Il giardino dei ciliegi. Kepler – 452 per 30 anni di felicità in comodato d’uso

I coniugi Bianchi in scena (photo: Luca Del Pia)
I coniugi Bianchi in scena (photo: Luca Del Pia)

Il “grande” teatro, quello con la T maiuscola, va considerato realmente tale quando, nell’esistenza di tutti i giorni, osservando la realtà che ci sta intorno, anche nei suoi minimi aspetti, ci torna alla memoria attraverso una frase, un avvenimento, un personaggio, che proprio quel Teatro ci ha ridonato attraverso le sue splendide metafore.

Così, a Paola Aiello, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi, della compagnia bolognese Kepler – 452, quando si sono trovati davanti alla vicenda di Annalisa e Giuliano Bianchi, espropriati dopo più di 30 anni della loro casa colonica, avuta gratuitamente in comodato d’uso dal Comune di Bologna, è tornato subito in mente, come un lampo, “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov.

Annalisa e Giuliano abitavano a Bologna, in via Fantoni 47, in un grande spazio che, in trent’anni, avevano imparato a condividere con animali e persone di vario genere. Con loro vivevano infatti, tra gli altri, babbuini, serpenti, una vacca nera, il pappagallo Ara, un lupo, tre volpi del deserto…
Ma con i due coniugi avevano anche convissuto, negli anni, una cinquantina di detenuti, compresi alcuni ex-41 bis, che mangiavano con loro, perché “gli uomini devono mangiare con gli uomini”.

A differenza della finzione cechoviana, dove il giardino dei ricchi proprietari terrieri Ljuba e Gaev, andato all’asta per debiti, veniva ricomperato da Ermolaj Alekseevič Lopachin, un ex contadino della gleba, qui è il Comune di Bologna a farne la funzione.
Nel 2015, infatti, proprio di fronte al giardino dei Bianchi sta per aprire FICO – Fabbrica Italiana Contadina, un parco a tema che per oggetto ha l’alimentazione. In concomitanza con la sua imminente apertura Giuliano e Annalisa ricevono un avviso di sfratto immediato.

Sul palco de “Il giardino dei Ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso” della giovane compagnia Kepler – 452, tra un groviglio di oggetti e mobili posti alla rinfusa, la vicenda di Ljuba Andreevna Ranevskaja e di suo fratello Leonid Andreevič Gaiev si intreccia indissolubilmente con quella di Giuliano e Annalisa Bianchi che, in carne ed ossa, insieme a Paola Aiello, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi (il cantante de Lo Stato Sociale che abbiamo conosciuto al Festival di Sanremo), sono lì a raccontarcela. A raccontarci in fondo una storia universale, che la realtà perpetua ogni giorno: quella dell’amore sconfitto dal denaro, e quella dei luoghi che dovrebbero indissolubilmente appartenere a chi più li ama.

Così il teatro si mescola con la vita. Giuliano e Annalisa sono la vita; Nicola, Paola e Lodovico il teatro. Ma è un generoso scambio quello che avviene fra loro.
Čechov e la vita si intrecciano infatti in un continuo scambio di rimandi e parole. Si intrecciano nelle battute del drammaturgo russo, recitate vicendevolmente dagli attori e dalla coppia, si intrecciano nei ricordi di Giuliano dei trent’anni passati in via Fantoni, nel resoconto di Nicola che narra i vari momenti dell’incontro con la coppia, nella contraddittoria presenza di Lodovico, ora Lopachin, costretto nella finzione a giustificarne le intenzioni, ora sé stesso a narrare la gioia del progetto, e ancora nella memoria di Paola, che racconta del pranzo a base di polpo e patate nella nuova tetra casa dei due sposi.

Ma dove il teatro davvero si connatura con la vita è quando Annalisa, senza alcuna sbavatura, racconta il momento in cui ha dovuto lasciare il suo giardino. Avvertiamo, seduti sulla nostra poltroncina della Sala Salmon dell’Arena del Sole, tutta la sua ansia e confusione, con la presenza della pioggia che si mescola al pianto, la paura di un incerto avvenire per lei, il suo Giuliano e gli animali…
E allora dentro di noi, come un lampo, sentiamo riecheggiare le parole di Ljuba: “Mio caro, dolce, meraviglioso giardino! Vita mia, giovinezza mia, felicità mia. Addio! Addio!”.

Il giardino dei ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso
ideazione e drammaturgia Kepler – 452 (Aiello, Baraldi, Borghesi)
regia Nicola Borghesi
con Annalisa e Giuliano Bianchi, Paola Aiello, Nicola Borghesi, Lodovico Guenzi
regista assistente Enrico Baraldi
assistente alla regia Michela Buscema
luci Vincent Longuemare
suoni Alberto “Bebo” Guidetti
scene e costumi Letizia Calori
video Chiara Caliò
produzione EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE

durata: 1h 40′

Visto a Bologna, Arena del Sole, il 30 marzo 2018

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