Ilinx: con Brecht nel vortice del progetto Etre

La compagnia Ilinx al completo

La compagnia Ilinx al completo (photo: ilinx.org)

Penso di aver scritto su Ilinx una delle mie prime recensioni illustrate.
Era l’estate di diversi anni fa e, ospite di Olinda a Milano, la compagnia portava in scena “Mundus”, una delle loro prime idee. Una genuinità incosciente mi pareva li animasse in quell’ora e poco più di spettacolo, durante la quale ci si faceva scherno di creduloni ed esibizionisti, di ignoranti e approssimativi, degli uomini del nostro tempo, insomma: un’originalità drammaturgica naif ma caustica e divertente insieme, tragicomica e farsesca, come molti dei successivi prodotti della casa.

Ilinx è una compagnia che fa parte del circuito Etre, del Progetto di residenze, e che in questi anni ha consolidato la sua missione sul territorio lavorando fra Trezzo, Inzago e gli altri comuni della Lombardia a cavallo delle provincie di Milano e Bergamo, attraverso un’intensa attività di formazione ed educazione diretta e indiretta della popolazione residente al teatro, favorendo la diffusione di momenti di spettacolarità diffusa, che culminano nel festival Tagadà, che si svolge da alcuni anni fra settembre e novembre.


Ilinx attualmente è composta da Cristiano Sormani Valli, Mara Marini, Nicolas Ceruti, Nicola Castelli, Luca Marchiori e Mariarosa Criniti, e predilige l’autoproduzione drammaturgica, la riscrittura dei testi, la creazione di figure allegoriche attraverso le quali dare corpo alle inquietudini e ai malesseri del nostro tempo.
Non a caso, dopo aver dichiarato il dato anagrafico, il loro sito recita: “Ilinx nasce nel 1999 e si occupa principalmente di attività teatrali e formative. Ilinx come contenitore, recipiente di esperienze e progetti che facciano del teatro uno strumento di espressione e contaminazione collettiva. Ilinx si muove sul territorio e si adatta ad ogni luogo: i teatri, le scuole, le biblioteche, le piazze, le autovetture, i bar…”.

Esemplificativi lo storico “Ilinx machine” in cui i cinque spettatori-passeggeri, che accettano il passaggio in auto della compagnia, si trovano di colpo traghettati in un viaggio all’altro mondo, o “Devil Twist and Shout”, un’allegoria sui valori del nostro tempo, in cui i confini di bene e male si fanno di colpo fluidi, e il Diavolo finisce in crisi d’identità. Ma anche il recentissimo “Scatorchio blues”, che tanto ci è piaciuto e che sta girando con successo, grazie ad un mix di testo e musica davvero di rara potenza.

Al bivio fra le passate produzioni, il “Dittico della Fame” e “Devil Twist and Shout”, e la nuova “Ashes of Hell”, ispirata ad “Ascesa e declino della città di Mahagonny”, dopo le date presso il Piccolo Teatro Radio a Meda, casa/progetto di Michela Marelli, la compagnia è stata in scena a Bergamo per la rassegna-evento Luoghi comuni 2012, di cui vi forniremo altra e ampia testimonianza.

Siamo andati anche a sbirciare le prove di “Ashes of Hell”, spettacolo che sta vedendo la gestazione attraverso una serie di sedute di lavoro e di residenze, iniziate l’anno scorso a Trento, e con un gruppo di lavoro misto, che aggiunge alle competenze della compagnia il contributo di altri attori lombardi e trentini. Il debutto sarà in poche date a marzo, e poi più compiutamente tra fine primavera e inizio estate nei festival.

La nuova creazione vuole raccontare cosa resta al nostro mondo dopo l’incendio della dissoluta Mahagonny. A queste questioni ha risposto Nicolas Ceruti, componente storico del gruppo, che sta curando la regia, mentre il testo è opera di Nicola Castelli. Ideale “sequel” dell’opera musicale di Bertolt Brecht e Kurt Weill, il tentativo è quello di attualizzare la critica brechtiana alla società dei consumi attraverso una serie di topoi caratteriali grotteschi, che urlano il loro terrore di sprofondare insieme alla città, come epigoni dei personaggi dei quadri di Bosch.     

Siete alle prese con il debutto di una nuova produzione che prende le mosse da un classico di Brecht. Cosa ci puoi dire di quello che ha ispirato la vostra ricerca?

La nostra è l’epoca della “crisi”, in senso lato, ogni cosa è “crisi”. L’opera Brecht-Weill “Ascesa e declino della città di Mahagonny” sembrava un naturale punto di partenza per indagare i paradossi dell’uomo contemporaneo, in crisi appunto.

Per il lavoro è stato messo insieme un gruppo di attori di diversa provenienza territoriale ed esperienziale. Come ha funzionato l’amalgama fra le professionalità di derivazione della compagnia e gli arrivi esterni?
Un’ottima integrazione: devo riconoscere che il percorso di laboratorio aperto e itinerante, che ha condotto alla produzione vera e propria, è stata una palestra che ha funzionato sia come strumento di indagine e ricerca intorno alla materia, che da strumento di conoscenza tra i diversi attori, e nostra. In ultima analisi Ilinx aveva il bisogno di aprirsi all’esterno e quindi l’integrazione è stata un naturale evolversi dei fatti.

Con questo lavoro la poetica di Ilinx pare tornata a quelle che furono le feconde radici di “Mundus”, un lavoro creativo e di scrittura collettiva. Quale esigenza è stata avvertita in particolare per procedere a questa scelta sulla nuova produzione?
Il nostro è un lavoro partito dall’esigenza di rimettere al centro del lavoro scenico l’attore; la necessità era quella di spogliarsi degli orpelli che a volte condizionano il fare scena. La verità scenica ritengo sia più alta quando l’adesione al progetto la si esplora concretamente e non a tavolino. Mettere, mettersi in moto, produce una serie di energie feconde e meno frustrate da una sovra-scrittura o da un sovra-progetto.

Ilinx in questi anni ha lavorato non solo con drammaturgie (spesso proprie) ma anche con attività di tipo performativo, come la Ilinx machine, che ha molto girato nei festival. Dove sta, se c’è, il confine creativo della poetica della compagnia?
Nessun confine, Ilinx è un battitore libero, è una compagnia di artisti vocata alla necessità della comunicazione e fruisce degli strumenti che ritiene necessari a rendere sempre più efficace la propria arte, non sottovalutando e neppure mitizzando gli strumenti tecnici a disposizione. La necessità è quella di non arrivare a canonizzarsi per diventare riconoscibili, ma di esplorare gli universi possibili per mantenersi sempre vivi.

Come sta cambiando il vostro progetto in un passaggio storico così complesso, anche rispetto alle modifiche delle strategie di finanziamento?

Ilinx non ha mai fruito di un finanziamento pubblico, è una compagnia che nel territorio e nel fare ha sempre trovato la sua risorsa. Chiaramente la crisi economica ed istituzionale finisce per minare anche il proficuo equilibrio nel quale ci siamo costruiti. In questi anni dobbiamo render grazie a Fondazione Cariplo e allo sforzo di piccole amministrazioni locali che sensibilmente hanno sostenuto il nostro lavoro. Oggi, ancor più che in altri tempi, riteniamo importante il fare rete, mettersi in connessione con altre realtà che condividono speranze e difficoltà simili alle nostre. La nostra adesione alla fondazione dell’Associazione Etre vuole essere proprio una di queste iniziative.
 

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