Il Pirata di Bellini rivive alla Scala con Sonya Yoncheva

Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano
Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

“Là, vedete, il palco funesto” cantava Maria Callas, nella scena finale della follia, nelle famose recite scaligere de “Il Pirata” di Vincenzo Bellini del 1958, indicando quello dove era seduto Antonio Ghiringhelli, per sottolineare il suo rancore verso il sovraintendente del teatro.

Memori di quell’episodio, ma desiderosi di assistere ad un’opera non così spesso allestita, siamo corsi al Teatro alla Scala per ascoltarla per la prima volta dal vivo.

“Il Pirata” fu rappresentato in prima assoluta proprio al teatro milanese il 27 ottobre 1827. Il libretto di Felice Romani fu tratto dal mélodrame di Isidore J. S. Taylor “Bertram, ou le Pirate”, andato in scena a Parigi nel 1826, a sua volta ispirato alla tragedia in cinque atti “Bertram, or The Castle of Saint-Aldobrand” di Charles Maturin (1816).
Vincenzo Bellini, dopo il successo di “Bianca e Fernando”, trasferitosi da Napoli a Milano nel 1827 (per merito del famoso impresario Domenico Barbaja che ne aveva intuito il genio) fu affiancato, nella composizione della sua nuova opera, dal librettista Felice Romani, riuscendo così, come era nei suoi sogni, a far debuttare “Il pirata” nel massimo teatro cittadino, e ottenendo pure un grande successo.
Purtroppo l’opera cadde presto nell’oblio, soppiantata nella fama da “Norma”, “I Puritani” e “La sonnambula”.
Nel corso del secondo Novecento, tuttavia, l’opera fu ripresa in più occasioni e con crescente frequenza tanto che – come si ricordava – Maria Callas ne fece uno dei suoi memorabili cavalli di battaglia.

L’azione si svolge in Sicilia, nel Castello di Caldora e nelle sue vicinanze, nel XIII secolo. Narra dell’amore impossibile tra Imogene e il Pirata, Gualtiero, Conte di Montalto che, come accade in ogni melodramma, è ostacolato dal Duca Ernesto di Caldora, partigiano di Carlo I d’Angiò, il quale, per costringere la donna a sposarlo, le fa imprigionare il padre.
Gualtiero, ignaro di tutto ciò, organizza contro il rivale una squadra di pirati, col proposito di tornare nella sua terra e sposare Imogene. Ma la flotta dei d’Angiò, capitanata da Ernesto, sconfigge i pirati in battaglia: si salva solo un vascello, quello su cui si trova Gualtiero, che una tempesta getta sulla costa siciliana, non lontano da Caldora. È qui che il Pirata protagonista, all’inizio dell’opera, giunge naufrago con i suoi.
Imogene si reca a portare soccorso ai naufraghi. Uno dei pirati, Itulbo, per non svelare il piano di Gualtiero, le dà la falsa notizia della sua morte.
Ma quando l’amato le si palesa, Imogene si getta tra le sue braccia. La notizia delle nozze con Ernesto, da cui ha avuto un figlio, sconvolge Gualtiero.
Nel frattempo il Duca viene a conoscenza della presenza sull’isola del rivale
e inevitabilmente tra i due avviene un duello all’ultimo sangue, in cui Ernesto ha la peggio. Nonostante tutto il Pirata si consegna ai cavalieri di Caldora, che lo condannano a morte. Quando a Imogene viene data la notizia impazzisce.

Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

Primo capolavoro di un compositore ventisettenne, “Il Pirata” manifesta già in nuce il melodramma romantico, interrompendo l’imperante stile rossiniano con le sue fioriture belcantistiche.
I temi di amore, morte e follia – che ritroveremo espressi in modo sublime, otto anni dopo, nella “Lucia di Lammermoor” di Donizetti – sono già alla base di questo piccolo capolavoro. Certo, non c’è ancora il melanconico sospiro elegiaco che contraddistingue le tre opere maggiori del compositore, ma l’impronta di Bellini è fin d’ora riconoscibile: come nella grande scena di Imogene del primo atto o nel duetto tra i due amanti del secondo atto, che ricorda da vicino l’omologo de “I Puritani”, nell’uso melodioso dei fiati che introducono le arie, e ancora nei cori, intrisi sempre di pietà per l’accaduto.

Questo nuovo allestimento del Teatro alla Scala, in coproduzione con il Teatro Real di Madrid e la San Francisco Opera, con regia di Emilio Sagi, scene di Daniel Bianco e luci di Albert Faura, ci è sembrato pedissequo e con poca fantasia. E’ ambientato in un non luogo con pavimenti decorati da proiezioni di cieli pieni di nuvole o vetrate oltre le quali si ergono alberi in un paesaggio invernale, su cui si aprono simmetricamente tre accessi per lato, e su cui si erge un soffitto mobile. Una scena fissa dentro cui i personaggi e il coro si muovono attraverso gesti e posture scontati, agghindati con i costumi (improbabili) di Pepa Ojanguren, che vengono riflessi sulle pareti.
Molto bella in verità è l’ultima scena, di grande invenzione ed effetto, dove un enorme drappo nero, calato dall’alto, avviluppa Imogene, in preda alla follia, vicino al brutto monumento funebre di Ernesto.

Efficace, pur senza eccessiva originalità, ci è sembrata, dal punto di vista musicale, la direzione di Riccardo Frizza, che sottolinea comunque in modo pertinente tutte le atmosfere dell’opera, tra il battagliero, l’elegiaco e il romantico.
La parte vocale si regge soprattutto sulla prestazione di Sonya Yoncheva. Il soprano bulgaro tratteggia una Imogene piena di forza e fascino, che si avventura in modo veemente nelle asperità vocali che la parte contiene, riuscendo al contempo ad infondere al suo personaggio tutta la consapevolezza di un destino che la porterà alla sconfitta.
Nel complesso soddisfacente, ma non entusiasmante, la vocalità di Piero Pretti nei panni di un eroico Gualtiero, che ne attutisce però i toni squillanti e gli acuti; vocalmente corretto ma senza particolari slanci l’Ernesto di Nicola Alaimo.

Nonostante i pareri divisi, ancora una volta La Scala ha offerto al suo pubblico la possibilità di gustare un’opera fuori dal consueto repertorio.

Il pirata
Vincenzo Bellini
Direttore Riccardo Frizza
Regia Emilio Sagi
Scene Daniel Bianco
Costumi Pepa Ojanguren
Luci Albert Faura

CAST
Imogene Sonya Yoncheva (29 giu.; 3, 6, 9, 12, 17 lug.), Roberta Mantegna (14, 19 lug.)
Gualtiero Piero Pretti
Ernesto Nicola Alaimo
Itulpo Francesco Pittari
Goffredo Riccardo Fassi
Adele Marina de Liso

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova Produzione del Teatro alla Scala in coproduzione con il Teatro Real di Madrid e la San Francisco Opera

Durata spettacolo: 3h 8′ incluso intervallo

Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 12 luglio 2018

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