Tanti Idoli in pochi, attualissimi, Clic

Clic - Riserva Canini

Clic – Riserva Canini

La proposta teatrale del secondo fine settimana de Il Giardino delle Esperidi ha offerto due interessanti esempi di sperimentazione sulla parola teatrale: da una parte una parola più che moderna, attuale, per non dire futuristica, ma veicolata da una delle forme teatrali più antiche. Dall’altra, un vero e proprio scandaglio linguistico contemporaneo che non rinuncia, anzi esalta, la fisicità del corpo in scena.

Se nei secoli passati il teatro dei burattini, con le sue maschere spesso prese dalla Commedia dell’Arte, le sue farse e le sue parodie era considerato un teatro popolare, di ispirazione sociale e quindi adatto alla piazza, oggi è coerente, quasi logico, che uno spettacolo di figura abbia come burattino-protagonista, per esempio, il puntatore del computer, e racconti così storie di attualità.

Proprio come accade in “Clic, l’educazione di una freccia”, in cui Riserva Canini parla di nascita, educazione e debutto nella società contemporanea, di un individuo, proponendo il parallelo con la nascita, educazione e avvio nel pc, della freccetta bianca.
Un divertente paradosso, animato da un’équipe di tre informatici, ossia il gruppo teatrale fiorentino fondato da Marco Ferro e Valeria Sacco nel 2004 come “riserva” di progetti artistici e di spettacoli teatrali, scritti, ma anche dipinti, e soprattutto animati. Infatti, Riserva Canini ha le sue radici nel teatro di figura: Marco Ferro, diplomato in regia e drammaturgia, è stato rappresentante delle giovani compagnie di teatro di figura europee al Centre School of Speech and Drama di Londra, mentre Valeria Sacco, diplomata attrice, lavora come marionettista dal 2002 in diversi spettacoli in teatro e in strada, e insieme come Riserva Canini, hanno addirittura portato il teatro di figura all’opera.

Il gusto per l’accostamento insolito funziona anche in “Clic”, dove la freccia è un burattino e la sua educazione viene condotta, a turno, dalla mano di Marco Ferro, Valeria Sacco e Maurizio Patella; una soluzione che invita a riflettere in realtà sul nostro atteggiamento nei confronti di un mondo contemporaneo virtuale, e in particolare del computer, che non a caso chiamiamo personal, e a tutti gli effetti è il compagno dei nostri giorni, dal lavoro a casa.

La freccia protagonista di “Clic” è un indomabile pupazzo bianco, coltivato in un bozzolo di cotone e partorito in laboratorio dopo un delicato processo di estrazione che ha divertito molto i bambini, solo un po’ spaventati perché invitati a indossare le mascherine verdi da sala operatoria. Una volta nata, la freccia deve imparare a dialogare con il pc e a muoversi in sintonia con il mouse, qui moderna marotte, manovrato quindi dal bastone e non calzato.
Anche il palcoscenico quindi è adattato a “casotto”, ma contemporaneo, fatto di ferro e acciaio al posto di legno e stoffa, per nascondere, almeno in parte, il braccio del burattinaio che anima la freccetta alle prese con finestre (digitali) che si aprono, chiudono, o immobilizzano all’improvviso; a quel punto, il neonato puntatore si agita e ribella: un po’ quello che accade a noi utenti quando “litighiamo”col pc?

Idoli - Carrozzeria Orfeo

Idoli – Carrozzeria Orfeo

Una scrittura per il teatro del nostro tempo è invece quella contenuta in “Idoli”, spettacolo di Carrozzeria Orfeo e Centro RAT-Teatro dell’Acquario, in scena sabato scorso a Santa Maria Hoè.
Anche “Idoli” è uno spettacolo che parla la lingua corrente dei nostri giorni; solo che, rispetto alla divertente parodia della realtà virtuale di Riserva Canini, lo spettacolo di Carrozzeria Orfeo invita a riflettere sul nostro adattamento al mondo “reale”, quello animato da storie d’amore in cui personaggi ispirati al principe azzurro e alla sua amata interpretano i fatti di cronaca, nera, del quotidiano.

Uno spettacolo co-prodotto da Kilowatt Festival, un testo finalista al Premio Hystrio per la Nuova Drammaturgia 2011, scritto e diretto da Gabriele Di Luca, con le musiche originali di Massimiliano Setti. Insieme a Luisa Supino, terza parte di Carrozzeria Orfeo, sono registi, autori e interpreti dei propri spettacoli.
In “Idoli”, sono figura, schietta e amara, del tragico contemporaneo. Tre piani di narrazione alternati corrispondono ad altrettante situazioni, inizialmente separate, che poi scopriremo intrecciate. Unite biologicamente, legate da vincolo familiare, eppure tenute separate, ognuna trincerata nei propri conflitti: il figlio, adolescente introverso che combatte contro la sua stessa natura di “buono”; il padre insoddisfatto che non guarda in faccia a nessuno pur di una macchina nuova; il nonno sconfitto dall’Alzheimer; la madre vittima, ma soccorsa dall’analista; e la nuova fidanzata del figlio, che gioca da nemico in casa. Questi personaggi abitano i diversi fronti di una guerra umana e contemporanea. Un’unica scenografia, variabile solo negli arredi e comunque sempre essenziale, dà un quadro accessibile del presente, senza pretesa di giudizio, né richiesta di pietà, ma, se possibile, con ironia.

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