello spazio, dopo aver scelto una delle due porte d’ingresso: quella degli esercizi per il buon vivere oppure quella per il buon morire. Siamo sempre oltre una porta, ci suggerisce, e non sappiamo bene se stiamo entrando o uscendo.

Una volta scelta la porta veniamo bendati e condotti in piccoli gruppi all’interno di un ambiente dove siamo fatti sedere, e dove tutti i nostri sensi vengono delicatamente stimolati.

C’è tutto il teatro di Vargas nello spettacolo, e anche qualcosa di più indefinito e potente, – grande punto di forza del lavoro -. Stimoli e continui rimandi ad archetipi, al culto e alla celebrazione della morte e della vita (questo dipende dalla porta scelta), ai riti purificatori e ancestrali, ai cerimoniali associati alla condivisione del cibo, il tutto pennellato con una intensa drammaturgia simbolica accompagnata da una magica scenografia. Ma non sveliamo oltre.

Spettacolo denso e impegnativo, che chiede molto allo spettatore e molto restituisce: di questo ci accorgiamo lentamente al riemergere all’aperto, quasi risvegliandoci e tornando alle piccole scorie che pullulano la mente nei gesti comuni, come il fumare una sigaretta o controllare l’ora.

Rispetto ai precedenti lavori di Vargas visti al Funaro, (“Oracoli” e “Fermentacion”), “Piccoli esercizi” è certamente più intenso, forte, se pur meno fluido, poiché caratterizzato da una spezzatura improvvisa: dal buio dapprima isolante e poi preparatorio ad un corteo funebre, di colpo siamo introdotti nell’atmosfera gioiosa di un convivio. Un vero e proprio “salto”, come ci conferma lo stesso Vargas, “perché qui lavoriamo su vita e morte; il lapsus, lo spazio vuoto tra vita e morte non è fluido… c’è sempre un cambiamento qualitativo. Quando si passa da un tempo all’altro cambia la qualità dell’esperienza. Magari Oracoli, per esempio, è tutto nella stessa vita, forse è per quello che in questo lavoro noi cerchiamo un salto”.

Siamo avvolti da echi di civiltà lontane dal nostro modello eurocentrico, coinvolti in rituali che perpetrandosi si rinnovano e risvegliano il nostro io interiore, in un lavoro di grande respiro e interesse, che si affida all’affiatato gruppo di attori, bravi nel restituire tutte le sonorità interiori emergenti nell’ambiente.

I Piccoli esercizi di Vargas

I Piccoli esercizi di Vargas (photo: Sigridspinnox.com)

Come vede il suo teatro nel panorama contemporaneo: si sente un estraneo, un apolide o una parte del tutto?
Penso che la cosa più importante sia l’umiltà… mi sento una piccola parte del tutto, nel senso umile.

Ma lei è un “maestro”…
La prepotenza è pericolosa…

Che porta avrebbe scelto: quella degli esercizi del buon vivere o del buon morire?
La seconda, per prepararmi per il buon vivere…. Noi siamo quello che diamo, non quello che prendiamo e pretendiamo… il momento della morte è il momento per dare, nella nostra vita dobbiamo dare.

Ancora una volta in questo lavoro è tangibile la ritualità che oggi sentiamo più propria di altre culture.
Sono cresciuto con la celebrazione drammaturgica della popolazione andina e amazzonica, che ha affinità con le celebrazioni dell’antica Creta e dell’antico Egitto… Per me il teatro non inizia con il “teatro” – con il luogo deputato -, ma prima. Mi interessa più il teatro interno che si faceva prima, quello spazio di affinità tra l’antico teatro greco e l’antico teatro nostro amazzonico.

Ha pensato questo spettacolo perché attraversa il momento della vita che la porta verso tale riflessione?
Il pensiero della morte mi ha sempre accompagnato; c’è il teatro, e noi facciamo questo lavoro nel teatro, perché è come una preparazione per la morte, è un mezzo per prepararsi alla morte, perdere la paura… La paura della morte è una limitazione; dobbiamo avere il piacere di vivere perché la vita deve essere un piacere, un godimento, non una paura religiosa, esistenziale… Alla fine la cosa più importante è non prendersi così seriamente, è ridere di noi. I latini si prendono troppo seriamente, troppo tragicamente e questo non è buono.

Ed è così anche nel teatro…
L’antica Cabala diceva: “Mentre gli uomini pensano, gli dei ridono”.

PICCOLI ESERCIZI PER IL BUON MORIRE / PEQUEÑOS EJERCICIOS PARA EL BUEN MORIR
regia e drammaturgia: Enrique Vargas
coordinamento artistico: Patrizia Menichelli
coordinamento attori: Arianna Marano e Giovanna Pezzullo
disegno dello spazio: Gabriella Salvaterra
direzione musicale: Stephane Laidet
paesaggio olfattivo: Nelson Jara e Giovanna Pezzullo
luci: Francisco Javier Garcia
costumi e maschere: Patrizia Menichelli
direttore tecnico: Gabriel Hernandez
con: Francisco Javier Garcia, Gabriel Hernàndez, Stephane Laidet, Arianna Marano, Patrizia Menichelli, Giovanna Pezzullo, Gabriella Salvaterra, Joan Gerard Torredeflot
e con: Massimiliano Barbini, Lisa Cantini, Rossana Dolfi, Emanuela Fiscarelli, Francesca Giaconi
con la partecipazione del Gruppo di Ricerca del Funaro

durata: 1h 15′

Visto a
Pistoia, Centro Culturale Il Funaro, il 28 giugno 2014
Prima nazionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *