Il teatro in nuce di Next 15. Ma si lasci più spazio ai giovani!

Animanera ha presentato al Franco Parenti Un altro Amleto
Animanera ha presentato al Franco Parenti Un altro Amleto

Un po’ in anticipo rispetto ai soliti tempi novembrini per essere ben allineati ad Expo, dal 19 al 21 ottobre tre importanti teatri milanesi (Elfo Puccini, Franco Parenti e Teatro Litta) hanno ospitato Next, laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo.
Per tre giorni, ancora una volta, assaggi di mezz’ora dei progetti produttivi di 40 fra teatri e compagnie di questa regione hanno dato occasione, ai molti operatori venuti da tutta Italia e non solo, di assistere ad un’anteprima assoluta del meglio della produzione regionale del prossimo anno.

Il progetto, di sostegno alla produzione teatrale lombarda, è realizzato dall’Agis e promosso e sostenuto dall’assessorato all’Istruzione, formazione e cultura della Regione Lombardia.
La manifestazione, giunta ormai alla sua VII edizione, accanto ai quaranta trailer lombardi ha presentato anche otto spettacoli piemontesi grazie alla collaborazione con la fondazione Piemonte Dal Vivo.

Non potendo raccontarveli tutti, cercheremo oggi di offrirvi uno sguardo sui progetti che hanno stimolato di più la nostra attenzione o la curiosità di vederli finiti.
Molti i nuovi testi originali messi in scena, sia di autori stranieri che italiani, a cominciare dal vincitore del Premio Riccione “Ritratto di donna araba che guarda il mare” di Davide Carnevali, qui con la regia di Claudio Autelli prodotto da LAB121, che mette fervidamente in relazione il diverso linguaggio e sguardo che intercorre tra maschio e femmina nell’atteggiamento occidentale e in quello arabo.
Autelli con semplicità lascia spazio alle parole che rimbalzano dai lucidi duelli dialogici tra i personaggi in campo, ben serviti da Alice Conti e Michele Di Giacomo.

Curiosamente ma significativamente, due testi da poco licenziati dagli autori e di cui vorremmo vedere l’epilogo sono “BAD and breakfast” di Rosario Lisma e “Parassiti fotonici” di Philip Ridley, che trattano della ricerca della felicità, mettendo in scena il possesso di una casa.
In “BAD and breakfast”, nuova produzione del Franco Parenti, sono due giovani sposi ad essere contenti per aver ricevuto una casa dai genitori di lui, morti in un attentato.
Il Teatro Filodrammatici ha presentato, con la regia di Bruno Fornasari, “Parassiti fotonici” la nuovissima commedia dell’inglese Philip Ridley, in cui la casa viene offerta in modo assai sospetto, gratuitamente, anche qui, a una coppia da poco sposata.
Tutti e due gli spettacoli affrontano in chiave allegorica e provocatoria, con uno sguardo a Carver, fino a che punto si possa spingere, in tempo di crisi, il desiderio di possesso di beni materiali nella nostra società del tutto e subito.

Ci piacerebbe sapere anche in che modo terminerà “Secondo Cyrano” di La danza immobile e Binario 7, scritto e interpretato da Alessandro Betti e Alfredo Colina con la regia Corrado Accordino.
Qui si immagina che al casting per la produzione di un nuovo Cyrano si presentino due candidati. Uno dei due arriva prima dell’altro e quando arriva anche il secondo il primo vuole toglierlo di mezzo. Tra i due nasce un gioco esilarante e crudele, che rimanda intelligentemente alla sostanza del fare teatro e che ci piacerebbe si mescolasse fortemente con la commedia di Rostand.
Vedremo!

Eco di Fondo
, uno dei gruppi più interessanti della nuova generazione teatrale lombarda, in “La Sirenetta” usa la metafora della sirena (curiosamente trattato a Next, in altro contesto, anche dal Teatro delle Moire) per parlare della forza inesausta di un essere umano per essere accettato dai simili per ciò che è.
La nota e dolorosa vicenda di un ragazzo che, come altri, si è suicidato per la sua pretestuosa diversità, diventa poetica metafora di un atto di accusa verso una società bigotta e piena di pregiudizi. Giacomo Ferraù e Giulia Viana dirigono sé stessi, con in scena anche Riccardo Buffonini e Libero Stelluti, in un progetto commosso e commovente, da cui fa capolino anche un pizzico di ironia che potrebbe dare ulteriore “pepe” ad uno dei più bei progetti visti quest’anno a Next.

