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Il Funaro di Pistoia: un luogo privato con funzione pubblica

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L'inaugurazione del FunaroNotevole il colpo d’occhio quando, immersi nel paesaggio urbano di Pistoia, tra l’ospedale e un trafficato viale di platani, ci si ritrova, varcato il cancello, dentro la magica e graziosa atmosfera del centro culturale Il Funaro.
C’è l’aria alacre che si respira in certi chiostri, e sembra si avverta la presenza di figure di un passato appena trascorso, sul punto di materializzarsi ad ogni angolo.

Sono accolto con calore e gentilezza, e subito percorro gli spazi del centro. Una caffetteria, il laboratorio scenotecnico, due sale teatrali, gli uffici... E poi la biblioteca dedicata al teatro e alla ricerca teatrale del '900 - aperta al pubblico e inserita nella rete documentaria delle biblioteche della provincia di Pistoia - e che ospita il Fondo Andres Neumann, costituito dall’archivio professionale e dalla raccolta di tutti i documenti, i testi e i materiali audiovisivi del produttore e agente teatrale (tra gli altri, anche del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch).
Il primo piano del centro culturale è invece adibito a foresteria e può ospitare fino a un massimo di dodici persone.

Le fondatrici del FunaroIn tutto questo ben si nota il tocco femminile delle quattro fondatrici dell’associazione culturale Teatro Studio Blu - Francesca Giaconi, Mirella Corso, Antonella Carrara, Lisa Cantini -, fondata nel 2003 e che dal 2009 ha come nuova sede questo interessante spazio. A loro si è poi aggiunto il responsabile della biblioteca, Massimiliano Barbini.

Dal dialogo con la direttrice, Antonella Carrara, che ha la calma e l’umiltà delle persone determinate, emerge una grande passione, una volontà di fare e di percorrere un lento cammino di apertura al fine di un riconoscimento e di un incrocio con altre realtà, soprattutto pubbliche. La scommessa è grande, così come l’investimento economico che sta dietro al progetto.
Un’idea che viene da lontano, da una storia comune di passione per il lavoro teatrale. Le quattro fondatrici sono legate da un’amicizia pluriennale, fatta di laboratori, formazione e amore per il teatro; e anche dalla consapevolezza di poter realizzare, in futuro, qualcosa di concreto assieme.
Si legge l’emozione negli occhi di Antonella Carrara quando racconta la storia del posto, un luogo che prima ospitava piccole botteghe artigianali di falegnami, fabbri, straccivendoli e, ancor prima, vigne e campagna.

Il progetto ha trovato nell’incontro, trasformatosi poi in vera amicizia, con Andres Neumann Andres Neumann e Enrique Vargas due pilastri e due guide che hanno dato un forte impulso all’idea di base. Neumann è consulente del centro e ha dato al tutto una “visione più ampia”, mentre Vargas ha stabilito qui la sede italiana della sua scuola, il Teatro de los Sentidos e trascorre lunghi periodi dell’anno a Pistoia. Il regista colombiano “ci ha aiutato nel sentire questo luogo nel giusto modo”, confessa la direttrice.

Benché giovanissimo, ha le idee chiare questo Funaro; si muove in molteplici direzioni, dalla residenza di compagnie internazionali al lento radicamento sul territorio, con attività laboratoriali e iniziative culturali. “Un luogo privato con funzione pubblica”. È tutta in questa breve affermazione la politica del centro.

Quando chiedo di spiegare meglio la funzione pubblica che intende avere questo luogo, Antonella racconta che è utilizzato da tantissime persone. Ci sono laboratori che ospitano bambini (quattro quelli attivi), adolescenti, adulti, anziani e disabili. La cittadinanza intera, afferma con orgoglio, usufruisce di questi spazi. Le persone che partecipano alle attività del luogo si incontrano, si mescolano, si confrontano e cominciano a lavorare in un ambiente protetto, che permette loro di essere quello che fuori non sono. Si incontrano persone di età, interessi e classi sociali diverse, e quasi sempre il teatro riesce a unire e far compiere dei passi avanti e superare limiti.

Lentamente l’attività svolta sta acquisendo una sua riconoscibilità, grazie a una serietà di intenti che nei confronti dell’esterno rappresenta un valore, qualcosa che merita attenzione, in un’ottica futura di incroci. Per il momento non c’è una compagnia, essendo questo un sogno ancora lontano, ma un gruppo di ricerca che segue il lavoro di Enrique Vargas.

La biblioteca del FunaroAntonella Carrara è orgogliosa di rappresentare forse l’unico esempio in Italia, soprattutto in questi tempi dove la parola “tagli” è quanto mai attuale, di collaborazione pubblico-privato. È un primo esperimento, ci racconta, che anche se guardato con diffidenza, sta andando nella giusta direzione: c’è fiducia, c’è dialogo con molti, anche se all’inizio è stato difficile. Inutile sottolineare come sia dura farcela da soli, e come anche il Funaro speri di divenire realtà riconosciuta e sostenuta.

Ma più dello spazio denso di attività e iniziative, è da sottolineare l’atmosfera che si respira, il clima di un luogo attivo e ospitale, vitale nella sua caparbia volontà di apertura, nel desiderio di una “funzione pubblica” che certi progetti aspirano ad avere.
Un tempo esistevano oratori, case del popolo o sezioni; oggi, forse, possono essere questi luoghi a svolgere la funzione di ricostruzione di un tessuto sociale che sembra essere oramai troppo spesso strappato.
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