Leo Muscato incorona Dario al Regio di Torino

Bozzetto dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino (photo: teatroregio.torino.it)
Bozzetto dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino (photo: teatroregio.torino.it)

Il nostro incondizionato amore per l’opera barocca ci ha condotto al Teatro Regio di Torino per assistere a “L’incoronazione di Dario”, opera in tre atti di Antonio Vivaldi.
La rappresentazione di questa opera giovanile e di rarissima esecuzione (la prima in tempi moderni si ebbe a Siena quarant’anni fa) è stata inserita in un vero e proprio festival che ha coinvolto l’intera città e le sue diverse realtà, per un totale di ventidue eventi.
Composta su libretto di Adriano Morselli, “L’incoronazione di Dario” fu messa in scena per la prima volta il 23 gennaio 1717 al Teatro Sant’Angelo di Venezia con una dedica personale dell’autore al Duca Antonio Ferdinando Gonzaga.

La trama, nei suoi snodi principali, racconta di come, alla morte di Ciro, fra tre pretendenti al trono di Persia – Oronte, Arpago e Dario – scoppi una feroce diatriba su chi debba essere il suo successore. Dario, contrario a una guerra che avrebbe potuto spargere molto sangue, propone che, sospese l’armi, debba essere re chi ottenga per sposa Statira, primogenita di Ciro, donna tra l’altro sempre titubante e mai sicura dei propri convincimenti. Il consiglio di Ciro viene approvato dall’Oracolo del Sole, diventando così legge. Ma Argene, sorella minore di Statira, si oppone per sete di potere al progetto, cercando di irretire Dario, coadiuvato dall’oracolo di corte Niceno, anch’egli immamorato di Statira.
Argene, per ottenere il suo ambito risultato, chiede – imbrogliando Dario – di scrivere per lei una lettera d’amore ad un suo misterioso amante, mostrando poi quella lettera alla sorella e facendole credere che Dario l’abbia scritta proprio a lei; ciononostante Statira rimane titubante sul da farsi, pur restando attratta da Dario.

Come ultima possibilità di cambiar le carte in tavola, Argene convince Statira (con l’aiuto di Niceno e di Flora, la governante di corte) che Dario la stia aspettando fuori città, tra i colli. L’ingenua principessa accetta quindi di farsi trascinare nei boschi, al di là delle mura. Ma Niceno non ha il coraggio di lasciare Statira da sola nel bosco; avvisato dell’accaduto da Flora, giunge Dario e svela a Statira il tradimento della sorella e dei suoi complici.
Nel lieto finale Niceno e Argene vengono puniti e possono così celebrarsi le nozze fra Statira e Dario, che ottiene così il trono.

Come avviene nell’opera seria italiana del Settecento, anche “L’incoronazione di Dario” è in tre atti (a Torino è stata divisa per comodità di ascolto in due parti) dove si alternano recitativi (ai quali è affidato lo svolgimento dell’azione), arie e più strutturati ariosi.
L’allestimento di Leo Muscato (molto significanti le luci di Alessandro Verazzi) conduce la vicenda ai giorni nostri, immettendola in una Persia in cui troneggiano tubature e pozzi di petrolio, ma lo fa cautamente, senza modificare il libretto e senza stravolgimenti di situazioni. A proposito della scenografia va detto che l’accurato lavoro compiuto dal regista è stato affiancato da un vero e proprio percorso didattico con gli allievi dell’Accademia Albertina di Belle Arti.

Ma quel che più conta di questa versione, è il sottolineare di Muscato, in modo contemporaneo, i sentimenti dei vari personaggi, espressi spesso, con bella invenzione, in proscenio a sipario calato.
In questo viene aiutato dalla musica vivaldiana, che lascia poco al virtuosismo vocale degli interpreti, più attento com’è a sottolinearne con le arie i vari caratteri. Tra i numerosi esempi la sublime cantata “Ardo tacito amante”, in cui Niceno fa cantare a Statira i sentimenti che l’oracolo nutre per lei; o ancora, per Statira, la meraviglia delle sordine dei violini in “Se palpitarti in sen”, o l’imitazione del canto degli uccelli nell’altra aria a lei affidata “Sentirò tra ramo e ramo”.
Nell’unico duetto tra Dario e Statira c’è poi un chiaro rimando all’omologo tra Nerone e Poppea del monteverdiano “L’incoronazione di Poppea”. Non mancano nemmeno le arie di furore, come “Ferri, ceppi, sangue, morte” di Argene e “Col furor ch’ in petto io serbo” affidata a Dario.

 

Ci hanno convinto meno le goffe scene di guerra tra gli aficionados di Oronte e Arpago in tuta di lavoro, mimetiche e armi; ma Muscato in tutta l’opera tende soprattutto a cogliere le relazioni tra i personaggi, accentuando in modo delicato anche gli aspetti comici che pure il testo di Morselli contiene, donando a tutti gli interpreti una loro giusta caratterizzazione. Interpreti tutti di grande spessore, soprattutto le donne, a cominciare da Sara Mingardo che, come suo solito, delinea con finezza e giustezza di accenti, anche gustosamente ironici, il personaggio dell’incostante Statira; Delphine Galou è un’Argene che esegue tra l’altro benissimo l’aria impervia “Ferri, ceppi, sangue, morte”. Ci sono nel complesso piaciuti anche gli uomini: Carlo Allemano nel “title role” e il filosofo Niceno del baritono Riccardo Novaro, a cui Vivaldi dona una deliziosa aria per fagotto “Non lusinghi il core amante”.

Ancora una volta abbiamo apprezzato, dopo averla ammirata più volte in Handel e Monteverdi, la direzione di Ottavio Dantone, che ha condotto con maestria l’orchestra del Regio, in piccola parte integrata da specialisti della musica barocca, ad accompagnare in modo perfetto tutti i recitativi, e dando assoluto spessore alle arie e ariosi che Vivaldi concede con maestria in tutta l’opera.

L’incoronazione di Dario
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Adriano Morselli
Musica di Antonio Vivaldi
Prima esecuzione a Torino

Personaggi e Interpreti
Dario, che viene incoronato re dei persiani tenore Carlo Allemano
Statira, principessa semplice, primogenita di Ciro contralto Sara Mingardo
Argene, sorella minore di Statira contralto Delphine Galou
Niceno, filosofo baritono Riccardo Novaro
Alinda, principessa di Media, amante di Oronte soprano Roberta Mameli
Oronte, nobile perfetto, pretendente di Statira mezzosoprano Lucia Cirillo
Arpago, pretendente di Statira soprano Veronica Cangemi
Flora, damigella di corte, confidente delle due principesse contralto Romina Tomasoni
Ombra di Ciro e Oracolo (Apollo) tenore Cullen Gandy

Direttore d’orchestra e clavicembalo Ottavio Dantone
Regia Leo Muscato
Scene e costumi Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
Movimenti coreografici e Assistente alla regia  Alessandra De Angelis
Luci Alessandro Verazzi

Visto a Torino, Teatro Regio, il 22 aprile 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *