Il Tramonto sulla Pianura: l’emozione in livrea d’argento

Due dei protagonisti de Il Tramonto sulla Pianura

Due dei protagonisti de Il Tramonto sulla Pianura (photo: Laila Pozzo)

«E il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire», cantava Battiato in “Prospettiva Nevskij”.
È difficile trovare il punto in cui, nel cuore della notte, inizia a baluginare la prima luce dell’alba. Esserne consapevoli aiuta a restare in attesa, a rinverdire ricerca e speranza.

Questa poetica dell’attesa e della speranza la troviamo nel progetto “Il Tramonto sulla Pianura”, testo di Guido Conti, regia e adattamento di Emilio Russo e Caterina Spadaro, di scena al Menotti di Milano fino al 18 maggio con attori del laboratorio over sessanta.
Un luogo per tutte le stagioni, il teatro. Anche le stagioni della vita. E il teatro regala nuova linfa a una brigata d’allegri “vecchietti”: la capacità di pensare in termini di futuro, prefigurando una strada davanti a sé.

“Il Tramonto sulla Pianura” è un affascinante collage d’immagini che in pochi tratti dipinge un’epoca al crepuscolo, fondendo passato e presente. Prefigurando una luce vitale surreale. Il luogo è un ospizio di venticinque anni fa. Ma senza alcun’aria stantia, senza alcun assillo. Non c’è depressione né voglia di rivalsa verso il mondo fuori. Nessun rimpianto, in questi nonnetti, per la perduta gioventù, il perduto amore o la salute che sfiorisce. È un’umanità in armonia, tutt’altro che dismessa.


I personaggi sono singolari, come sanno essere singolari gli anziani. Che tendono a esasperare, col passare degli anni, vizi e virtù, tarli e pallini. C’è la sciantosa affetta da Alzheimer dai capelli pazzi e dagli occhi spiritati. C’è il duca dall’inflessione partenopea, che mostra senza albagia quello che resta dell’antico blasone. Un vegliardo in carrozzella si rassegna all’incontinenza sfinterica, scegliendo di allontanarsi dalla giovane moglie per non gravare sulla sua felicità. C’è il progressista impenitente. E il nostalgico del fascio, immortalato da un’ingessatura in una buffa posa di contrappasso, con braccio teso.

Intanto si avvicina il Natale 1989. Cadono muri e dittatori. A piazza Tien An Men un ragazzo inerme sfida un carro armato. Si susseguono immagini di un mondo che non sarà più lo stesso, sullo sfondo di una scena che è una gigantesca vetrata sulla Pianura Padana, verde, maestosa, custode secolare di storie e misteri.

Che entusiasmo. E che coralità in questi attori dalla livrea d’argento, che hanno accumulato negli anni una marea di emozioni. E adesso non gli sembra vero di sprigionarle, con un’energia da far invidia ai teenager. Ballano, giocano, scherzano. Recitano poesie satiriche, su se stessi e sull’attualità. Rimaneggiando i vangeli per irridere l’arcigna suora che li governa. Cantando a cappella la propria condizione: «Cos’è la vita senza l’amore / è solo un albero che foglie non ha più /e s’alza il vento / un vento freddo / come le foglie le speranze butta giù / ma questa vita cos’è / se manchi tu».

C’è la sensazione che questi attori abbiano espresso solo una parte del proprio potenziale. Se si considera che i provini sono iniziati a marzo, non si potevano far miracoli. E forse è questo il rammarico, averli sottoposti a dei casting come si fa per i ventenni, che hanno una vita per nuove occasioni. Eppure «Gli esami non finiscono mai», osservava perplesso Eduardo.

Gli attori della compagnia vanno allora ricordati a uno a uno. Da Enzo Trovato, sessant’anni, dentro la squadra per il rotto della cuffia, a Marco De Feo, 77 anni, “fuori quota” che ha recitato per Luca Ronconi. Gli altri sono tutti ‘dilettanti doc’: Angelo De Maco, Domenico Galluccio, Ninni Picone, Mariella Clemente, Nadia Cortesi, Maria Stella Cerana, Pardo Kickhoeffel, Anna Maria Paino, Carlo Raimondi, Fiore Cesca, Gianfranco Barili, Sonia Casoli, Federica Rivoli, Diego Ghilotti.
A fare la differenza, come sempre, è il fremito, la voglia di mettersi in gioco e fare gruppo. Il desiderio di tradurre in arte slanci, emozioni, ricordi.

IL TRAMONTO SULLA PIANURA
dall’omonimo romanzo di Guido Conti (edito da Guanda)
con: Marco De Feo, Angelo De Maco, Domenico Galluccio, Ninni Picone, Mariella Clemente, Nadia Cortesi, Maria Stella Cerana, Pardo Kickhoeffel, Anna Maria Paino, Carlo Raimondi, Enzo Trovato, Fiore Cesca, Gianfranco Barili, Sonia Casoli, Federica Rivoli, Diego Ghilotti
adattamento teatrale: Emilio Russo
regia: Caterina Spadaro e Emilio Russo
musiche: Alessandro Nidi
scene: Elena Beccaro e Denise Carnini
costumi: Mariella Visalli
luci: Mario Loprevite
laboratorio condotto da Caterina Spadaro
assistente alla regia: Fiore Cesca
foto di scena: Laila Pozzo
ritratti: di Marco Balbi

durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Menotti, il 13 maggio 2014
 

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