Il bello e il brutto delle Orchidee

Delbono in Orchidee

Delbono in Orchidee (photo: Karine De Villers e Mario Brenta)

E’ estremamente difficile mettersi di fronte a uno spettacolo di Pippo Delbono con occhio critico, soprattutto in questa occasione, quando “Orchidee” viene osannato da tutti come un grande esempio di umanità perduta, tra sogno e leggerezza, acutezza e dolcezza.
Il cinismo, almeno come lo intendiamo oggi, sarebbe infatti considerato come un male e una debolezza dell’uomo, anche se in realtà cinico è chi cerca la felicità, e disprezza ogni cosa che richiama comodità e agi.
Dunque, dopo questo preambolo, cercheremo, malgrado le sicure antipatie che attireremo, di vedere lo spettacolo di Delbono con un occhio cinico e un po’ disincantato.

Certo Delbono è un’ottima persona. Un artista con una sua poeticità, che non ha bisogno di cercarla, che ha fatto negli anni un percorso artistico notevole, ma che riesce allo stesso tempo a trasmettere amore e umanità, capace di far sorridere e commuovere nello stesso momento. Tutto questo è indubbio.
Però.

Però questo non significa che ogni cosa che propone, anche se la realizza con personaggi umili, che vengono dalla realtà, una realtà che Delbono ama e con la quale vive e convive da anni, debba essere considerata arte magnifica.


“Orchidee”, già il titolo è un programma, è un insieme variegato di citazioni e testi di illustri autori teatrali porti al pubblico con un ensemble di filoni narrativi ispirati a vari artisti e modalità sceniche care a Delbono, da Pina Bausch a Pasolini, dal varietà al teatro sociale, dalla videoarte al teatro nel teatro di Brecht.
Lo spettacolo appare quindi come un flusso di coscienza ininterrotto di due ore, in cui Pippo Delbono è mattatore in scena e fuori dalla scena, attraverso il racconto di aneddoti e momenti della propria vita e della vita altrui.

In altri contesti tutto ciò sarebbe certo interessante e pieno di spunti commoventi, ma a teatro, presentati così, sembrano più che altro una manifestazione personale, la voglia di sfogarsi e raccontare se stesso in una seduta psicanalitica collettiva.

Nulla ne abbiano Bobo e tutti gli attori, belli, umani, fragili e dolci, che si susseguono sulla scena.
Ma presentato così lo spettacolo rischia di tramutarsi in un’accozzaglia di personaggi in divenire, non più uomini ma attrazioni, che fanno e vivono partiture di scena staccate le une dalle altre, che ci dovrebbero raccontare l’essenza della realtà mentre ce ne allontanano bruscamente.

Non c’è bisogno di mettere attori nudi sul palco, né di ballare tutti insieme per vedere e capire l’umanità, soprattutto non c’è bisogno di farlo così, con qualche ‘sporcatura’ senza pensiero, come se, per fare un buono spettacolo, bastasse metterci dentro delle belle persone.
Uno spettacolo dovrebbe esser fatto sì di questo, ma anche di molto altro ancora; se questo manca… forse non è uno spettacolo, ma un bel momento di racconto, che magari non necessita neppure di un teatro per essere vissuto.

Orchidee
di Pippo Delbono
con: Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella.
musiche: Enzo Avitabile
luci: Robert John Resteghini
direzione tecnica: Fabio Sajiz
suono: Corrado Mazzone
luci e video: Orlando Bolognesi
capo macchinista: Gianluca Bolla
elaborazione costumi: Elena Giampaoli
produzione: Emilia Romagna Teatro e con Teatro di Roma, Nuova Scena – Arena del Sole – Teatro Stabile di Bologna, Théatre du Rond Point Parigi, Maison de la Culture d’Amiens – Centre de Création et de Production

durata: 2h
applausi del pubblico: 3′ 50”

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 15 ottobre 2013


 

No Comments

  • Gloria ha detto:

    qualcuno che dice la verità.
    Grazie!

  • Tersite ha detto:

    Davvero triste che si debba anteporre un tale preambolo per giustificare un giudizio sincero e acuto, che si debba precisare che Delbono è un’ottima persona, che accanto ad un brutto (evidente) si debba ricordare un bello (extratestuale), che ci si debba difendere “dalle sicure antipatie”. Nulla di cui possa andar fiero il mondo teatrale, dove conformemente con la storia italica di cortigiani e coristi, permangono pervicacemente guru e ierofanti acritici.

    http://rideretremando.tumblr.com/post/64011988872/pippo-delbono-abbi-pieta-di-noi

  • Tersite ha detto:

    Peccato che ci si debba quasi scusare per una valutazione onesta ed acuta, che si debba affiancare al brutto (evidente) un bello (extratestuale), che ci si debba difendere dalle “sicure antipatie”. Coraggio!

    http://rideretremando.tumblr.com/post/64011988872/pippo-delbono-abbi-pieta-di-noi

  • meridio ha detto:

    Secondo me è anni che Del Bono fa sempre lo stesso lavoro , quando vidi i suoi spetta a Cagliari mi si disse è un lavoro vecchio, datato, secondo me è sempre lo stesso … Per cui valgono le cose da voi scritte

  • Mario bianchi ha detto:

    Come ho già detto una volta bisognerebbe dire a Pippo come disse Risi a Moretti” Pippo togliti che voglio vedere lo spettacolo” e per una volta almeno lasci a casa Bobo che magari vuole un Po di pace

  • Marta ha detto:

    Sono d’accordo con l’autore dell’articolo. Ho amato molto “Questo buio feroce” di disintegrante umanità. Ma gli altri…collages tutti uguali l’uno all’altro. Pippo Delbono ha scoperto cosa piace al suo pubblico e ripropone la stessa ricetta ormai da troppo tempo, in modo che anche i palati più affezionati si insospettiscono.

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