I Racconti d’estate di Celestini, perso tra storie e controstorie

Ascanio Celestini in Storie e controstorie (photo: Pietro Cardile reporter)

Ascanio Celestini in Storie e controstorie (photo: Pietro Cardile reporter)

Sulla scena un uomo dalla straordinaria capacità affabulatoria, quella da tutti riconosciuta ad Ascanio Celestini, che condisce il parlato con gesti armoniosi ed una cadenza complice, un microfono, un palco vuoto immerso nel verde di un parco. Insomma, un attore e il suo pubblico. Da intrattenere attraverso una parola dal fluire continuo e inarrestabile.

Celestini arriva a Messina, ospite tra i più attesi del ForteTeatroFestival; la rassegna è giunta alla quinta edizione e vede alla direzione artistica Roberto Bonaventura e Stefano Barbagallo, organizzata dal Castello di Sancio Panza con la collaborazione del teatro Vittorio Emanuele di Messina. La splendida location è un forte di fine Ottocento situato nelle colline della città dello Stretto.

E’ qui che Celestini propone il nuovo “Storie e Controstorie. Racconti d’estate”, tanti piccoli episodi, un viaggio tra racconti, monologhi, riflessioni e barzellette senza una narrazione unitaria. Ed è questa la pecca dello spettacolo, che si delinea già dopo i primi monologhi-flash, in un puzzle sentimentale, emotivo e politico che racconta ancora una volta di noi, delle storture del nostro Paese, con un’ironia talvolta amara e sferzante che però fatica a riconoscersi in una costruzione omogenea.

Lo spettacolo prende il via come fosse un dialogo tra l’attore e il suo pubblico, un’occasione per confessare fobie quotidiane e un’ansia cronica, esasperata dalle miserie del presente: un uomo disarmato, senza idoli né eroi ha perso la fede e per sopravvivere si racconta, con quella comicità che sottende una tragedia profonda.

Uno stacco e poi si concretizza la struttura circolare dello spettacolo: inizio e fine vedono protagonisti prima un lui che si sdoppia per riconoscersi e poi una lei, capace di essere molteplici donne insieme e tornare sempre sé stessa. Un ménage familiare non tanto diverso da quello della famiglia tipo italiana, lui-lei-figlio viziato e ipernutrito. Un uomo e una donna che a fatica si conoscono, si confrontano nelle estreme diversità, non solo da svegli ma anche durante il sonno, diverso pure quello.

In mezzo, un fiume di parole si dividono tra una serie di barzellette che tirano in causa gli stereotipi più comuni: ebrei, negri, carabinieri, per una sfilza di micro-narrazioni politicamente scorrette che suscitano un riso timido. E ancora una lunga, troppo lunga, digressione nella tradizione popolare grazie al recupero di un personaggio – Giufà, lo “scemo del villaggio” – presente in tanti luoghi delle sponde mediterranee.
“I racconti dello sciocco” mostrano diversi momenti di vita del giovane Giufà, occasioni in cui sotto le mentite spoglie di un credulone, riesce e far valere arguzia e furbizia e ad avere la meglio pur partendo da un’apparente condizione di inferiorità. Un monito, forse, per quanti si fermano all’apparenza delle cose.

È bravo Celestini a raccontare, a giocare con immagini e parole, a svelare fobie e paure che appartengono a tutti, palesando i cortocircuiti della società contemporanea; ma questa bravura non la scopriamo certo adesso.
A fine spettacolo, dopo le freddure irriverenti, le storie di Giufà con certi passaggi senza ritmo, i due monologhi ad apertura e chiusura, interessanti e spiazzanti, si ha però la sensazione di aver assistito ad un fiume in piena di parole che non bastano tuttavia a costruire un’ossatura forte allo spettacolo, che fatica a legare tutto insieme.

Storie e Controstorie – Racconti d’estate
di Ascanio Celestini
suono e luci: Andrea Pesce
produzione Fabbrica srl – Sara Severoni
distribuzione e organizzazione: Ass. Lucciola – Paolo Gorietti e Marianna Pezzini

durata: 60′

Visto a Messina, ForteTeatroFestival, il 20 luglio 2015

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