In cerca di Ribellioni Possibili con Serena Sinigaglia

Le ribellioni possibili di Serena Sinigaglia

Le ribellioni possibili di Serena Sinigaglia

“C’è sempre un modo per fare in un altro modo”.

All’indomani dell’ultima insurrezione dal basso, quella del “movimento degli antagonisti” che, dopo aver intasato le strade di Roma, ha deciso di accamparsi e presidiare in attesa di risposte (dall’alto), parlare di indignazione e di ribellione sembra ancora più attuale.
Lo sembra oggi ma lo sembrava anche ieri, quando i semi della rivolta erano già nel terreno in attesa di fiorire. E a volte capita che il teatro, che generalmente ha la capacità di riflettere le dinamiche e gli impulsi della società, riesca ad assolvere un ruolo quasi profetico nell’anticiparli.

E’ quello che è successo allo spettacolo “Rebeldias Posibles” che, messo in scena il 14 febbraio 2007 a Madrid dopo un lavoro di ricerca che gli autori Luis Garcìa-Auraus e Javier Garcìa Yague hanno condotto raccogliendo storie e testimonianze di piccole lotte quotidiane portate avanti da singoli cittadini, ha di fatto precorso quella che sarebbe stata la più grande mobilitazione spagnola di protesta contro la recessione e lo strapotere finanziario, il movimento degli Indignados.


Adattata per la scena italiana da Serena Sinigaglia che ne firma la regia, l’opera, debuttata a novembre del 2012, viene riproposta anche quest’anno negli spazi del Teatro Ringhiera.

A riprova del fatto che la crisi ha bisogno ancora di essere raccontata, e che persiste l’esigenza di credere che gli abusi e soprusi di cui siamo costantemente vittime possano essere ancora contrastati con il coraggio di saper semplicemente dire “no”.

Il primo “no” di “Ribellioni Possibili” è quello pronunciato da José Garcìa che, in mutande e circondato da un ammasso di oggetti deteriorati e bruciacchiati, sta tentando da diversi giorni di mettersi in contatto con l’Ufficio Reclami della Compagnia telefonica Telefon, che gli ha ingiustamente addebitato 28 centesimi sulla bolletta. “Perché se accetti un furto di 28 centesimi, finisci senz’altro per accettare molto di peggio”.

L’ostinazione di Garcìa, che deciderà di intentare causa alla compagnia anche al costo di perdere lavoro e famiglia, provoca una reazione a catena di persone che decidono di ribellarsi a un sistema al collasso che li umilia quotidianamente.
Carmen, costretta a vivere a turno da uno dei suoi amici perché il tetto di casa sua è crollato e non si riesce a capire chi debba pagare i lavori, sceglie di non accettare più le scuse che le vengono propinate e di andare direttamente a “bussare alle porte” dei responsabili. 
Luis, un uomo che vorrebbe apostatare ma la burocrazia non glielo permette, decide di disturbare il sistema ecclesiastico con gesti irriverenti e blasfemi.
Infine c’è Petra, che non riesce a far curare la figlia anoressica perché i medici non le danno retta, e finisce per intossicare la ragazza, costringendo in questo modo il sistema sanitario a farsi carico di un paziente che necessita ricovero e cure.

Nel cammino di resistenza che decidono di intraprendere, i personaggi incontrano e si scontrano con datori di lavoro dispotici, avvocati spilla soldi, dottori negligenti, responsabili inesistenti. Simboli di un sistema che si regge anche grazie al ruolo di tutti quei subalterni costretti a piegarsi alle logiche di potere e ad indossare “maschere” per adempiere a un compito imposto dalla società.

Giocando per l’appunto sul concetto di maschera e di doppio, i sei attori in scena, che danno prova di una grande capacità interpretativa, oltre ad incarnare un personaggio, ricoprono anche altri ruoli secondari. E la scena si riempie così di mimi in calzamaglia che rappresentano le “scuse” di un mancato appuntamento e di sagome cartonate indossate dai dipendenti di un’agenzia immobiliare, che svolgono il proprio lavoro con tale distacco e disinteresse da vivere una vera e propria scissione identitaria.

Rispetto alla versione spagnola, quella italiana diventa difatti più grottesca, più eccessiva. Pur puntando sempre su un meccanismo tragicomico (si ride moltissimo), la messa in scena si carica di elementi immaginifici e allegorici, come l’accozzaglia di oggetti logori, simboli delle macerie di un mondo in declino, di cui i personaggi a poco a poco si liberano agganciandoli ad un tirante che li risucchia.

Sebbene a tratti lo spettacolo soffra di qualche caduta di ritmo e di momenti stagnanti, dettati anche dal fatto di dover e voler tenere le redini di troppe storie e di tutte le vicissitudini ad esse correlate, la resa complessiva non ne viene intaccata. Perché a prevalere è l’efficacia delle performance attorali, l’intelligenza della costruzione scenica e la forza di una drammaturgia che tocca le corde di un sentimento condiviso: la necessità di riscattarsi.

RIBELLIONI POSSIBILI
produzione:  ATIR Teatro Ringhiera
di: Luis Garcìa-Araus e Javier Garcìa Yague
regia: Serena Sinigaglia
con: Mattia Fabris, Matilde Facheris, Stefano Orlandi, Maria Pilar Peréz Aspa, Chiara Stoppa, Sandra Zoccolan
scene: Maria Spazzi
costumi: Federica Ponissi
attrezzeria: Maria Paola Di Francesco
luci: Sarah Chiarcos e Alessandro Verazzi
tecnici di scena: Roberta Faiolo, Giuliana Rienzi, Stefano Zullo
assistente ai costumi: Giada Masi
con il contributo di: Gobierno de Espana – Ministerio de Educacion, Cultura y Deporte, Instituto Nacional De Las Artes Escenicas y De La Musica Espana Cooperacion Cultural Exterior
e con il sostegno dell’Instituto Cervantes di Milano

durata: 2h
applausi del pubblico: 2’

Visto a Milano, Teatro Ringhiera, il 19 ottobre 2013


 

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