Il Centro e la Circonferenza: ricordando Renzo Vescovi

Warum Warum
Warum Warum

Nel cartellone dell’edizione 09 anche ‘Warum Warum’ di Peter Brook

Iniziamo dalla fine. E’ l’alba del 31 maggio. Domenica. Si sta per concludere la lunga maratona teatrale notturna e, dopo le giovani compagnie, un grande del teatro accetta di replicare un suo spettacolo al far del sole. Chi?
Scarto quelli con la puzza sotto il naso, quelli che alle 6 non ce la farei neanche facendomi, quelli che alle 6 non vengono i giornalisti importanti e le autorità… l’unico veramente così capace di mettersi in gioco, come artista e come uomo, è Cesar Brie.
E Cesar Brie riempie il teatro! Con cinque minuti di applausi. Il suo “Mare in tasca”, la sua tenacia. Il suo mostrare ai giovani cosa vuol dire essere artisti per missione. La più difficile delle scommesse del Teatro Tascabile di Bergamo, quell’esperimento di follia di strada fondato da Renzo Vescovi a fine anni Settanta, è vinta.

Loro, la testardaggine di continuare anche dopo aver tragicamente perso la loro guida, il saper essere con la stessa energia in Italia e in tutto il mondo, a portare per strada quel misto di poetica teatrale, giocoleria e capacità sceniche.
La serietà è un paradigma che travalica le nazioni, prima ancora del risultato estetico, e c’è un mondo di relazioni che non si inventa all’ultimo minuto. Cinque minuti di applausi a Brie e a loro. E poi tutti invitati a fare colazione nel bellissimo chiostro dove ha sede il TTB.

Facciamo allora un po’ di storia prima di lasciarvi alla cronaca delle immagini. Il festival Il Centro e la Circonferenza, diretto dal TTB-Accademia delle Forme Sceniche, costituisce l’evoluzione del percorso sviluppato nelle 16 edizioni dello storico “Sonavan… le vie dintorno”, vera e propria finestra sul mondo ideata da Renzo Vescovi, regista e creatore del Tascabile, che univa la popolarità di spettacoli in spazi aperti con i più rilevanti nomi del panorama teatrale contemporaneo internazionale, in una visione multidisciplinare delle arti: la strada, l’artigianato scenico, l’universo musicale, la danza, la ricerca, i confini, fra Oriente e Occidente, fra rito e teatro.
In questo modo Bergamo ha incontrato la cultura mondiale: Eugenio Barba e l’Odin Teatret, Grotowski e il Teatr Laboratorium, Bob Wilson, il Living Theatre, Els Comediants, Peter Schumann e il Bread and Puppet; gli artisti e i gruppi italiani da Manfredini alla Raffaello Sanzio, e i grandi maestri orientali di Teatro No, teatro balinese, del teatro classico indiano, l’Opera di Pechino; i rituali africani degli Gnawa, quelli cino-indiani di Manipuri, quelli turchi dei Dervisci. Ma anche le proposte coreografiche statunitensi e i gruppi latino-americani ed europei; il mimo “alto” di Decroux e il teatro popolare dei Colombaioni, i Pupari (Cuticchio), le marionette, gli zingari, la musica dei tenores della Sardegna, Giovanna Marini, i Kawwali pakistani, i giocattoli sonori di J. Remus, il cante (e il baile) flamenco; la voce dei Mongoli e di Tran Quang Hai (Vietnam).

Renzo Vescovi ha lasciato tutti nel 2005, la sera prima di mettere in scena la sua ultima produzione, “E d’ammuri t’ arricuordi”, viaggio fra le tradizioni popolari italiane (lui che percorreva le vie dell’avanguardia e amava le sfide impossibili, e che per questo era entrato nel gotha del teatro di ricerca internazionale). Fra i primi a portare lo spettacolo nelle piazze, con lavori come “Albatri” (’77), “Sonja” (’79) e “Alla Luna” (’84). Poi gli anni Ottanta e l’amore per il teatro asiatico, che importò con grande attenzione alle tecniche originali.
Nella storica sede di piazza Cittadella, Bergamo Alta, in quella che amava definire “una topaia”, è nato anche questo festival. A lui era dedicata l’edizione di quest’anno. Come tutte.