Il cinema (e i Mutoid) a modo nostro. Intervista a ZimmerFrei

Hometown Mutonia

Un momento delle riprese di Hometown Mutonia (photo: Lele Marcojanni)

Se la giornata di Santo Stefano è, per tradizione, destinata a riprendersi dalle abbuffate di cibo e parenti del giorno precedente, ma anche quella predestinata per andare al cinema, ne approfittiamo oggi per abbandonare anche noi il teatro in senso stretto e tornare (a modo nostro) all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, un’edizione in cui, rispetto alle ultime due, i film e i documentari che hanno affrontato il teatro o la danza sono stati veramente pochi.

Fedele alla dinamica contemporanea di Klp e alla sua ostinata ricerca di novità interessanti, evitiamo oggi di raccontarvi l’ennesima riscrittura da Shakespeare (“Romeo and Juliet” di Carlo Lei) e i due documentari su Giorgio Albertazzi e Rossella Falck. Così come sorvoleremo sul letteralmente soporifero film di Jonathan Demme “Fear of Falling”, in concorso per la sezione CinemaXXI.

Più interessante da raccontare in questa sede è invece la pellicola “Hometown | Mutonia” del collettivo ZimmerFrei, prodotto e presentato in anteprima da Santarcangelo •13.
Zimmerfrei inserisce il film in un ciclo dedicato alle città e denominato Temporary Cities: un progetto che intende auscultare l’uso e la percezione dello spazio pubblico da parte dei cittadini.

Il progetto nasce in occasione del Kunsten Festival des Arts di Bruxelles 2010, quando al collettivo sono stati commissionati un film e un’installazione nella via dove il festival aveva sede, svelando la brulicante vita della strada che diventa città nella città.

Dal centro dell’Europa alla campagna romagnola: “Hometown | Mutonia” è un film documentario che racconta la vita degli abitanti del celebre campo dei Mutoid a Santarcangelo di Romagna.

Hometown Mutonia

Hometown Mutonia

Mutonia, “il villaggio degli scarti”, è una comunità temporanea formatasi nel 1991, quando il gruppo Mutoid Waste Company fu invitato al Festival di Santarcangelo per un progetto speciale sulla scena punk, cyber e post-industrial.
Alla fine del festival i Mutoid sono rimasti lì, hanno mettendo radici in Romagna.

Nel documentario vengono intervistati alcuni membri storici della compagnia, nata nel Regno Unito alla fine degli anni Ottanta, e che a Santarcangelo ha trasferito tutta la sua etica traveller ed estetica cyber punk nonché la sua arte che nasce dal riciclo: enormi sculture in ferro, robot meccanici e molto altro.
La comunità, che vive in roulotte e caravan, ha un numero di abitanti variabili: molti dei fondatori sono partiti e si sono aggiunti altri. Alcuni hanno messo su famiglia.

Il film è stato realizzato in un momento particolarmente delicato: un’ordinanza del Comune ha infatti intimato loro nei mesi scorsi di smantellare l’accampamento.
Nonostante questo, che ha trovato ribalta sui giornali, la vita a Mutonia è continuata a scorrere (quasi) normale: i bambini giocano alla guerra, le adolescenti mettono a letto i genitori quando a Capodanno si ubriacano, gli abitanti proseguono i loro lavori (alcuni sono artisti e performer, altri lavorano online…).

Oltre ai dialoghi e alle abitazioni bizzarre e piene di interessanti spunti di arredamento, la pellicola riprende anche le performance fatte di pire di fuoco, robot moventi e lanciafiamme.
La fotografia del documentario è molto curata, di un colore vintage che restituisce la tranquillità (nonostante l’ordinanza) della comunità sulla riva del fiume, dove tutto il ferro riciclato e riutilizzato si unisce alla campagna.
La macchina da presa indugia sui particolari e i suoi movimenti fanno sì che a volte, oltre ai protagonisti, sembra che a parlare sia davvero questo incredibile “villaggio nel villaggio”.

Hometown Mutonia

Altro momento di riprese di Hometown Mutonia (photo: Lele Marcojanni)

Abbiamo parlato con ZimmerFrei di questo più ampio progetto.