Shakespeare, nell’anno della sua doppia celebrazione, è stato visitato diverse volte, qui a Milano. Tra le tante contaminazioni, quella che ci è sembrata più compiuta è stata quella di Teatro in Folio, che ci parla dell’attualità del bardo in “Shakespeare The Great Rapper”, scritto da Michela Marelli con David Remondini, con le musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Massimo Betti, dove l’attore con verve e pertinenza linguistica fa rivivere compiutamente i versi del Nostro in tutta la loro potenza, ridando il ritmo naturale alle parole, in un interscambio continuo tra passato e presente, che rende esplicita l’universalità creatrice di Shakespeare anche per le nuove generazioni.

Per il teatro ragazzi, ci sentiamo di segnalare invece “Il canto del crescere” del Teatro del Buratto, scritto e diretto da Renata Coluccini, che utilizzando le fiabe, ed in particolare Raperonzolo, propone un vero e proprio sentiero drammaturgico pertinente sul tema della crescita, perno tematico su cui si fonda o dovrebbe fondersi il teatro per l’infanzia.

Sul fronte più performativo Collettivo Pirate Jenny in “Cheerleaders” crea un curioso contenitore “capace di raccogliere da un lato la necessità umana di autoincitamento e dall’altro il bisogno di appartenenza ad un gruppo”. Il pubblico, attraverso degli stimoli legati allo sport, costringono i performer a modificare la loro rappresentazione. In questo modo la stimolante rappresentazione ci sollecita a verificare la nostra e la loro partecipazione in un gioco teatrale assai intrigante, che riflette sui comportamenti umani nei momenti di condivisione degli eventi che ci circondano.

Due progetti assai ambiziosi nella loro identità e costruzione ci sono parsi quello di Teatro I dedicato a Muller e “Pentateuco” de La Confraternita del Chianti, di cui abbiamo visto finalmente una breve porzione del secondo spettacolo dei cinque che verranno presentati, anno per anno, al Teatro Verdi di Milano.

Renzo Martinelli, direttore artistico di Teatro I, con il consueto ausilio di Francesca Garolla e di un gruppo di giovani drammaturghi e attori, ha proposto intorno alla poetica del drammaturgo tedesco Heiner Muller un primo e promettente assaggio di “C’è un diritto dell’uomo alla codardia” da “Germania 3. Spettri sull’uomo morto ed altri materiali”.
Le parole di Muller, sull’accompagnamento ritmato di “Moritat” di Weill, ci presentano “un mondo sgretolato e frammentato, un orizzonte storico esploso, abitato da protagonisti e comprimari che hanno attraversato la storia, in parte modificandola e in parte essendone modificati”.
La storia di un tribolato periodo storico della Germania si presenta al nostro sguardo in modo poetico e lungimirante, entrando direttamente nei gangli più profondi delle ragioni di quei tragici avvenimenti.

L’“Esodo” de La Confraternita del Chianti, che comprende cinque storie di migrazione, si concentra sulle vicende di Rudi, istriano di Pola, che significativamente ha la voce di Diego Runko, istriano come il personaggio che fa da conduttore della storia. Rudi non è mai emigrato, ma tanti ne ha visti partire.
Runko, interpretando diversi personaggi, crea un affresco di volti che ben rappresenta quel complicato coacervo di mezzo secolo di avvenimenti che portarono dall’occupazione mussoliniana all’indipendenza della Croazia.

La riproposizione di un testo in qualche modo classico che ci ha più intrigato è invece stata quella proposta da Elsinor per lo scarpettiano “Miseria & Nobiltà”, dove il regista e attore Michele Sinisi utilizza tutti i dialetti nel riproporre la celebre farsa, per parlare ancora oggi di fame, con un cast di interpreti tra cui spicca un bravissimo ed inedito Ciro Masella alle prese, efficacemente, con la costruzione e l’elaborazione della famosa lettera tratta da “Totò Peppino e la Malafemmina”, il film di Mastrocinque del 1956.  Anche qui non vediamo l’ora di vedere lo spettacolo compiuto.

Ci permettiamo infine di fare una considerazione sui meccanismi di Next, che secondo noi dovrebbero in parte essere modificati nell’intento di favorire ancor di più le nuove compagnie.
E’ infatti probabile che, per fare un esempio, il Teatro dell’Elfo (di cui abbiamo apprezzato il bel quarto d’ora di “Harper Regan” di Simon Stephens presentato da Elio De Capitani) non abbia bisogno di questa vetrina per “lanciare” il suo spettacolo. Largo, insomma, ai più giovani!
Questo ci avrebbe anche evitato di assistere alla brutta figura di Franco Branciaroli, in palese difficoltà con il suo nuovo “Macbeth”, letto in modo goffo e approssimativo, a confronto con i tre ragazzi che lo accompagnavano in scena, che avevano presumibilmente dato l’anima per interpretare in inglese le tre streghe.

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