Il matrimonio segreto. Riscoprire, con piacere, Cimarosa

Il matrimonio segreto

Il matrimonio segreto (photo: teatroregio.torino.it)

“Lodi lodi lodi” al Teatro Regio di Torino che per sette repliche, da giovedì 14 a domenica 24 marzo, ripropone, coprodotto con l’opera di Monte-Carlo,“Il matrimonio segreto”, capolavoro di Domenico Cimarosa così poco messo in scena nel nostro Paese, pur essendo una delle opere più rappresentative, se non la più rappresentativa, del nostro Settecento musicale, anello di congiunzione tra l’intermezzo comico di impronta settecentesca e l’opera buffa di Rossini e Donizetti.

Ad ascoltarla, poi, è bellissimo osservare come ci sia sembrato di essere, ci scusino i lettori per l’affettuoso paragone, davanti alla nonna de “Le nozze di Figaro”, a lei per altro posteriore, poiché qui, pur essendo ancora lontano l’inimitabile ritmo mozartiano, se ne sente benissimo il profumo radioso, con quel suo mescolare seppur ancor “elementare” arie, duetti e pezzi di insieme.

“Il matrimonio segreto” fu presentato a Vienna al Burgtheater il 7 febbraio del 1792 davanti all’imperatore Leopoldo II, che ne fu talmente entusiasta da far replicare l’intera opera la sera stessa, dopo una cena alla quale invitò l’intero cast.


Il libretto di Giovanni Bertati (famoso soprattutto per il suo premozartiano “Don Giovanni o sia Il convitato di pietra” musicato da Giuseppe Gazzaniga), è tratto dalla commedia “The Clandestine Marriage” di George Colman e David Garrick (1766).
Gli sposi protagonisti dell’opera sono Paolino e Carolina, che si sono uniti in matrimonio in segreto e che, fra ansie ed espedienti, si amano senza potersi appartenere. Paolino vorrebbe fuggire con la sua sposa ma Carolina esita.

Intorno a loro si muovono il padre della ragazza, Geronimo, ricco e avaro mercante, per giunta  padrone di Paolino, insieme al conte Robinson, agiato pretendente inglese a cui Geronimo per far denaro vuole dare in sposa Elisetta, la sorella maggiore di Carolina, dal carattere bizzoso.
Vi è infine, ma non ultima, la matura sorella di Geronimo, Fidalma che, essendo ancora senza marito, langue ovviamente per il povero Paolino.  

L’intreccio si complica ancora di  più perché il ricco e titolato Robinson, appena vede Carolina se ne innamora, e di Elisetta non vuol più sapere. Geronimo subito protesta, ma Robinson lo lusinga proponendogli di rinunciare a metà della dote se gli concederà la mano di Carolina.  
La rabbia di Elisetta e le dichiarazioni amorose di Fidalma a Paolino complicano ancor più la faccenda.
Così i due sposi segreti decidono di fuggire, ma la fuga viene scoperta attraverso una classica situazione da commedia degli equivoci che conclude l’opera, dove ogni cosa verrà messa a suo posto.

La vicenda è condotta con molto garbo ed ironia dal libretto di Bertati (senza nessun sottointeso di stampo sociale, anche se Paolino è pur sempre di classe sociale inferiore a Carolina), e che la regia di Michael Hampe, già a Torino nel 2002, ripresa da Vittorio Borrelli, segue con brio pur senza eccessive invenzioni, assecondando in modo divertito e divertente – ma anche con un pizzico di malinconia – tutti gli improbabili intrecci, immessi nella stessa scena: il patio della magione di Geronimo, costruito da Jan Schlubach coadiuvato per i costumi di Martin Rupprecht.

Un’aura melanconica (sottolineata dalle particolari luci di Andrea Anfossi) avvolge spesso l’opera, che nella sua estrema semplicità intreccia le arie e i duetti con scene di insieme che fanno presagire soprattutto l’estro Rossiniano, anche se i concertati sono ancora in embrione (ma già si sente il Pesarese nell’uso del sillabato o nell’estaticità dello stupore per le situazioni inusitate).

Il matrimonio segreto

Il matrimonio segreto (photo: teatroregio.torino.it)

Su tutto ci rimangono impressi il quintetto “Sento in petto un freddo gelo”, il finale dell’atto primo con il Conte Robinson che non intende sposare, tra l’imbarazzo di tutti, Lisetta, e soprattutto una delle gemme assolute dell’opera italiana: l’aria di Paolino “Pria che spunti in ciel l’aurora”, dalla caratteristica cadenza narrativa in cui nello spiegare dettagliatamente all’amata i piani della fuga lo sposo immette un trasporto nostalgico di rara bellezza.

Al successo dell’allestimento del Regio concorrono in modo sufficientemente egregio tutti i cantanti: dagli sposi, Barbara Bagnesi ed Emanuele D’Aguanno, ai due bassi Paolo Bordogna e Roberto De Candia, alle due altre donne Chiara Amarù e Erika Grimaldi.
Francesco Pasqualetti dirige con piglio l’orchestra, sottolineando tutti i chiaroscuri presenti in questa partitura a suo modo perfetta, che davvero contiene in nuce tutti i grandi capolavori che l’Ottocento ci regalerà così copiosamente.

Il matrimonio segreto
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Giovanni Bertati
dalla commedia The Clandestine Marriage
di George Colman senior e David Garrick
Musica di Domenico Cimarosa
   
Interpreti:   

Barbara Bargnesi
Rosa Feola (20, 22)    
Paolo Bordogna   
Emanuele D’Aguanno
Matteo Falcier (20, 22)
Roberto de Candia
Chiara Amarù
Erika Grimaldi
Giulio Laguzzi
     
Direttore d’orchestra: Francesco Pasqualetti
Regia: Michael Hampe
ripresa da Vittorio Borrelli
Scene: Jan Schlubach
Costumi: Martin Rupprecht
Luci: Andrea Anfossi
Orchestra del Teatro Regio
Allestimento Teatro Regio in coproduzione con Opéra de Monte-Carlo
 
Visto a Torino, Teatro Regio, il 17 marzo 2013

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