Il primo giorno possibile di Kepler 452. Audioguida per una sopravvivenza

Photo: Paolo Cortesi
Photo: Paolo Cortesi

Una delle peculiari grandezze del cinema di Charlie Chaplin è stata quella di aver ragionato, in tempo reale, sulle disgrazie abbattutesi improvvisamente in quei tempi sul mondo.
In “Charlot soldato” (1918) immerge il suo “omino” nell’orrore della Grande Guerra, ne “Il grande dittatore” (1940) si prende amara beffa della follia hitleriana.
Chaplin ci invita in queste due opere a custodire la memoria, per attrezzarci in caso simili nefandezze dovessero ritornare, e ponendoci soprattutto delle domande e delle suggestioni, che (ahinoi) sono servite a ben poco, data la nota stoltezza dell’essere umano.

La giovane compagnia bolognese Kepler 452, che abbiamo amato per due diverse creazioni – una curiosa versione del cechoviano “Giardino dei ciliegi” e “F. Perdere le cose” sul tema dell’assenza ma non solo -, in “Lapsus Urbano // Il primo giorno possibile”, su progetto di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio, ci invita in maniera analoga ad interrogarci su un’altra emergenza che si è improvvisamente abbattuta su di noi, esseri umani che forse ci credevamo immuni dalla possibilità di una pandemia.

La compagnia propone questa riflessione al pubblico, in un ritrovato modo di unirsi a teatro, in modo singolare, fornendo ad una cinquantina di spettatori (a seconda del contesto della performance) delle cuffie, e attrezzando un arbitro (lo stesso Borghesi) a dettare, nell’evolversi dell’evento, puntigliose regole di distanziamento che, se infrante, potrebbero portare fino all’allontanamento dello spettatore, che in questo modo, ma non solo in questo, diventa anche protagonista.

Abbiamo vissuto quest’esperienza a Parma, organizzata per Insolito festival (che prosegue fino al 15 settembre), al centro del Giardino Ducale, in uno spazio delimitato da quattro totem di legno, posizionati ai rispettivi punti cardinali.

Terminate di ascoltare le regole del gioco e indossate le cuffie, ecco che una voce ci propone subito una accorata lettera dal passato, facendoci ripercorrere per filo e per segno tutti i momenti che abbiamo passato, con le nostre speranze e le nostre paure.
Attraverso la voce che si insinua nelle orecchie, corredata a volte da frasi che abbiamo sentito ripetere mille volte nei mesi passati, insieme a echi di telegiornali e pubblicità, la memoria viene stimolata a ricordare le emozioni, i desideri più reconditi, cacciati indietro per necessità, il bisogno degli affetti lontani.
Ci invita poi a giocare, imponendoci, attraverso delle domande, a effettuare delle scelte, che dividono i partecipanti a porsi nei quattro punti cardinali, segnati sul territorio di gioco: chi ha vissuto da solo e chi no, chi in una casa piccola chi in una grande, chi ha ricevuto un sussidio e chi non lo ha avuto, chi crede che il mondo possa cambiare e chi non lo crede affatto, domande che ci invitano ad interrogarci dentro.

E nel gioco teatrale fa capolino anche la morte: spinti dalla voce che ci incalza, proponendo il crudele gioco dell’età che ci obbliga ad avvicinarci l’uno all’altro, e mettendoci reciprocamente in pericolo di contagiare e di essere contagiati, la memoria vola verso chi la malattia ha portato via.

Intanto “fuori” la vita continua: uomini e donne passano rientrando dal lavoro, un ragazzetto fila veloce con la bicicletta, due innamorati bisbocciano su una panchina.
Noi invece riconsegniamo le cuffie, certi che dentro di noi qualcosa non sarà più come prima, forse più consapevoli che il pericolo ci abbia restituito maggiore forza e consapevolezza, più attrezzati per combatterlo meglio. Ma sarà poi vero?
L’arte, il teatro, ancora una volta ci offre la possibilità di tornarci a riflettere.
Dal 1° agosto al 19 settembre a Udine.

Lapsus urbano, il primo giorno possibile
un progetto di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio
coordinamento Michela Buscema
supervisione musicale Bebo Guidetti
a cura di Agorà / Liberty / Kepler 452

Visto a Parma, Giardino Ducale, il 9 luglio 2020

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