Il Vangelo di Sieni: ricordi, emozioni, fatiche. Interviste

Virgilio Sieni (photo: labiennale.org)
Virgilio Sieni (photo: labiennale.org)
Virgilio Sieni (photo: labiennale.org)

Virgilio Sieni (photo: labiennale.org)

Che meraviglia questo popolo di non-danzatori! E’ ciò che ho pensato quando, come spettatrice, ho assistito a due dei cicli del progetto “Vangelo secondo Matteo”, realizzato da Virgilio Sieni per la Biennale Danza di quest’anno. Non-danzatori danzanti accompagnati, nei loro gesti e nei loro sguardi, dal mistero dell’età che guizzava in attimi imprevisti e commoventi, di cui solo il corpo ha memoria.

Ho avuto la possibilità di vivere il “Vangelo” di Sieni sia come spettatrice che come non-danzatrice, e sebbene l’esperienza come non-danzatrice sia stata indimenticabile, ho comunque avvertito la mancanza dell’altro sguardo durante il terzo ciclo, quando il quadro dell'”Ingresso a Gerusalemme”, che mi vedeva partecipe, è stato presentato.

Ai tre mesi di percorso, condiviso assieme ad altre otto magnifiche donne, alla sensibile genialità di Virgilio Sieni, a Laura Moro che ci ha assistito in tutto e a Marta Zollet che ci ha regalato il suo prezioso incoraggiamento, riconosco la bellezza di un cammino compiuto: l’inizio, l’articolazione e la conclusione. Un cammino che, nel mio immaginario, rimane scandito dalle innumerevoli volte in cui ho steso, pestato, gettato a terra, giocato, annusato un vecchio golfino di lana verde (idealmente il mantello che le donne di Gerusalemme stendono a terra all’arrivo di Gesù), che nel cambio di stagione volevo gettare ma che ora credo non getterò più.

Un percorso lungo e faticoso, anzi, lungo e faticosissimo, con la sua sacca iniziale di entusiasmi e sovraccarichi di curiosità verso l’approccio e le modalità lavorative di Sieni, verso le possibili reazioni del mio corpo messo in azione e in relazione con altri corpi inesperti nonostante l’età, verso un “gioco” distante dalla quotidianità. Di bellissime aspettative trasformate, dopo il primo giorno di prove, in una marea di dolori muscolari e acido lattico, e poi man mano in domande non sempre evase, folgorazioni, tensioni, accorgimenti, falsi arrivi, memorie meccaniche, complicità, energie invisibili e mai pensate, fiducia.
“Abbiate fiducia in Virgilio” consigliava infatti Laura durante la fase finale, quando tutto sembrava cambiare per l’ennesima volta ritmo, pause, sequenze, finalità, ed io, sfinita, pensavo di non poterne più. Eppure la meraviglia è arrivata proprio in quel momento, e la “radura” – cito uno dei non-danzatori come me – si è effettivamente aperta.

Nella visione come spettatrice, invece, la bellezza è stata nella compresenza di mistero e miracolo nei gesti e nelle “articolazioni” di tutte quelle persone di ogni età ed esperienza, arrivate a Venezia un po’ da tutta Italia. Gesti ricchi di generosità e voglia di esserci, di attenzione, delicatezza ma anche forza e solidità, presenza e quotidianità. E la bellezza stava anche, per come Sieni ha strutturato la compresenza, la simultaneità e messo in legame i nove quadri, nella nostalgica e commovente impossibilità di accedere al tutto pur trovandoci così prossimi, pur respirandone la stessa aria, pur sentendo di far parte di quell’istante che sempre terminava troppo presto per poterti appartenere del tutto.

Lo sguardo di Virgilio Sieni non è sempre stato così facile da sostenere, e nemmeno, per quanto fossero creative, le tensioni e le severità durante le prove; però ho apprezzato tanto l’attenzione che ha mantenuto nei nostri confronti fino alla fine, i sorrisi che, con improvvise e buffe sferzate di energia, battute e scherzi, ci ha regalato, e in particolar modo la generosità con la quale ha condiviso con noi questo grande progetto.

Ecco perché, alla fine di questa intensa esperienza, lo abbiamo anche convinto a concederci un’intervista.

Intervista a Virgilio Sieni

Alcuni partecipanti al Vangelo

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