Un’Iliade da ragazzi. Mitmacher tra Schliemann e Omero

Che personaggio singolare, Heinrich Schliemann. Che, nel bel mezzo dell’Ottocento, rispolverò Zeus come dio da venerare, chiamò Agamennone il figlio maschio e Andromaca la figlia femmina. Da tedesco matto, malato d’epica e d’organizzazione, si sognò di studiare per filo e per segno Omero con lo scopo di trovare la città di Troia, che gli studiosi ritenevano inesistente. E divenne l’archeologo più famoso di sempre.

Schliemann, il suo delirio, la sua fatica e le sue ossessioni. Il sogno agitato dentro un’alcova, a Napoli, prima di morire. I ricordi, la cronaca, la letteratura. L’esplosione paranoica dell’inconscio. Il grande spettacolo della vita, che unisce arte e leggenda.

“Iliade, mito e guerra”, drammaturgia di Giovanna Scardoni, regia Stefano Scherini, è un importante banco di prova attoriale per Nicola Ciaffoni, che attraversa il grumo di tormenti di una delle storie più affascinanti della letteratura universale.
Ciaffoni spazia su tre livelli narrativi: la figura spiritata di un archeologo; il racconto omerico riportato con focalizzazione interna, secondo il punto di vista di vari personaggi (Achille, Ettore, Elena, Era); il “Doctor Schliemann Show”: un divertissement metateatrale, un gioco delle parti pensato ad hoc per un pubblico di ragazzi.


Alcuni dei giovani spettatori sono catapultati in scena, coinvolti nella trama: c’è una ragione di più per accostarsi in maniera scanzonata al mondo degli dei, frivolo come solo i Greci potevano immaginarselo.

Lo spettacolo della compagnia Mitmacher, per il terzo anno consecutivo di scena al Piccolo di Milano, è una satira pensosa sulla guerra. Bastano una brandina, una zanzariera, una sedia, due tavolini e un attaccapanni, con appesi pochi abiti e cappelli, per dare il la a travestimenti e soluzioni sceniche che evidenziano, con la versatilità di Ciaffoni, anche i caratteri, la psicologia, la sofferenza, l’umanità contraddittoria dei protagonisti.

La scena minimalista dà risalto al testo e alla parola. La geometria delle luci (Anna Merlo) scarnifica il concetto di rappresentazione nella prima parte, mentre nella seconda crea corridoi luminosi, sagome come statuette, gigantesche ombre fumose, che danno rilievo a pose scultoree. Il lavoro però rifugge l’estetismo, punta alle emozioni semplici, cerca il segno incisivo.

Nella crudezza delle descrizioni e delle immagini traspare la cifra dell’Iliade, che è l’attaccamento alla vita, la ricerca di un senso profondo di fronte ai grandi interrogativi esistenziali.
Mitmacher ridisegna gli episodi cruciali del capolavoro omerico. Si focalizza sugli eroismi personali, sui duelli. Definisce con tecnica a sbalzo i grandi personaggi, tratteggiati con umanità ed empatia: Achille sdegnoso e reboante; Agamennone superbo; Crise umile; Menelao vanaglorioso; Patroclo coraggioso e idealista; Ettore valoroso; Priamo fragile padre canuto. I passi più celebri e sofferti del poema si alternano a momenti di profonda ironia. È un flusso di emozioni, confessioni e sfoghi di rabbia.

Nella filigrana di quella che resta la madre di tutte le guerre, s’intravedono i conflitti contemporanei, con i riferimenti sperduti, sottilmente anacronistici, a granate, gas, mitragliatrici. È il filo rosso che accomuna tutte le contese, che rendono l’uomo arido come la polvere che calpesta.
Le sequenze in cui lo spettacolo si trasforma in show – con tanto di coinvolgimento diretto del pubblico – se paiono difettare di cemento logico sul piano drammaturgico, ravvivano la pièce sul piano registico: la rendono inebriante, sottolineando per antitesi le impasse elegiache.

“Iliade, mito e guerra” è un lavoro godibile che preserva coaguli di passione violenta. Esilaranti gli stacchetti dedicati a Era (boa al collo, occhiali da sole e cappello da spiaggia, minigonna e un’acuta voce in falsetto) e ad Apollo (nei panni di un rockettaro dalla voce graffiante). Delicata e sofferta la narrazione dell’incontro fra Achille e Priamo. Il campo lunghissimo della scena finale, dedicato ai roghi di Ettore e Patroclo, è emblematico delle aberrazioni della guerra: dove non esistono vincitori, ed è capovolto l’ordine cosmico che vorrebbe i padri seppelliti dai figli.

ILIADE, MITO E GUERRA
da Omero, drammaturgia di Giovanna Scardoni
con Nicola Ciaffoni
regia di Stefano Scherini
light designer Anna Merlo, scene Gregorio Zurla
costumi Giada Masi, collaborazione artistica Linda Faccenda
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con Associazione Culturale Mitmacher

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Piccolo Teatro Studio Melato, il 13 marzo 2018

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