Imitazione è alienazione. Barokthegreat e la minaccia dell’attacco del clone

L'attacco del clone di Barokthegreat
L'attacco del clone di Barokthegreat

L’attacco del clone di Barokthegreat

Sarà capitato a chiunque, almeno una volta nella vita, di riflettere sulla propria identità e unicità. E di metterla in discussione. Possiamo veramente considerarci liberi o viviamo soltanto nell’emulazione di un modello che si impone?

Tocca la corda di questo sentimento condiviso l’ultimo lavoro di Barokthegreat, compagnia fondata nel 2008 dalla musicista Leila Gharib e dalla danzatrice-coreografa Sonia Brunelli, che questa volta affida la scena a due giovanissimi performer che si esibiscono su due scalinate adiacenti: uno (Massimo Simonetto) più lontano dagli sguardi degli spettatori e l’altra (Giorgia Nardin) posizionata in mezzo al pubblico. E’ lei quindi a catalizzare l’attenzione, con un corpo corpo minuto ma forte e dotato di grande carica espressiva che, davanti all’immagine videoproiettata di una specie di uovo in tull con braccia da uomo, ne insegue i gesti, imitandoli pedissequamente.

Inserito nella cornice dell’XI edizione dell’Uovo Performing arts Festival, evento milanese dedicato alle arti performative conclusosi domenica, “L’attacco del clone”- questo il titolo della performance presentata in anteprima alla Triennale – gioca sul concetto di omologazione. E lo fa in modo semplice e diretto. Servendosi da un lato di suoni che, simili a un frastuono indistinto e fastidioso, contribuiscono a favorire una sensazione di ansia claustrofobica e di frustrazione, e dall’altro di un cliché radicato e di immediata percezione, quello del mimo.

La forza della performance risiede non tanto nel messaggio che si intende veicolare, e che può trovare la sua chiave interpretativa nei pantaloni con una stampa del mondo indossati dalla performer e nella testa della statua della libertà che – a fine rappresentazione – compare nella proiezione al posto dell’uomo-uovo, come a sottolineare un ruolo di sudditanza nei confronti dell’America. Bensì nell’intensità interpretativa. La Nardin non solo riproduce i movimenti delle mani proiettate, ma li cerca, se ne nutre come se fossero la sua unica ragione di vita e di senso. Senza, forse, non potrebbe esistere. Ed è per questo che negli ultimi attimi della rappresentazione, quando la figura inizia a rallentare i propri movimenti e sta quasi per fermarsi, lei cerca spasmodicamente di mantenere un contatto, che si concretizzerà nella sua mano che tocca quella video proiettata.

L’ATTACCO DEL CLONE
ideazione: Barokthegreat
performer : Giorgia Nardin, Massimo Simonetto
colonna sonora: Leila Gharib, Francesco “Fuzz” Brasini
coreografia, costume : Sonia Brunelli
riprese, montaggio video: Leila Gharib
collaborazione al dispositivo: Dafne Boggeri
collaborazione teorica: Piersandra Di Matteo
con il sostegno di: Next Laboratorio per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo – Edizione 2012
durata: 20’
applausi del pubblico: 30’

Visto a Milano, Triennale, il 22 marzo 2013

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