Il visual theatre dei 1927 incanta Teatro a Corte

1927

Gli inglesi 1927 a Torino per Teatro a Corte

Una ‘Candy Girl’ di altri tempi – ma con vestito leopardato – si aggira tra il pubblico del teatro Astra di Torino distribuendo piccoli sacchetti di Granny Drops, dolci caramelline verdi.
La sala aspetta che lo spettacolo “The Animals and the Children Took to the Streets”, della compagnia inglese 1927, cominci. Sulla scena si intravede già la proiezione di un panorama cittadino disegnato, e in sottofondo si sente suonare un carillon.

Le luci si abbassano e una voce fuori scena presenta il Bayou, un terribile sobborgo di una grande città, probabilmente Londra, dove la gente vive rassegnata e ogni giorno si imbruttisce un po’ di più. Per presentarci questo strano palazzo, che ricorda molto le atmosfere dark di Tim Burton, il geniale gruppo inglese ci travolge con una canzone cinica e divertente in cui musica, effetti di animazione video e movimenti degli attori funzionano alla perfezione, come in un ingranaggio ben oliato.

Tutta la storia si regge sulle tre brave interpreti che cantano, recitano e, con movimenti puliti ed essenziali, prendono le sembianze di tanti personaggi molto diversi tra di loro, caratterizzati da posture, lievi smorfie del viso e costumi differenti.


Il teatro visivo si presenta al pubblico torinese in tutto il suo fascino: in una scena spoglia e composta solo da tre pannelli compaiono gli appartamenti del Bayou, i giardini della città, gli uffici del sindaco, le pagine dei giornali e molti altri luoghi. Lo spettacolo è un interessante e riuscito ibrido tra cinema d’animazione, arte espressionista e sovietica, musical e teatro visivo.

Gli sfondi animati da piccoli personaggi in movimento, dalla pioggia che in alcuni momenti cade incessante o da tanti insetti che camminano lungo i muri del Bayou contribuiscono a dare il senso di squallore del sobborgo e danno spessore alla storia che, per alcuni versi, resta comunque un po’ debole. Una buona parte dello spettacolo viene infatti raccontata a livello visivo, rendendo concreta l’essenza del visual theatre, e permettendo agli attori di interagire con le videoproiezioni, costruendo efficaci e a volte poetiche immagini.

Fedele alla sua descrizione di teatro che integra musical, teatro visivo, video e recitazione, lo spettacolo fa ampio uso, perfino un po’ troppo, delle canzoni. E’ attraverso brani cantati e suonati dal vivo dalle tre attrici che facciamo la conoscenza dei personaggi della vicenda: gli squallidi abitanti della Red Harring Street, la cinica e disillusa padrona della residenza, madre della ribelle Zelda, i bambini “pirati” e il triste e poetico portinaio del Bayou, timido eroe della vicenda e, non ultima, la figura positiva e romantica di Agnes Eaves, vestita di rosso e accompagnata dalla piccola Evie Eaves.

Lo stile delle illustrazioni oscilla fra un tratto espressionista e sagome più poetiche e morbide, come quelle di Evie, l’unica bambina disegnata che si stacca dalla folla nera ed uniforme dei bambini del Bayou, che invece si muovono come una massa indistinta.
I bambini “pirati”, guidati dalla rivoluzionaria Zelda, vorrebbero solo essere felici come gli altri abitanti della città, e per questo chiedono a gran voce gli stessi diritti dei bambini ricchi che giocano al parco.
Nascosto dietro una facciata da dark comedy fa così capolino un possibile risvolto sociale dello spettacolo, che pone l’accento su come i diversi luoghi di nascita influenzino poi i destini delle persone.

Dal punto di vista visivo, lo “squallore” morale degli abitanti di Red Harring Street, privi di qualsiasi speranza per il futuro anche per i propri figli, emerge dai vistosi costumi kitsch: nel Bayou tutti gli abitanti indossano abiti leopardati. Tutti tranne Zelda e i suoi pirati, vestiti di nero e di rosso, e il romantico portinaio, vestito anche lui di nero. Il rosso è riservato anche alla piccola Evie e a sua mamma Agnes, un’anima candida e gentile che decide di trasferirsi nel Bayou con la figlia pensando che ai bambini non serva altro che un po’ di affetto, dolcezza e un pizzico di “art attack”.

L’attrice che interpreta il personaggio di Agnes interagisce perfettamente con la silenziosa e poetica figura di Evie, che a tratti sembra quasi prendere vita. Uno dei momenti visivamente più interessanti, in cui la mescolanza di reale e proiettato raggiunge il suo apice, avviene quando, sullo sfondo una pioggia intensa, l’attrice apre un ombrello reale che fa rimbalzare le gocce di pioggia disegnate intorno a lei. Il maniera analoga, il portinaio quando spazza una scena spoglia producendo grosse nuvole di polvere digitale.

La storia prosegue così tra canzoni e racconto fuori scena e nella durata il ritmo risente leggermente del frequente uso di stacchi musicali. A livello drammaturgico la noia viene però evitata grazie ad uno stratagemma semplice ma efficace e divertente. Durante il racconto si scopre che il governo della città ha trovato una soluzione al problema dei bambini-teppisti: verranno “tranquillizzati” con delle innocenti caramelle gommose piene di sedativo chiamate “Granny Drops”. Il pubblico ride, si comincia a fare due più due e c’è chi, con ancora in bocca il sapore delle caramelline alla menta, si sente particolarmente coinvolto.

Il finale riserverà un’altra sorpresa: con un improvviso effetto di straniamento la voce narrante chiede direttamente alla sala quale direzione far prendere ai personaggi per lo svolgersi delle ultime scene. Meglio la strada idealista (tutti felici e contenti) o quella realistica (non tutto va per il verso giusto)? Il pubblico, dapprima timidamente e poi a gran voce, vorrebbe l’happy ending, ma il personaggio del timido portinaio, riprendendo all’ultimo il controllo della scena e della trama, si tufferà invece nel finale realistico, rientrando nella finzione teatrale.

Nessun lieto fine, insomma, per i 1927, invitati in Italia da Teatro a Corte. Nonostante il loro teatro fatto di poesia visiva e interazioni quasi magiche tra personaggi in carne ed ossa e immagini proiettate, lo sguardo sulla realtà rimane cinico e concreto.
La voce mononota di Zelda, ad inizio spettacolo mossa da spirito rivoluzionario, sul finire pare ormai anestetizzata dalle dolci caramelle, svelando la morale della favola (e spesso della vita): “Once you are born in the Bayou, you die in the Bayou”.

The Animals and Children Took to the Streets

ideazione  1927
scritto e diretto da Suzanne Andrade
film, animazione e design: Paul Barritt
musiche: Lillian Henley
costumi: Sarah Munro, Esme Appleton
interpreti: Sue Appleby, Lewis Barfoot, Eleanor Buchan
voce: the Caretaker James Addie
produzione: Joanna Crowley
commissionato da: BAC, Malthouse Theatre, The Showroom (University of Chichester)
con il sostegno di: Corn Exchange Newbury, The Arches & Manipulate Visual Theatre Festival

durata: 1h 15′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Torino, Teatro Astra, il 19 luglio 2013


 

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