Il sogno. Il pessimismo di Strindberg nel centenario dalla morte

Il sogno di J. A. Petricich

Il sogno di J. A. Petricich

«Tutto può avvenire, tutto è possibile e probabile. Tempo e spazio non esistono; su una base minima di realtà, l’immaginazione disegna motivi nuovi: un misto di ricordi, esperienze, invenzioni, assurdità e improvvisazioni».
Così August Strindberg presentò il suo “Ett drömspel” nel 1901, e così effettivamente accade per “Il sogno” di John Alexander Petricich, presentato in prima nazionale a Milano, dove sarà in scena fino al 16 ottobre.
È uno degli spettacoli del progetto nato da Teatro Popolare Italiano e Teatro Out Off, con il patrocinio dell’Ambasciata svedese in Italia, in occasione del centenario della morte del drammaturgo (a maggio 2012): un ciclo di spettacoli iniziato lo scorso giugno con “Il Legame”, e che continuerà nella prossima stagione con “La danza della morte” e “La sonata degli spettri”.

Un’occasione interessante soprattutto per la neonata “Famiglia Strindberg”, compagnia che ha messo insieme al lavoro giovani diplomati e attori già affermati. Lo scorso 27 settembre hanno debuttato con oltre 90 minuti di “ricordi, esperienze, invenzioni, assurdità e improvvisazioni” sul palco, esattamente come accade quando, a occhi chiusi, l’inconscio mescola fatti, persone, fobie e desideri reali, con ambienti e situazioni fantastiche, più o meno auspicabili. I sogni, appunto, come descritti dal drammaturgo svedese.
E pure come le “cornici” d’invenzione per contenuti presi o ispirati dalla realtà, a cui ci ha abituati il teatro, dove risaltano meno le anomalie e spicca la normalità.

È proprio il potere “magico” del teatro, che più è assurdo più dà l’immagine della vera vita, a essere sfruttato dall’allestimento di Petricich: nella nera scatola teatrale, che proprio è l’ambiente oscuro dei sogni, le azioni dei personaggi non si completano mai in fatti con un inizio e una fine, ma rimangono episodi sospesi. Frammenti che, ripetendosi, creano angoscia e riproducono quella quotidiana dell’uomo, quell’inquietudine che, di giorno, a “occhi aperti”, ci sembra incomprensibile, e che invece ci appare lucida e lampante se riflessa nei sogni.
Ecco allora gli specchi e i vetri a completare la scena, confusa e movimentata dagli interpreti che, se si fermano, è solo per un breve spazio di tempo, prima di riprendere il loro rincorrersi perpetuo. Sono schiavi dello scorrere del tempo: è questa l’angoscia dell’uomo sulla terra, un “condannato” costretto al supplizio del tempo.
C’è un “superpessimismo”, che in Strindberg è tratto distintivo, e che qui viene ripetuto, in formule diverse, ma soprattutto urlato. Proprio come, nei sogni, non si riesce mai a fare…

IL SOGNO
di August Strindberg
regia, scene e costumi: John Alexander Petricich
con: Valeria Perdonò, Fabio Sarti, Fabio Zulli, Jacopo Zerbo, Francesca Picozza, Federica Toti, Simone Luglio, Leonardo Gazzola, Emilio Zanetti, Laura Locatelli
assistente alla regia: Barbara Alesse
musiche: Ludwig van Beethoven
durata: 1h 35′
applausi del pubblico: 2′ 32”

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 27 settembre 2011

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