Il gatto con gli stivali di Campsirago Residenza, racconto pop up in digitale

Photo: Marco Ferro
Photo: Marco Ferro

Travestimenti, miagolii, e un alone di mistero. Una fiaba intrisa di storia e leggenda, fra magia e filologia. Un teatro di figura artigianale, che in modo casalingo utilizza le potenzialità della multimedialità, preservando freschezza e autenticità.

È “Il gatto con gli stivali” di Campsirago Residenza, racconto per il digitale immaginato e creato da Marco Ferro, realizzato con Stefano Pirovano, Valeria Sacco, Giulietta De Bernardi, Soledad Nicolazzi e Anna Fascendini. Ferro e Pirovano si alternano sulla scena virtuale.

La storia, pensata per spettatori dai cinque anni, è un ibrido che parte dalla versione della fiaba del “Pentamerone” di Giambattista Basile e arriva a quelle dei fratelli Grimm e di Charles Perrault.
In quest’alchimia che viaggia nel tempo (dal Seicento all’Ottocento) e nello spazio (dalla Napoli barocca alla Berlino romantica, passando per la Parigi del Re Sole) la protagonista è una gatta. Con qualche espediente e molta sagacia, adattandosi agli stili e ai costumi degli umani, il felino trasforma il padrone spiantato in un signore straricco, favorendone il matrimonio con la figlia del Re.

Non mancano elementi cruenti poco affini alla cultura borghese. Il finale, però, esorcizza i difetti umani (le leggi del tornaconto e dell’apparire, l’astuzia e l’inganno), rifluendo sui valori edificanti del mondo animale. La dote pedagogica della fiaba è salva.
Non vi sveliamo l’intreccio e il modo in cui è architettata la fabula. Vogliamo soffermarci, invece, sulla costruzione di questo racconto per il digitale, del tutto alternativo agli spettacoli in streaming di cui pullula la rete.

La sonorizzazione curata da Diego Dioguardi avvia, dentro un’ambientazione di pitocchi sbrindellati e cenciosi, una storia narrata in diretta, con il supporto di parole, immagini e filmati. È uno scenario in cui la sopravvivenza sembra identificarsi con un quotidiano immutabile e senza speranza, nell’eterna lotta tra gli impulsi bestiali, il dolore, l’irrazionalità collettiva e la solitudine del singolo.
La gatta ha la personalità dell’arguzia redentrice. Ordinariamente simbolo di forze malvagie e ingannatrici, spirito ausiliario delle streghe, qui è animale notturno e femmina per eccellenza, e «si radica nel lato oscuro e indecifrabile dell’esistenza, rispetto alla relativa semplicità maschile» (Ernst Aeppli).

La narrazione in prima persona di un Marco Ferro felino e ungulato (qui il protagonista è lui) è continuamente integrata da scene filmate realizzate con tecniche differenti: il paper theatre, il teatro d’ombre, la stop motion, il disegno animato, il pop-up theatre.
L’attore in carne e ossa si trasforma in cellulosa, abbandona la terza dimensione, deborda in un regno bidimensionale di carta e cartone, fogli di giornale e vinavil, tra colla in stick e plastilina, carta cuoio e carta lana, Das e argilla manipolata in mille modi. Anche lo spettatore fa naufragio nel regno dell’immaginazione.
I tempi si distendono, e dilatano il respiro collettivo. Silhouette pop up proiettano ombre misteriose, creano collage che intersecano la storia dell’arte, dialogando con i quadri di Arcimboldo, Bruegel il Vecchio, Van Gogh e tanti altri.

Fra Tim Burton e Francesco Misseri, con scene girate al cellulare a distanza ravvicinata (con largo uso della soggettiva) questa favola dai colori smunti seduce perché consente le divagazioni fantastiche dello spettatore in erba, che qui è al riparo dal bombardamento tecnologico dei nuovi media e dal consumismo usa e getta.

L’animazione stimola la creatività dei bambini e li invita all’emulazione. “Il gatto con gli stivali” di Campsirago Residenza è teatro da assaporare al buio: per riscoprire, anche nel chiuso di una cameretta, l’intimità degli affetti domestici. E naufragare in mondi immaginifici arcaici e futuristici.
Prossima replica, lunedì 5 aprile alle 17.30, all’interno della stagione “Nuove latitudini” di Karakorum Teatro.

IL GATTO CON GLI STIVALI
Un racconto per il digitale
Immaginato e creato da Marco Ferro
Realizzato da Marco Ferro, Stefano Pirovano, Valeria Sacco, Giulietta De Bernardi, Soledad Nicolazzi, Anna Fascendini
Sonorizzazione a cura di Diego Dioguardi
Con Marco Ferro o Stefano Pirovano
(ogni racconto è interpretato da un attore)
Produzione Campsirago Residenza
Con un ringraziamento speciale ad Alessandra Amicarelli e allo Spazio Laboratorio Fontanili

Durata: 40’
Età: dai 5 anni / tout public

Visto in streaming il 28 marzo 2021, in replica per Fondazione Toscana Spettacolo

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