Idontwannaforget di Bressan e Romondia: le foto di Goldin e la potenza del ricordo

Photo: Francesco Bressan e Marina Romondia
Photo: Francesco Bressan e Marina Romondia

«Il mio passato è essenzialmente impotente» scriveva il filosofo Henri Bergson in “Materia e memoria”. Che cosa rimane, infatti, dei nostri ricordi, dei frammenti di vita, del dolore o dell’amore che abbiamo vissuto? Forse diventano materiale destinato a sedimentarsi in alcune zone profonde della nostra psiche, eppure capace di riemergere in modi inattesi.
Dolorosi o piacevoli che siano, i ricordi sono bagaglio esperienziale ed emotivo destinato a influenzare il nostro percorso di vita. Anche i momenti più dolorosi, quelli più bui, sono un atto di resistenza all’oblio, fosse solo per testimoniare la risalita.

La fotografa statunitense Nan Goldin nella sua opera più conosciuta, “The Ballad of Sexual Dependency”, sembra rivendicare l’importanza e la potenza del ricordo attraverso uno slideshow di circa 700 foto accompagnate da colonna sonora. Sono una raccolta dagli anni Ottanta in poi: foto che immortalano lei e i suoi amici, anche tossicodipendenti, alle prese con la quotidianità.
Nessuna censura. Spazio all’intimità: il sesso, la droga, l’impatto doloroso con l’Aids; la semplicità di pranzi e cene sullo sfondo di Boston o New York, di Londra o Berlino.

All’opera di Goldin si sono ispirati Francesco Bressan e Marina Romondia nel loro spettacolo “Idontwannaforget”, proposto a Milano a Campo Teatrale.
Su una scena spoglia, pile di scatoloni evocano un trasferimento in corso. I due attori in piedi, con naturalezza e candore, iniziano la loro narrazione. Sullo sfondo si sussegue la proiezione di alcuni dei più espressivi scatti della Goldin.
Il racconto è opaco, procede all’insegna della frammentarietà. Cronache sfocate come foto sbiadite, cui fanno a tratti da contraltare rievocazioni nitide. Emerge la biografia di una donna nata nell’America degli anni Cinquanta che voleva esplorare il proprio corpo e la sessualità contravvenendo alla morale puritana dell’epoca. Una donna che, negli anni Ottanta, verrà picchiata dal proprio compagno, attraversando il tunnel della droga e dell’Aids tra dolori e lacerazioni. Senza dimenticare la tragedia della sorella maggiore, suicidatasi in età adolescenziale.
Non vi è però, nella restituzione narrativa, nessun cedimento alla retorica, né compiacimento voyeuristico. Al contrario, è uno sguardo candido e rispettoso quello che si posa su immagini e vita di Nan Goldin.
Si compone, progressivamente, un ritratto esistenziale che, slacciandosi dalle coordinate anagrafiche dell’artista, restituisce in controluce l’affresco generazione e socio-politico degli Stati Uniti e dell’Europa Occidentale. Città metropolitane progressiste ed economicamente avanzate in cui si annidano sacche di solitudine e sofferenza, un capitalismo accelerato sempre più rapace, tanto da inghiottire i suoi figli. E ancora, il moralismo ipocrita degli anni Cinquanta, gli edulcorati anni Ottanta, fintamente spensierati, fino all’avvento della droga e dell’Aids, tragici punti di non ritorno dalla sbornia edonista.


In un periodo di improvvisa riscoperta, da parte dell’editoria, di numerose fotografe del Novecento, “Idontwannaforgetten”, pur con una certa schematicità, senza particolari evoluzioni e respiri, è un manifesto sull’importanza della memoria e del ricordo, una presa di coscienza della frammentarietà dell’esistenza, una rivendicazione della potenza emotiva e sentimentale del ricordo.

I D O N T W A N N A F O R G E T
di Bressan | Romondia
con Francesco Bressan e Marina Romondia
disegno luci: Andrea Berselli
liberamente ispirato all’opera “The Ballad of Sexual Dependency” di Nan Goldin
con la collaborazione e il sostegno di Scenica Frammenti – Teatro di Lari (PI) – Associazione Culturale Nan-aproject, il Dodo di Colle di Val d’Elsa(SI), Nuovo Teatro delle Commedie (LI)

durata: 1h 15’
applausi: 2’

Visto a Milano, Campo Teatrale, il 13 gennaio 2019

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