Il Memorioso: in scena con Speziani la memoria del Bene

Speziani ne Il memorioso
Speziani ne Il memorioso

La Shoah non è solo un crimine e un oltraggio alla vita e alla dignità di un popolo. La Shoah è anche una ferita alla storia e alla cultura dell’Europa. È lo svilimento delle radici classiche e illuministiche del nostro continente. Ma perché il Giorno della Memoria non si trasformi nel rituale velleitario del “perché non accada mai più”, occorre innanzitutto la consapevolezza della fragilità dell’uomo, in perpetua oscillazione tra il Bene e il Male.
La memoria che dobbiamo conservare è quella della nostra precarietà, somma delle nostre contraddizioni. Nel nostro passato troviamo impronte della meschinità (da cui dobbiamo difenderci con un lavorio costante sulle nostre debolezze) ma anche tracce profonde del bene che siamo capaci di compiere. Nell’impatto a volte casuale con il pericolo, scopriamo la nostra essenza profonda: una scelta pusillanime può svilire una vita dignitosa; un atto di temerarietà può riscattare una vita inetta.

All’indomani delle leggi antisemite, ognuno poteva trovare facilmente un alibi per la propria inazione. In tanti chiusero gli occhi davanti alle atrocità del razzismo e delle persecuzioni.
Ezra Pound, poeta americano ora accostato in modo capzioso a frange d’estrema destra, scrisse che «se un uomo non è disposto a correre dei rischi per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui». Le declinazioni più virtuose di questo monito non le troviamo nei nazifascisti, bensì in tanti uomini (non solo antifascisti) che sfidarono la dittatura e la sua ferocia per salvare migliaia di ebrei. Spesso erano antieroi. Essi, con coraggio istintivo e un moto d’orgoglio incosciente, si schierarono dalla parte delle vittime.

Di persone ordinarie tratta “Il Memorioso”, monologo tratto dai libri di Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo – La foresta dei Giusti, con uno istrionico Massimiliano Speziani in scena diretto da Paola Bigatto, coautrice con l’attore anche della drammaturgia. Lo spettacolo, organizzato dall’associazione Giardino dei Giusti, è stato trasmesso il 28 gennaio in diretta streaming dal Centro Asteria di Milano, con studenti di ogni ordine e grado collegati in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria.

La scena è un archivio caotico di scatoloni di ogni risma. Sullo sfondo, una vecchia carta politica dell’Europa e una lavagna d’ardesia. C’è una scrivania, con una ridda di carte e faldoni.
Uno spiritato archivista in giacca e gilet sciorina nomi, luoghi, storie. È ispirato alla figura di Moshe Bejski, presidente della commissione dei Giusti dal 1970 al 1995 allo Yad Vashem (l’ente nazionale israeliano per la memoria della Shoah). Dei post-it appiccicati sulla carta geografica e alla rinfusa di quest’archivio sono l’occasione per Speziani per scorrazzare sulla scena, scuotendo la polvere del palcoscenico e le nostre coscienze. Quei quadrati di carta gialla ricordano gli oltre 27mila giusti che corsero rischi per salvare delle vite.
Ogni giusto è ora un albero nei 120 giardini Yad Vashem sparsi in vari luoghi del Vecchio Continente, come l’Italia, la Germania, la Svizzera, la Polonia, il Portogallo, il Lussemburgo, ma anche in Paesi lontani come gli Usa, il Brasile, Cuba, la Cina, il Vietnam.

Tanti luoghi, tante storie. Tante sentinelle della democrazia e della libertà. Ogni personaggio un invito alla lotta contro il male e l’indifferenza. C’è il comandante della polizia di San Gallo Paul Grüninger, che girava le spalle quando ebrei clandestini varcavano il confine in fuga dalla Germania alla Svizzera, e poi falsificava la data d’ingresso, dopo che le frontiere elvetiche erano state chiuse per gli ebrei il 19 agosto 1938. C’è Armin Theophil Wegner, militare tedesco testimone del genocidio armeno, che nel 1933 rivolse un appello accorato a Hitler per fermare le persecuzioni contro gli ebrei, e per questo fu a sua volta perseguitato. C’è la scrittrice polacca Zofia Kossak, inizialmente convinta antisemita, poi fervida oppositrice della “soluzione finale”, partigiana, attivista promotrice di comitati per la salvezza di tanti ebrei, alcuni dei quali nascose nella propria casa. E c’è anche la prostituta polacca, che i perseguitati li nascondeva sotto il letto.

Un lavoro semplice. Un linguaggio tradizionale, affidato ai guizzi scenici di uno Speziani (premi Ubu e Hystrio) invasato anche in assenza di pubblico. “Il Memorioso” è un percorso emozionale che da dieci anni porta nelle scuole il ricordo dei Giusti. È un viaggio catartico, alternativo alla memoria degli orrori. Con la capacità di agganciare passato e presente, senza dimenticare gli altri genocidi del Novecento, dalla Turchia alla Cambogia, dal Ruanda alla ex Jugoslavia.

Quest’anno il Giorno della Memoria a Milano è stato l’occasione per ricordare anche l’intellettuale ebreo polacco Raphael Lemkin, che ha coniato il termine “genocidio”, e Nedo Fiano, testimone indimenticabile della tragedia di Auschwitz, morto lo scorso 19 dicembre.

«Come Primo Levi – ha detto Nissim – Nedo Fiano raccontava ai ragazzi la sua esperienza nel campo di concentramento per insegnare loro a diventare sentinelle nei confronti di ogni nuova forma di odio. Aveva ben chiaro che si sarebbe potuta ripetere e per questo spronava i giovani ad essere vigilanti in ogni momento della loro vita, perché il male non nasce da un giorno all’altro, ma crea i suoi presupposti quando si disprezzano e si disumanizzano gli altri e si comincia a mettere in discussione il valore della democrazia e della convivenza».

IL MEMORIOSO. BREVE GUIDA ALLA MEMORIA DEL BENE
Storie di uomini giusti dai libri di Gabriele Nissim
Il Tribunale del Bene e La Bontà insensata
regia di Paola Bigatto
drammaturgia di Paola Bigatto e Massimiliano Speziani
con Massimiliano Speziani
Produzione Teatro Franco Parenti – Gariwo – Comitato Foresta dei Giusti

durata: 1h

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