In tournée con il Teatro dell’Elfo: a Pordenone una mostra ne ripercorre storia e aneddoti

L'arte dell'incontro - Omaggio al Teatro dell'Elfo
L'arte dell'incontro - Omaggio al Teatro dell'Elfo

L’arte dell’incontro – Omaggio al Teatro dell’Elfo

Verrà inaugurata tra poco, alle 18 al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, la mostra fotografica In tournée con l’Elfo, un racconto per immagini della fusione tra una delle più importanti interpretazioni della cultura pop con la ricerca teatrale. Interverranno Maurizio Porro (Corriere della Sera), Elio De Capitani, Ferdinando Bruni e la compagnia.

Fino al 14 marzo attraverso le locandine e gli scatti di alcuni dei maggiori fotografi teatrali italiani, ci si potrà avvicinare al percorso che il Teatro dell’Elfo ha vissuto in Friuli, attraverso spettacoli come Comedians di Griffiths, La bottega del caffè di Fassbinder o Giochi di Famiglia di Srbljanovic. Un percorso completato dalle considerazioni di Gabriele Salvatores, primo direttore dell’ensemble, di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani che gli sono succeduti.
E saranno proprio Elio De Capitani e Federico Rossi, lunedì 10 marzo alle 18 al teatro Arrigoni di San Vito al Tagliamento, ad introdurre un ulteriore viaggio artistico tra aneddoti e ricordi.

Ma l’incontro con l’Elfo non si limita alla mostra: da stasera al 10 marzo saranno  in scena due spettacoli, Il giardino dei ciliegi con Ida Marinelli per la regia di Ferdinando Bruni (15 e 16 febbraio a Pordenone) e Libri da ardere di Amélie Nothomb (il 10 marzo a San Vito al Tagliamento) per la regia di Cristina Crippa.

La storia dell’Elfo di Milano inizia nel 1973, anno in cui viene fondato dai giovanissimi Salvatores e Bruni con un gruppo di amici tra cui Cristina Crippa, Luca Toracca e Thalia Istikopoulou, a cui si uniscono dopo poco Ida Marinelli e Corinna Agustoni.
L’Elfo ha fin da subito un successo generazionale travolgente, culminato nelle dieci repliche a Milano delle Mille e una notte organizzate insieme a Radio Popolare. Repliche speciali a cui partecipano Moni Ovadia, Mario Arcari e tutto il Gruppo Folk Internazionale, che suona dal vivo nello spettacolo. L’Elfo diventa un fenomeno sociologico, il teatro simbolo di una generazione, e nel ’79 gli arriva pure la sede in via Ciro Menotti.
La prima crisi è invece dell’82: le tensioni interne alla compagnia chiudono un’epoca e allo stesso tempo permettono all’Elfo di aprirsi verso l’esterno. Salvatores viene affiancato da altri registi del gruppo ed entrano nuovi attori.
Nasce un nuovo Elfo, che dura fino al 1992: è l’Elfo della fase impressionista (di cui è emblema Il lago, del 1984/85) e della successiva fase espressionista, nel nome di Fassbinder (Petra Von Kant e Bottega del Caffè).
Nel ’92 viene deciso di unire le attività dei teatri Elfo e Portaromana, creando un progetto di repertorio. Si uniscono al gruppo Fiorenzo Grassi e Gianni Valle, e dopo lunghe meditazioni, per la neonata realtà milanese viene scelto il nome di TEATRIDITHALIA: nome nuovo ma identica volontà di continuare a proporsi come luogo del teatro d’arte contemporaneo.

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