Il successo di Stanze. Archinto e Tansini sul teatro nell’abitare domestico

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

E’ iniziato qualche anno fa. Come tutte le altre rassegne di teatro in casa. Una volta anche a casa mia. Lo ricordo ancora. Il mio divano di velluto rosso spostato dal salotto e messo in verticale nel corridoietto fra il bagno e la stanza da letto per far entrare 40 persone che volevan vedere la Eva Braun di Federica Fracassi. Con lei pettinata anni ’30 che gridava “Heil Hitler” sul terrazzino di casa, rivolta verso il caseggiato. Ahhh! Volevo impazzire! La finzione teatrale invadeva il mio privato. L’arte nella sua devastante libertà che invadeva i miei muri, li colorava di tinte libere. Je suis Charlie. Sì, beh certo.

Poi tutto è tornato a posto; il divano rosso nel salotto…
Ma in casa è rimasto il sapore di un evento a suo modo per me extra ordinario. Dopo, tutti a bere un bicchiere, a chiacchierare. L’attrice vicina, l’emozione a fior di pelle. Non sono quasi più riuscito a farne a meno.
Spettacoli fatti in salotto, come tante rassegne che si svolgono in Italia, da Nord a Sud, coinvolgendo un pubblico che segue il teatro magari solo in questa dimensione di prossimità.
Per i milanesi è ormai un appuntamento annuale per certi versi irrinunciabile, con piccole chicche offerte al pubblico, in alcuni casi in anteprima, in altri in esclusiva: attori di primissimo piano del panorama nazionale, come Ermanna Montanari, Mario Perrotta, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, Milena Costanzo

Alberica Archinto e Rossella Tansini però hanno ingegnosamente iniziato a pensare ad un’evoluzione di questo format, che si è molto diffuso in Italia, e quest’anno “Stanze” si è distinto in modo evidente da questo tipo di eventi di teatro in salotto. E ha assunto un tono nuovo, artistico, ulteriore. Facendo passare il pubblico dal giardino della casa museo di Alik Cavaliere a Casa Manzoni.

Che ne dicono le due dominae meneghine del teatro domestico?
“Stanze” è ormai una rassegna che ha consolidato la sua presenza nel panorama milanese, proponendo sia spettacoli già circuitati, sia, e mi pare sia la principale novità di quest’anno, proposte originali, nella maggior parte dei casi site specific.

Come è nata questa idea di pensare a delle vere e proprie produzioni? Ritenente alcune possano circuitare in qualche forma?
In realtà già nel nostro primo anno di attività almeno due spettacoli, “Prodigioso delirio” di Loris/Sala ed “Eva” di Martinelli/Fracassi, erano nati proprio per le nostre “Stanze” e hanno proseguito poi la loro vita sui palcoscenici. Quest’anno la particolarità di certi spazi ci ha come naturalmente spinte a far lavorare alcuni attori e compagnie proprio sulla storia e sulla vita dei luoghi. Alcune di queste proposte possono sicuramente essere ospitate altrove, altre come “Il posto” di Deflorian/Tagliarini necessita per forza della casa Boschi Di Stefano per cui è nato.

Le due ideatrici, Rossella Tansini e Alberica Archinto

Le due ideatrici, Rossella Tansini e Alberica Archinto

La rassegna gli anni passati si era svolta per la gran parte in case private, mentre quest’anno c’è stato un salto verso dimore di pregio storico e architettonico, con una vocazione quasi museale? Perchè questa scelta?
Abbiamo scoperto i luoghi dell’abitare domestico e professionale, come felicemente sono stati definiti, raccolti attorno alle quattro case museo di Milano. Si tratta di studi di architetti e artisti, di mecenati e collezionisti che sono stati significativi per la storia della città. Questi luoghi, anche se aperti alle visite del pubblico, hanno ancora, forte, la loro connotazione “domestica” oltre a non essere molto conosciuti. Abbiamo lasciato (per ora) gli appartamenti, ma siamo ancora in zone contigue e abbiamo l’ambizione di rendere noto al pubblico un patrimonio affascinante.

Qualche numero sulla rassegna negli anni passati e quest’anno?
Nei primi due anni di attività abbiamo realizzato 38 appuntamenti (15 nel 2012, 17 nel 2013 di cui sei a Roma) con circa 1300 spettatori in tutto. Quest’anno abbiamo programmato nove serate e venti repliche complessive, perché alcuni spettacoli sono stati replicati 3/4 volte a sera per un pubblico complessivo di 800 persone circa.

Che futuro vedete per questa iniziativa? Siete in contatto con altre città e/o altre esperienze di teatro in casa altrove in Italia? Può nascere un network?
Il futuro potrebbe essere l’esplorazione di altri studi e case museo a Milano (la rete ne comprende una quindicina in tutto) e ci piacerebbe continuare a programmare, a richiesta, nelle case. Contatti ce ne sono parecchi con altre città italiane. Possiamo, scaramanticamente, tacere per ora quali e con che organizzazioni?

E se doveste realizzare un sogno…?
Cento spettacoli, anzi 99 perché nessuno è perfetto, che si svolgono in altrettante case nello stesso giorno e alla stessa ora. Al termine, tutti, attori, registi, compagnie e pubblico si ritrovano in una piazza per un brindisi collettivo e una festa finale.

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