Il costruttore Solness. Serra e Orsini su ambizione e colpe

Orsini è Solness (photo: Alessandro Serra)

E’ una storia di assassinii, di vertigine, desideri, paura nitida e mitologica nel suo realismo cupo “Il costruttore Solness”, di un nitore scabro ed essenziale, grazie anche ad una messa in scena sobria, minimale, che accompagna inesorabilmente il protagonista verso il suo destino. “Non si può chiedere alle persone di cambiare” dice Solness al suo impiegato Knut Brovik.

In scena al teatro Ruggeri di Guastalla, nelle terre basse del Po e a pochi passi da Luzzara, il paese di Zavattini, il dramma scritto da Henrik Ibsen arriva con l’attesa firma di Alessandro Serra (il suo “Macbettu” vinse il Premio Ubu per il miglior spettacolo del 2017, oltre al Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro). Umberto Orsini ne è protagonista.

La storia è quella di una discesa, di un tentativo di toccare il cielo che coincide con un fallimento, con una catastrofe inesorabile che arriverà dal cielo e dalla gioventù.
Nella lotta eterna del mondo, si ferisce o si è feriti, ma è giusto costruire la propria felicità sulle miserie altrui?
L’anziano ed affermato costruttore edile Solness teme di essere soppiantato dai giovani, ma proprio dalla giovane Hilde, che ritorna da un passato di cui lui non aveva memoria, come una promessa che riemerge dal fondo di un lago, verrà condotto all’inevitabile, ultimo appuntamento. «Solness si nutre della vita delle donne che lo circondano – spiega il regista Alessandro Serra, che cura anche scene, costumi e luci – Ma la giovane Hilde, che decide di fare irruzione con una energia sottile e implacabile, gli sarà fatale e lo accompagnerà, amandolo, fino al bordo del precipizio».

Solness è un uomo in lotta contro un fato che pare cupo ed inevitabile, già scritto; perché tutto ha avuto inizio da una crepa, e anche se desideriamo così intensamente una cosa da farla accadere, perché questa avvenga devono esserci dei demoni ad aiutarne il compimento; lo stesso avviene per l’amore: non si sceglie chi amare.
Emerge la difficoltà di costruire qualcosa che si possa chiamare veramente casa e la necessità ineludibile per l’essere umano di edificare castelli in aria, che sono la cosa più facile da costruire (così è stato per le promesse a Hilde di dieci anni prima), soprattutto per chi soffre di vertigini, come il protagonista: “Gli uomini non hanno bisogno di case. La sola cosa che possa dare loro felicità sono i castelli in aria”. Ma cosa sono esattamente le vertigini di cui soffre Solness? Sognare di cadere, desiderare di farlo, sentirsi chiamati ad una sconfitta da cui non è possibile sfuggire? Un richiamo del vuoto? Sirene che promettono finalmente assenza?

Ognuno di noi vede ciò che deve e ciò che vuole vedere, ci racconta Ibsen, ma nella volontà, più che la libertà dell’uomo si esprime una sua invincibile resa, o devozione, ad una religione laica, quella della perdita. I nostri progetti sono inevitabilmente destinati a scontrarsi con l’entropia delle cose. Ciò che manca è il coraggio di allungare la mano per afferrare la propria felicità, e per quanto ci affanniamo a tentare di raggiungere un altrove, ciò che ci aspetta è la caduta. Sobria, archetipica, fragorosa, definitiva.
Come un Icaro vittima delle proprie passioni e della propria sete di negare il vuoto, Solness teme la punizione di Dio, che ha già messo a repentaglio il suo progetto di famiglia borghese: la casa con tre stanze per i bambini, sebbene figli non ve ne siano. Gli unici due sono morti a seguito dell’incendio di un’altra casa; la moglie Aline anni prima ha contratto una febbre a seguito del rogo, che ha infettato il suo latte, causando la morte dei piccoli e la sua sofferenza perpetua.

Ma Solness teme anche la vendetta del giovane architetto Ragnar, pronto ad affermarsi. «È da moltissimo tempo che nutro per “Solness” un interesse vivissimo – racconta Orsini – Giovani che uccidono i vecchi spingendoli ad essere giovani e vecchi che uccidono se stessi nel tentativo di raggiungere l’impossibile ardore giovanile. Una storia segnata da una grande carica erotica e da uno spregiudicato esercizio del potere. Cercavo un regista di grandi capacità visionarie per metterlo in scena e sono convinto di averlo trovato in Serra».

In un progressivo assedio, perfettamente restituito da una ambientazione essenziale, claustrofobica, che gioca sull’illuminazione e su una macchina scenica mobile e mutevole, che pare stringere sempre più il nodo al collo del protagonista, si compie ciò che deve accadere. Una parabola sull’ambizione, sulla distanza, sulla condizione umana, sulla colpa, ed un’allegoria perfetta per questi tempi progressivi e democratici nei quali le città sono state prese d’assalto dai costruttori, diventando Babilonie in cui diventa sempre più complicato capire la lingua di ciascuno.

L’atto unico di un’ora e quaranta minuti indaga la vertigine del desiderio, del tempo, la costruzione e il suo lato oscuro e gemello, la distruzione. Note a margine di un improrogabile disastro, didascalie di una storia che ha origine da una ferita, appunti su un’apocalisse muta ed universale perché intima e privata, resa con magistrale sobrietà da Orsini, che recita in sottrazione, senza enfasi alcuna, accompagnato da un eccellente cast: Lucia Lavia (la giovane Hilde), Renata Palminiello (la moglie Aline), Pietro Micci (il dottor Herald), Chiara Degani (Kaja), Salvo Drago (Ragnar) e Flavio Bonacci (Knut Brovik).
La regia di Serra conferma in pieno la penombra densa e la vertigine di buio che ci aveva stregato in “Macbettu”.
In scena fino al 14 aprile al Teatro Storchi di Modena, e dal 16 aprile al 12 maggio al Piccolo di Milano.

Il costruttore Solness
da Henrik Ibsen
uno spettacolo di Alessandro Serra
con Umberto Orsini nel ruolo di Solness
e Lucia Lavia, Hilde; Renata Palminiello, Aline; Pietro Micci, Dottor Herdal; Chiara Degani, Kaja; Salvo Drago, Ragnar
e con Flavio Bonacci nel ruolo di Knut Brovik
regia, scene, costumi e luci Alessandro Serra
produzione Compagnia Orsini e Teatro Stabile dell’Umbria

Durata: 1h 40’

Visto a Guastalla (RE), Teatro Ruggeri, l’8 aprile 2019

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