Incanti 17. Scene dal piccolo teatro del mondo

Lumimic
Lumimic

Torniamo agli spettacoli del festival di teatro di figura torinese Incanti per soffermarci su una serata che vede tre spettacoli mai presentati prima in Italia. Fra i protagonisti di queste prime nazionali “Lumimic”, una vera e propria metafisica della luce, un suggestivo connubio di arte visiva e musica dal vivo, frutto del riuscito sposalizio creativo fra la compagnia Besllum Art Visual di Mallorca e la rock band torinese zYp.

Davanti al cono di luce di un proiettore, gli artisti Joana M. Pericas e Pau Caracuel fanno scorrere molteplici oggetti, organici e inorganici, e diverse texture e superfici traslucide, sperimentando le diverse possibilità di interazione della materia con la luce. Vengono così a disegnarsi sullo schermo, che a tratti simula una visione al microscopio, mulinelli iridescenti di forme, sovrimpressioni, simmetrie ed asimmetrie, interferenze e cangianti diffrazioni, trasparenze e opacità governate da un principio di incessante metamorfosi.
Forme e cromatismi variano da una sequenza figurale all’altra, giocando su ripetizioni e combinazioni volte ad assecondare e materializzare il paesaggio mistico-sonoro di sottofondo, che punta sulle distorsioni della chitarra elettronica.

L’ipnotico flusso di immagini, che conserva una vaga memoria dell’optical art di Bridget Louise Riley, Richard Anuszkiewicz e Victor Vasarely, sembra richiamare gli psichedelici effetti grafici del noto lettore multimediale Windows Media Player, in cui motivi e colori danzano al ritmo delle frequenze sonore.
Ma il proiettore degli artisti catalani riesce a superare brillantemente la tecnologia del digitale, dando vita a una girandola caleidoscopica di figure frattaliche, una fantasmagoria di corolle, spirali, prismi e arabeschi di luce, che sbocciano ricorsivamente in astratte ed effimere geometrie.

Quello di “Lumimic” è dunque un surreale universo in movimento che avvince lo spettatore in un vero e proprio rapimento mesmerico: notevoli, in particolare, le bufere di atomi luminosi che si alternano a sottili graffi di luce, simili agli artigli pronti a ghermire di un inquietante bogeyman o creatura sotterranea; le colorate soluzioni liquide che tentano di riprodurre le reazioni biochimiche del nostro cervello sottoposto all’assunzione di psicofarmaci; il cielo di nubi alla Turner attraversato da scariche di lampi che diventano sinuosi anemoni arcobaleno; o ancora il disco terrestre visto al telescopio attraverso i fili d’erba agitati da un vento immaginario.

Atmosfera decisamente meno eterea e meditativa è invece quella di “Plastic Heroes”, l'”Apocalypse Now” dei soldatini giocattolo dell’artista israeliano Ariel Doron, che ha come fil rouge la fragilità nascosta sotto la virile corazza bellicista.
A scodinzolare in primo piano è un’adorabile e sorniona tigre di peluche, incarnazione di una natura indifesa che non comprende la violenza della guerra e dunque si permette di giocarci, di agguantare elicotteri militari come fossero nient’altro che insetti fastidiosi. Esilarante la telefonata skype fra Ken e Barbie, vittime di una travagliata relazione a distanza che riesce quasi a commuovere, come anche il coming out di Johnny il soldato, che lascia cadere le armi e rivela la sua passione sfrenata per la disco-music.

Ariel Doron, che ha studiato Cinema all’università di Tel Aviv, con fare scanzonato giunge ad intrattenere il pubblico semplicemente mangiando una merendina e bevendo coca-cola, allusione esplicita agli imperialismi economici occidentali e all’economia dell’intrattenimento che distrae e anestetizza. In questo modo, giocando sul contrasto tra innocenza e violenza, parodizza, ridicolizza e dunque ridimensiona la barbarie umana.

Plastic heroes (photo: Yair Meyuhas)

Plastic heroes (photo: Yair Meyuhas)

La spiccata comicità di Doron è infatti il paravento di un’acuta satira politica, che si rende ancora più manifesta nel secondo spettacolo in rassegna prodotto dall’artista: “Pinhas!”.
È la storia di un’impertinente marionetta a guanto dalla grottesca voce a fischietto che, munita dell’immancabile bastone da slapstick comedy, se ne va in giro a picchiare i propri antagonisti e a subire a sua volta sonore percosse.

Questo Arlecchino o Pulcinella israeliano, il cui fascino sta nell’indeterminatezza di età e genere, a tratti fanciullo dispettoso o vecchiarello incartapecorito, giunge a provocare ed irridere persino i fantocci di Hitler e del generale Moshe Dayan.
L’accompagnamento musicale è affidato alla chitarra di Vittorio Campanella, che inaugura la performance con una canzone napoletana, forse ad omaggiare la tradizione delle guarattelle partenopee.

La crifra stilistica di Doron è sicuramente una poetica del politicamente scorretto, connotata da una buona dose di black humor e da una sfrontata irriverenza che sfiora la blasfemia, laddove persino Gesù è preso a bastonate e messo in croce, mentre la Colomba della Pace viene arrostita e divorata da un famelico cammello. Ma la tematica religiosa e il dialogo diretto con la divinità non paiono affatto fuori luogo, e anzi calzano a pennello, se si ricorda che una delle teorie più accreditate circa l’origine degli spettacoli di marionette è proprio legata alla sfera del sacro e all’animazione e manipolazione di statue degli Dei.

Hitler secondo Ariel Doron

Hitler secondo Ariel Doron

LUMIMIC
immaginario visivo Joana M. Pericàs e Pau Caracuel.
immaginario sonoro Vittorio Campanella, Federico Bevacqua, Gabriele Perrero, Lorenzo Bevacqua.
progetto in collaborazione con l’Institut Ramon Llull per la promozione della lingua e della cultura catalana nel mondo

Prima nazionale

 

 

PLASTIC HEROES
di e con Ariel Doron
consulenza artistica Shahar Marom
co-direttori Rotem Elroy, David Lockard
video Anael Resnick, Ariel Doron
design degli oggetti & manifattura made in China in collaborazione con Figure da Grandi e Associazione 5T

Prima nazionale

 

 

PINHAS! THE FIRST ISRAELI TRADITIONAL GLOVE PUPPET
ideazione Ariel Doron, Shlomit Gopher
con Ariel Doron
realizzato grazie al supporto dell’École Nationale de Théatre (Canada)

Prima nazionale

 

 

Visti a Torino, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, il 6 ottobre 2017

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