I premi teatrali, spazi di libertà e incontri. Intervista a Claudio de Maglio

Claudio de Maglio

Claudio de Maglio, direttore della Nico Pepe, al trucco di un giovane attore

Arrivavano un po’ da tutta Italia, in particolare dal Lazio e dalla Lombardia, i partecipanti (tutti under 35) alla sesta edizione del Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro promosso dalla Civica Accademia D’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine.

Il montepremi di quest’anno era pari a 5.000 euro. Le tre giurie (artistica, docenti, giornalisti) hanno rimescolato però un po’ le carte, decidendo di unire le borse di studio e suddividere i premi a loro disposizione attribuendo tre ex aequo: “Ficcasoldi” – Compagnia dei Ragli, “Dopodichè stasera mi butto” – Compagnia Generazione Disagio, “In ogni caso nessun rimorso” – Compagnia BorgoBon

La qualità dei lavori presentati, a quanto pare, rendeva difficile una scelta univoca, pertanto la giuria ha voluto dare il sostegno alle tematiche espresse nei tre diversi progetti, ai quali è stata offerta la stessa occasione di sviluppo.


Premiati ex aequo anche due monologhi: “Fuck Man, studi sull’evoluzione del genere maschile” di Alex Cendron e “Vado al Massimo! Vizi & Virtù di un runner” dipendente di Paolo Mazzocchi.

Mentre la preferenza del pubblico è andata a: “Un divano per cinque gradi di instabilità” della compagnia friulana Circoallincirca.

Al di là dei soldi (che pochi o tanti vanno sempre bene) abbiamo chiesto a Claudio de Maglio, direttore della Nico Pepe, quali altre risorse i nuovi teatranti della scena contemporanea possono mettersi in saccoccia partecipando a un premio, come quello friulano, definito da lui stesso “uno spazio di libertà e incontri”, proprio nei giorni in cui il famoso Premio Riccione, che ha festeggiato domenica la 52^ edizione, denuncia le sue difficoltà a sopravvivere dopo l’uscita di scena della Provincia.

“Il periodo di crisi richiede l’attivazione di un nuovo modello formativo necessario a favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei neodiplomati”. Come pensate di attuare questo nuovo modello? In cosa si differenzierà in termini pratici rispetto al vecchio?
Le scuole favoriscono l’ingresso nel mondo della professione dei loro neodiplomati, fornendo supporto organizzativo e burocratico alle produzione che sono nate e poi cresciute nell’ambito del percorso formativo. Penso soprattutto a “Mistero Buffo e altre storie”, che è nato all’interno della Paolo Grassi e della Nico Pepe con gli allievi dell’ultimo anno di corso, i quali hanno vissuto insieme l’esaltante esperienza di Avignone 2012. Una volta usciti, gli ex allievi attori hanno assunto una veste professionale di scritturati che li ha coinvolti in partecipazioni a festival e stagioni. Le due scuole hanno sostenuto direttamente gli oneri  derivanti dall’organizzazione burocratica e favorito i contatti per il decentramento, in attesa che i neodiplomati costituissero una compagnia autonoma. In questa fase sono state utilizzate le risorse per i compensi e gli oneri contributivi oltre che per l’assistenza tecnica, mentre le spese di produzione erano già state ammortizzate nel percorso formativo. Quindi l’esperienza maturata a scuola è diventata una utile base di partenza, un “tesoretto” pregevole che, in un ambito di libero mercato, avrebbe costituito un ostacolo insormontabile per i costi di produzione. Non succede tutti i giorni di poter lavorare su un testo di Dario Fo né incontrare il maestro e apprendere dal vivo i tratti della sua formidabile esperienza.

Nella presentazione della kermesse evidenziate la possibilità di contatto e scambio che il premio offre ai partecipanti. Che tipo di ritorno c’è da questo punto di vista?
I progetti vincitori ma anche i gruppi partecipanti continuano a scambiare informazioni e aggiornamenti del loro work in progress, infatti l’obiettivo è rendere continuativo il premio e non un evento che si conclude in due intensi giorni. Sappiamo quasi in tempo reale che cosa succede, e condividiamo la soddisfazione e l’orgoglio di vedere i progetti diventare spettacoli e produzioni, che vengono anche immesse nel circuito. Infatti ogni edizione del premio ospita lo spettacolo vincitore dell’anno precedente, così giurie e pubblico possono concretamente verificare gli esiti delle loro scelte, oltre a consentire a gruppi e attori di ricevere consigli e valutazioni da professionisti e critici, uno scambio che arricchisce e aiuta a crescere.

