Attraversare Napoli durante la partita dell’Italia è una pacchia. Il traffico sparisce, i marciapiedi sono sgombri e ci si può dedicare con calma a una passeggiata senza essere subissati da spintoni e rischi mortali.
Così, anche raggiungere il teatro San Ferdinando, non proprio al centro delle mete più turistiche, non risulta un’impresa. Il nuovo teatro sorge tra i palazzi della piazzetta dedicata a Eduardo De Filippo, in un quartiere popolare e napoletano doc.
Non c’è la calca, anche se è la prima assoluta di Chie-chan ed io, trasposizione teatrale dell’ultimo e omonimo romanzo di Banana Yoshimoto, ad opera di Giorgio Amitrano e con la regia affidata a Carmelo Rifici. Un progetto nato apposta per il Napoli Teatro Festival Italia e ardentemente voluto dal suo direttore, Renato Quaglia.
Ma torniamo al calcio: perché è lui ad avere il sopravvento tra chi è riunito in piazza. Seppure pronti ad entrare a teatro anziché in un bar col maxischermo. Nell’attesa non servono radioline o tv: tutto passa per le urla dei tifosi, che tengono aggiornata Napoli a ogni sospiro di palla. Esultanza, delusione, attesa… c’è tutto in quelle bandiere che tappezzano la città e svolazzano dagli scooter guidati dai ragazzini. Davanti al San Ferdinando ci si divide: c’è chi gioisce o soffre con partecipazione e chi ha stampato in faccia uno sguardo snob indispettito.
Prima d’entrare la partita sarà finita. Gli animi si calmeranno? Ai napoletani l’onore di trasmettere il verdetto. Ma non facciamoci trarre in inganno: i fuochi d’artificio esplosi a raffica in cielo potrebbero anche solo festeggiare un galeotto che, stanotte, ha ritrovato la libertà.
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