“Hometown | Mutonia” si inserisce in Temporary Cities, ritratti sulle città e su come esse vengono percepite dai cittadini. Quali sono stati i motivi che vi hanno portato a concepire questa serie di ritratti?

Tutto è cominciato a Milano, con una commissione di Careof, che ci chiese di fare un video sulla città. Il problema era: come lavorare su una città dove non abbiamo mai vissuto? Lì è nata l’idea di farci raccontare delle storie personali da nativi e nuovi abitanti, cose accadute in luoghi esterni che poi andavamo a filmare, come dei location-set a posteriori (“Memoria Esterna”, 2008).
Il primo film fatto in una capitale europea è stato in occasione del Kunsten Festival des Arts di Bruxelles, che ci ha proposto di lavorare sulla strada che quell’anno era la sede del festival, rue de Laeken (“LKN Confidential”, 2010). Il film entra ed esce dai negozi, bar e uffici che si affacciano sulla strada, luoghi privati ad accesso pubblico, e attraverso i racconti dei negozianti il documentario si svolge stranamente sia nel presente che nel passato, e anche in un fantasmatico futuro remoto.
I successivi film (Copenhagen, Budapest, Marsiglia) sono stati prodotti da un circuito europeo di festival, in situ, e si è precisata la nostra intenzione di lavorare in spazi molto circoscritti (un quartiere, un cortile, una bar, una panchina) da eleggere a punto di osservazione sulla complessità del tessuto urbano di una metropoli in trasformazione, spesso compressa tra processi di re-design urbanistico, gentrificazione e sofferenza sociale.
Non abbiamo mai lavorato direttamente sull’idea di personaggio, ma siamo arrivati ad avere un contatto molto ravvicinato con le persone attraverso l’osservazione dei luoghi in cui abitano e quelli che condividono, costruendo un ritratto molto parziale ma collettivo di una comunità temporanea in corso di cambiamento.

Da sempre vi muovete a cavallo tra le discipline artistiche: quali sono – se ci sono – le relazioni fra un documentario come “Hometown | Mutonia” e l’incursione performativa “Retroterra” nel grattacielo/scuola di cucina di Bruxelles?
Anna Rispoli realizza anche progetti indipendenti da ZimmerFrei nel campo dell’arte pubblica e della sperimentazione performativa. Anche Massimo Carozzi e Anna de Manincor realizzano progetti indipendenti, nei campi della musica, sound design, installazione video e curatela.
Tra i due lavori che hai citato non c’è un rapporto diretto, ma ci sono molti campi d’interesse comune. Personalità dei luoghi, genius loci, estraneità e appartenenza, temporaneità e radicamento, estetica del contenuto e funzione della superficie, territorio e paesaggio, gesto architettonico e tessuto urbano, trasformazione degli spazi in luoghi, usare un luogo o abitarlo, il rifugio e la dimora e poi l’eredità, la sostenibilità, l’indisciplina….

ZimmerFrei a Marsiglia

ZimmerFrei a Marsiglia (photo: Ivan Carozzi)

Quali progetti vi aspettano nel futuro?
Il documentario realizzato a Marsiglia è ancora inedito. E’ stato girato nel quartiere popolare di Noailles, facendo base in un minuscolo bar, un porto di mare vissuto dagli habitué che lo frequentano ogni giorno come un rifugio, una ribalta, seconda casa o primo soccorso.
A Santarcangelo ci piacerebbe tornare sui luoghi del film (il paese e il Campo) e girare un cortometraggio con i figli (e i nipoti!) dei Mutoid.

Quali altre città e comunità andrete a esplorare?
In questi mesi stiamo avviando un nuovo progetto di film che ci porterà in una piccola isola a nord dell’Olanda, un’isola con pochissimi abitanti fatta solo di sabbia, vento e arbusti, abitata prevalentemente da foche e uccelli migratori. Lì si aprirà un tema molto interessante: l’isola si configura come natura incontrastata, invece tutto quello che si vede è creato, direzionato e scolpito dall’azione umana. Come se fosse un’enorme opera di land art durata tre secoli… idea tremendamente olandese, del resto!
 

Hometown I Mutonia [TRAILER – Short] from ZimmerFrei on Vimeo.

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