Attraverso le borse di studio e la manifestazione affermate di voler spingere  a “una forma nuova di imprenditorialità del teatro”. Mi chiarisce meglio questo intento? A quale “forma nuova” si riferisce?
Mi riferisco al fatto che la borsa di studio erogata va a sostenere direttamente il lavoro degli artisti, e non viene disperso nei rivoli di una filiera che drena e riduce le risorse loro destinate. Si attua una forma di produzione virtuosa che sostiene direttamente l’artista e il suo progetto e l’idea, che sono poi i motivi per i quali uno spettacolo viene apprezzato. Il premio è poi diventato una risorsa perché, col suo prestigio, accende un faro sui vincitori, che possono così fregiarsi di un riconoscimento che è diventato garanzia di qualità e dunque offre maggiore appeal per chi deve comprare gli spettacoli.

I premiati della Nico Pepe 2013

I premiati dalla Nico Pepe 2013

Udine, Roma, Milano. Tre scuole “concorrenti” in termini di formazione teatrale condividono lo stesso intento: da dove e come è nata questa collaborazione?
Nasce da una serie di rapporti umani e professionali che, nel caso della Paolo Grassi e delle Pepe, hanno una ventina di anni almeno di collaborazioni basate sulla presenza di professionisti e docenti che lavorano in entrambe le scuole, quali Massimo Navone, Claudio de Maglio, Kuniaki Ida, Maurizio Schmidt, Paola Bigatto, Maurizio Bottini. Sono molto promettenti ora anche i rapporti con la Silvio D’Amico, avviati da poco, ma che in occasione del premio si sono rinsaldati e per il futuro avranno di certo un seguito. L’epoca della concorrenza finisce nel momento in cui ci si riconosce a vicenda e si apprezza l’unicità di ciascuna istituzione.

Per questa edizione c’è stata una grande partecipazione delle amministrazioni pubbliche. Proprio alla luce delle difficoltà che sta vivendo il Premio Riccione, voi come siete riusciti a sensibilizzarle e a renderle partecipi?
Siamo fortunati con le amministrazioni pubbliche della città e della regione, perché abbiamo sempre trovato persone disponibili al dialogo e convinti dell’iniziativa del premio, come il sindaco di Udine Furio Honsell, che lo segue con attenzione e partecipazione dalla prima edizione nel 2008. Va sottolineato anche il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. L’opera di sensibilizzazione prosegue, e il coinvolgimento è dato dal target del premio, gli under 35, e l’obiettivo, vale a dire favorire l’approccio nel mondo della professione.

Gli incontri formativi e il servizio di tutoraggio che offrite ai vincitori viene effettivamente utilizzato?
Confermiamo che il tutoraggio è molto apprezzato, perché tutti noi giurati ci esponiamo, creando un rapporto fattivo e di sostegno verso ciascun gruppo interessato a questo scambio: cosa che avviene puntualmente. Veniamo inoltre informati in tempo reale delle novità e dei successi, che condividiamo subito attraverso social network.

Che tipo di aiuto viene maggiormente richiesto da questi gruppi: artistico, tecnico, organizzativo?
Siamo felici di rispondere che l’aiuto richiesto è soprattutto quello artistico, poiché richiedono proprio di condividere pensieri e indirizzi, ma anche gli altri tipi di interventi non sono esclusi.

L’attrice turca Deniz Ozdogan è stata la madrina di quest’edizione. Come si è dimostrata nei confronti dei giovani partecipanti?
Deniz è stata estremamente generosa nella partecipazione e nell’incoraggiamento; ha trasmesso la sua soddisfazione per la sensazione di libertà che ha percepito in maniera netta ed evidente durante i lavori del premio, una condizione che a suo parere favorisce e agevola la creatività e l’espressione. Ha invitato i presenti a mostrarsi coraggiosi e a non cedere alla rassegnazione che poteva avvertirsi in qualche lavoro. Ha sempre stimolato tutti a mettere in campo le migliori energie e a buttarsi rischiando.
 

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