Il Racconto d’inverno di Cheek by Jowl: Shakespeare evergreen

Guy Hughes, Orlando James, Joseph Black, Chris Gordon (photo: Johan Persson)
Guy Hughes, Orlando James, Joseph Black, Chris Gordon (photo: Johan Persson)

Dopo “Cymbeline” e “Macbeth”, presentati rispettivamente nel 2007 e nel 2010, è tornata al Piccolo di Milano, in occasione del 400° anniversario della morte di William Shakespeare (il prossimo 23 aprile), Cheek by Jowl, una delle più celebrate e innovative compagnie inglesi, fondata nel 1981 da Declan Donnellan e Nick Ormerod.

Vi è tornata con il nuovo allestimento di una delle opere più complesse dal punto di vista narrativo e meno rappresentate, almeno in Italia, di Shakespeare, “The Winter’s Tale” (“Racconto d’inverno”), che il Bardo trasse dal romanzo del collega più anziano Robert Greene, “Pandosto, or The Triumph of Time” del 1587, a cui aggiunse il personaggio farsesco del manigoldo Autolico, “preso” da un aneddoto di un popolare pamphlet dello stesso Greene sul mondo della malavita londinese.

“Racconto d’inverno” fa parte di quelle opere denominate “Romances”, composizioni intrise di episodi magici e soprannaturali che mescolano commedia e tragedia, in cui i personaggi ottengono giustizia e felicità dopo lunghe peripezie, anche attraverso verità sorprendenti, che di solito giungono alla fine di una trama assai intricata.

Tutte queste variazioni sono presenti in modo compiuto anche in quest’opera dalla composita trama che si ambienta in luoghi e tempi diversi, lungo quindici anni, e che vede al suo centro l’amicizia tra Polissene e Leonte, rispettivamente re di Boemia e di Sicilia, messa fortemente a repentaglio della gelosia folle di quest’ultimo nei confronti dell’amico, che egli crede addirittura legittimo padre della figlia che sta per avere dalla fedelissima moglie Ermione.

Da qui si snoda, mossa dal Tempo in persona, una serie di eventi che non staremo a narrare nel dettaglio per lasciare intatta la curiosità del lettore, visto che è proprio nel piacere di narrare tutti questi fatti portentosi in modo semplice e allo stesso teatrale che si pone l’interesse per l’allestimento di Donnellan.
Basti sapere che tra responsi divini, statue che diventano vive e bambine abbandonate, i rispettivi figli dei due amici convoleranno a nozze, sancendo la pace finalmente raggiunta tra Polissene e Leonte. Una pace raggiunta anche perché nessuno dei personaggi si adatta a reggere le intenzioni venate di follia di Leonte, mossi come sono da un senso di giustizia superiore, che li accompagna in perfetta sintonia con gli intenti morali che stanno alla base del teatro di Shakespeare.

Donnellan divide nettamente in due parti lo spettacolo, affidandosi nella prima, dai toni più lividi, al puro piacere del racconto, senza fronzoli (se si eccettua un uso discreto del video, soprattutto nel momento del processo intentato alla povera Ermione), e dove i personaggi che il Tempo rende universali indossano costumi che si immergono nella modernità.

Nella seconda parte invece il regista, complice il personaggio del furfante Autolico, visto come una specie di scanzonato intrattenitore di feste private, e l’ambientazione popolare dei fatti narrati, cambia in parte il registro, rendendo spesso il clima dello spettacolo più giocoso, in perfetta adesione con la struttura del “Romance” che, come detto, mescola tragedia e commedia, l’alto e il basso, il nobile e il popolare.

Scenograficamente, la grande scatola di legno, che regna solitaria sulla scena, si adatta perfettamente alle diverse esigenze del racconto, ricreando ambienti e facendone uscire ogni volta personaggi in chiave diversa ed intrigante.

Ma il peso di tutto lo spettacolo si regge, anche e soprattutto, sulla bravura di tutto un ensemble attoriale compatto e cospicuo, sempre di grande efficacia nella sua estrema diversità di caratteri, che ci permette per due ore e mezzo di gustare sino in fondo tutte le varie dimensioni ed atmosfere di cui si nutre questo “Racconto d’inverno”.

The Winter’s Tale
di William Shakespeare
regia Declan Donnellan
scene Nick Ormerod
luci Judith Greenwood
musiche Paddy Cunneen
con Orlando James (Leontes), Edward Sayer (Polixenes), Natalie Radmall-Quirke (Hermione / Dorcas), Eleanor McLoughlin (Perdita), Joy Richardson (Paulina / Mopsa), Grace Andrews (Emilia / Time), Abubakar Salim (Camillo), Ryan Donaldson (Autolycus), Chris Gordon (Florizel), Peter Moreton (Old Shepherd / Antigonus), Sam McArdle (Young Shepherd), Joseph Black (Cleomenes), Guy Hughes (Dion / Live Music Coordinator), Tom Cawte (Mamillius)
produzione Cheek by Jowl
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa; the Barbican Theatre; Les Gémeaux/Sceaux/Scène Nationale; Grand Théâtre de Luxembourg; Chicago Shakespeare Theater; Centro Dramático Nacional, Madrid (INAEM)
durata: 2h 45′ con intervallo

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 17 febbraio 2016

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