Il denso Cammino di Koltès a Buti

Il Cammino

Il Cammino (photo: Massimo Agus)

Non uno spettacolo basato su una trama, bensì un oratorio drammatico, intenso teatro di poesia, quasi cerimonia sacra, viaggio mistico tra amore e morte, tra “stati d’animo che si scontrano”.
Questo in sintesi “Il cammino”, opera giovanile di Bernard-Marie Koltès al quale abbiamo assistito venerdì scorso in prima nazionale al Teatro F. Di Bartolo di Buti (in scena ancora oggi e domani, 3 e 4 maggio).

Molto difficile sulla carta la prova che il collettivo Marconcini/Daddi/Ventriglia/Garbuggino affronta portando in scena la pièce del drammaturgo francese. Eppure i dubbi e le perplessità iniziali svaniscono al cospetto di questa prova davvero riuscita, densa e convincente, soprattutto se consideriamo la difficoltà di “rendere” un testo del genere, dove non c’è una storia ma solo quattro personaggi – lo sposo e la sposa, il fidanzato e la fidanzata – che vivono e si addentrano in stati d’animo poetici e laceranti, dolci e aggressivi, disperati e rassegnati.


Ma in questo Cammino, dove l’attore è chiamato a muoversi in bilico, come un funambolo che rischi di continuo di perdere la giusta misura e provochi la perdita di poeticità delle parole del testo, i protagonisti offrono uno spettacolo denso, coinvolgente, con un Gaetano Ventriglia che conferma di essere uno degli attori più interessanti del panorama nazionale, per forza e delicatezza recitative e per raffinata e impetuosa gestualità.

Tratto caratterizzante del lavoro sono la regia e la musica, frutto del lavoro del collettivo. Questa si rivela scelta assai azzeccata: ogni attore si muove a proprio agio, svincolato da obblighi registici esterni e libero così di percorrere questo testo che lo porta a fare dono di sé, “di mettere il proprio universo interiore nel suo rapporto col mondo”.
Anche la musica (Coltrane, Scelsi, Glass, Lennon, Bach), vero e proprio elemento drammaturgico, si dimostra efficace nell’amplificare o porsi da distonica controparte agli stati emotivi dei protagonisti, che interagiscono e occupano la scena in coppia.

Giovanna Daddi (la sposa) e Dario Marconcini (lo sposo), ieratici e fermi al centro della scena, quali due patriarchi, rimandano parole dalla forte eco biblica – lampante il riferimento al Cantico dei Cantici – mentre Ventriglia (il fidanzato) e Silvia Garbuggino (la fidanzata), in perpetuo movimento ansiogeno e angosciante ai lati dello spazio, si affrontano sul terreno di un disperato amore fatto di dolcezze e magmatici momenti di disperazione.
Rimane nello spettatore una forte emozione, che lo avvolge lentamente e si insinua in corde interiori, dove  risuona l’interrogativo perpetuo che riguarda il cammino intrapreso da ciascuno di noi.

IL CAMMINO
di Bernard Marie Koltès
traduzione: Luca Scarlini
con: Dario Marconcini, Giovanna Daddi, Gaetano Ventriglia, Silvia Garbuggino
musica e messa in scena a cura del collettivo
assistente del collettivo: Gloria Bazzocchi
palcoscenico e illuminazione: Valeria Foti e Riccardo Gargiulo
durata: 54′
applausi del pubblico: 1′ 55”

Visto a Buti (PI), Teatro F. Di Bartolo, il 27 aprile 2012
Prima nazionale

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