Il Michelangelo balcanico di Tomaž Pandur

Michelangelo di Pandur

Michelangelo di Pandur (photo: Matteo Trevisan)

Ci sono miei desideri che ho il sospetto non riusciranno ad essere appagati in vita. Uno di questi è toccare con un dito la barba del Mosè di Michelangelo, o fare una carezza alla Vergine della Pietà in San Pietro. Ho come la sensazione che morrò senza soddisfazione.
E trovarsi faccia a faccia col giovane ma possente Cristo in torsione del Giudizio Universale della Sistina?

L’edizione 2013 del Mittelfest ha aperto con la prima mondiale di “Michelangelo”, spettacolo nato dalla collaborazione fra il drammaturgo croato Miroslav Krleža e il regista sloveno Tomaž Pandur, per una coproduzione fra Teatro nazionale di Zagabria, Pandur Theatres di Lubiana, Mittelfest e il Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

E devo dire che qui sono andato vicino al desiderio, perché lo spettacolo si apriva con proiezioni in dimensione gigante e animazione quasi 3D dei corpi del Giudizio Universale. Ambientato in una buia e ipotetica Cappella Sistina all’interno della quale è montata un’enorme impalcatura che occupa ad L tutto il palcoscenico, dopo una proiezione iniziale in cui i dannati del grande affresco michelangiolesco del Giudizio Universale paiono prendere vita, disfacendosi e apparendo come epifanie fra arte e dannazione, lo spettacolo si apre sull’artista, vestito di una casacca con cappuccio, al centro del palcoscenico, illuminato da un puntante fiochissimo sul viso e seduto su uno sgabello.


Insomma si crea curiosità. Un microfono, una sigaretta e la dichiarazione d’intenti. Avremmo assistito al racconto degli interrogativi del genio rinascimentale, grazie alla funzione da medium di cui si fa incarnazione “il grande scrittore croato Krleža”, così nel testo. Psicologia, perchè profondi, la vera verità.

L’artista si spoglia della sua casacca e scende dallo sgabello. Nel poggiare i piedi sul pavimento scopriamo che la superficie che ospita lo sgabello non è un lucido specchio, ma una porzione di scena riempita d’acqua. Torna alla mente il Caligola, che Pandur aveva presentato sempre al Mittelfest nell’edizione del 2008. Anche lì acqua, fluidi, decadenze da fine Ottocento tipo quadri di Alma Tadema, con l’impero a far crapula.

Il Rinascimento che ci racconta il regista sloveno ha in realtà gli stessi vizi.
Per tutto lo spettacolo il pittore, nudo e poi con il corpo ricoperto solo dai colori in polvere di cui si cospargerà e con un cappello-maschera da indiano sciamano, resterà lì, in una solitudine di amori mai vissuti, estraneo e reietto da un ambiente ecclesiastico impegnato più a trasportare borse dal contenuto equivoco, con cardinali protagonisti di una sessualità tutt’altro che serena, presi a farsi fotografare come divi.

L’artista è il vero emarginato, allora come ora, in un tempo in cui anche solo la partitella di calcio in cortile pare avere una supremazia logica e di seguito rispetto all’arte, che ora come allora lascia soli, in una disperante incomunicabilità. E l’artista lì, fermo, con il culo poggiato all’impalcatura gelida di tubi innocenti, a cercare di coprirsi, di darsi un inutile guscio di plastica in cui farsi casa.

Corpi nudi, come quelli dell’affresco, ma senza muscoli. Cardinali e suore in un andirivieni continuo. L’artista nel suo brodo freddo, in basso, che prova senza successo a scalare l’impalcatura. Con un corpo bianco, forse la sua anima distante dal corpo, come quella del Giudizio, a muoversi invece per tutta la pièce in alto, fra le poggiane d’acciaio. O forse un amore impossibile.
Intanto liquidi, fluidi, i soliti schizzi di sostanze dall’apparenza ematica, di cui certa scena contemporanea sembra non poter fare a meno.

Franz Anton Mesmer, fra i precursori dell’ipnosi, è stato un medico vissuto a cavallo fra Sette e Ottocento. Ne ho scoperto grazie a David Foster Wallace, che si dedicò moltissimo a studi su fluidi e magnetismi, senza che ciò arrivasse mai a strutturare un complesso scientifico organico. E anzi l’aggettivo mesmerico, che il grande scrittore americano usa, sta proprio lì, a indicare palliativi senza utilità, che tutt’al più agiscono su autosuggestioni, come quelle con cui gli utenti della crociera di cui racconta ne “Un cosa divertente che non farò mai più” si convincono di aver varcato le porte del regno della felicità assoluta.

Insomma, eccoci al Giovanni da Udine, noi, Michelangelo, Pandur, i fluidi e Mesmer: intimamente, questi fluidi un po’ corporei, un po’ umorali, in fin dei conti finiscono per non dirci nulla, perchè la parola sconnessa, l’anti drammaturgia che Pandur e il suo sodale drammaturgo mettono addosso a Michelangelo, in un ambiente costruito da un sistema di luci evocative (la cosa di maggior fascino dello spettacolo, a cura di Andrej Hajdinjak) lasciano allo spettatore la sensazione dell’affamato davanti all’osso di una coscetta di pollo di cui si è divorata la poca carne.
Tutto si ripete in un già visto di spettacoli in cui omosessualità, emarginazione e solitudine si narrano con nudi, schizzi, foto, frames di immagini, parole e brandelli di vita raccontati al microfono. Il finale prova a ricomporre, in modo sporco e devastato, la tranquilla epifania iniziale.

Di quello che è passato nel mezzo, dopo qualche giorno, conserviamo la sensazione di sapori brevi, in cui le parole si sono perse. E sovvengono i fluidi. L’autosuggestione, e il tentativo di cercare impossibili magnetismi affidandosi a globuli rossi e piastine. Resta invece la sensazione anemica, di una regia mesmerica, per uno spettacolo e una drammaturgia fondamentalmente irrisolti.

MICHELANGELO
dal dramma omonimo di Miroslav Krleža
regia Tomaž Pandur
drammaturgia Livija Pandur
adattamento Tomaž Pandur, Livija Pandur
scene Sven Jonke (Numen)
costumi Danica Dedijer
video Dorijan Kolundžija (Gallery 12+)
musiche SILENCE
disegno luci Andrej Hajdinjak
consulenza lingustica Đurđa Škavić
assistente regia Paolo Tišljarić
assistente drammaturgia Mirna Rustemović
assistente costumi Tea Bašić
fotografo Aljoša Rebolj
direzione palcoscenico Roko Grbin
con:
Livio Badurina (nel ruolo di Michelangelo),Alma Prica, Iva Mihalić, Ivana Boban, Damir Markovina, Kristijan Potočki, Andrej Dojkić, Tomislav Krstanović, Romano Nikolić, Ivan Ožegović, Adrian Pezdirc, Jure Radnić
coproduzione Teatro Nazionale Croato di Zagabria – Zagreb, Mittelfest 2013, Pandur.Theaters
in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Visto a Cividale del Friuli, Mittelfest 2013, il 12 luglio 2013


 

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