Quando vai a vedere uno spettacolo che ha appena vinto il Premio Ubu, se sei un vero appassionato di teatro, un po’ di emozione te la porti dentro, perché sai che starai per vedere qualcosa di certamente interessante.
Se poi lo spettacolo dura 12 ore, con qualche pausa qua è là, 26 sono gli attori in scena, 25.000 i km della tournée che lo aspetta, 12 gli spazi teatrali inusuali (allestiti appositamente) che toccherà, 350 le ore di rappresentazione previste e il tutto si svolge, nel nostro caso, nell’affascinante Hangar Bicocca di Milano, allora l’emozione diventa palpabile.
Tavoli, sedie, oggetti un po’ malandati, con l’aria di essere vecchi e consunti, un po’ fuori luogo vista l’ambientazione, ma stiamo parlando di Dostoevskij, e in fin dei conti è giusto che sia così.
Ecco che inizia la maratona teatrale de “I demoni”, che Peter Stein ha deciso di mettere in piedi in barba alle convenzioni, sostenendo che se uno spettacolo necessita di 12 ore per esser messo in scena, lui le userà tutte quelle ore, anche se non è economicamente conveniente (e infatti lo Stabile di Torino, che doveva produrre lo spettacolo, l'ha abbandonato strada facendo), anche se un’operazione simile non è per tutti i pubblici. Posizione che può essere (artisticamente) condivisibile e accettabile.
In un'anonima cittadina della provincia russa, intorno al 1870, l’arrivo del nuovo governatore Von Lembke e di sua moglie Julia fornisce lo spunto per raccontare la vicenda familiare, politica e sociale che ruota attorno alla figura di Varvara (Maddalena Crippa), generalessa crudele, fredda e ricca, che muove le persone che la circondano come pedine nelle sue mani, cercando una collocazione nel mondo per il figlio Stavrogin, appena tornato dalle sue folli imprese a San Pietroburgo.
I molti personaggi del romanzo rappresentano la Russia provinciale dell'epoca, e il nichilismo che li accompagna assume sfumature inquietanti e crudeli (soprattutto nella figura di Kirillov, Fausto Russo Alesi). Un capolavoro letterario dove le contraddizioni dell’animo umano sono solo una parte del lavoro e le vicende familiari assumono un carattere universale, per elevarsi a emblema della vita di tutti gli uomini.
Nella maratona ideata dal regista tedesco il pubblico non resta mai seduto per più di un’ora e un quarto, e l'idea permette di creare una piccola comunità teatrale che, per un giorno, vive insieme una vera e propria esperienza, certamente unica nel suo genere. Eppure... dobbiamo dire: “Peccato!”. Peccato perché il nucleo centrale dell’operazione, lo spettacolo, non è affatto quello che ci si aspetterebbe. E viene da domandarsi come abbia potuto vincere un Premio Ubu, quando nello spettacolo c’è ben poco di originale.
Stupisce come venga usato nel modo peggiore lo spazio teatrale, a fronte di un luogo suggestivo come l’Hangar Bicocca: gli attori si muovono in uno spazio affascinante e vuoto, ma restano addossati l’uno all’altro in un angolo o nell’altro, quasi attratti costantemente dalle due colonne che dividono la scena, che potrebbero essere utilizzate in molti modi, e invece sono solo un oggetto fastidioso che copre gli attori. Attori che non porgono emozioni ma si limitano a passeggiare nella scena, spostandosi da una parte all’altra.
Il disegno luci, almeno nella prima parte, è fatto di tonalità fredde e forti: scelta interessante, che però spiazza quando i protagonisti restano spesso con il viso al buio. Se l’effetto è voluto, non è molto comprensibile.
Simpatiche le incursioni di Stein, che scandisce il tempo delle scene, e ogni volta comunica al pubblico quanto tempo ha a disposizione per fare una pausa, con un 'savoir faire' tutto tedesco.
Per il resto, nessuna innovazione, il testo viene “raccontato”, a volte bene a volte no, in una litania di tante, troppe ore, in cui i cambi scena avvengono con i tecnici che entrano nello spazio teatrale per spostare oggetti che non sono stati utilizzati. Un tavolo con due sedie viene sostituito da un tavolo con tre sedie. Perché?
Belle le musiche, realizzate dal vivo, con un pianoforte posizionato in mezzo al pubblico, sempre per l’idea che protagonisti della scena e spettatori diventino una cosa sola.
Apprezzabile anche l’allestimento del bosco, in uno dei momenti finali dello spettacolo, dove lunghi monoliti neri vengono usati per rappresentare gli alberi, anche se la scena stride con il resto, che è invece di un realismo quasi esasperante.
Stein spiega di aver scelto di far lavorare gli attori su una recitazione cinematografica perché lo spettacolo possa girare il mondo ed essere compreso da tutti, eppure le scene sono tirate avanti senza convinzione, e alle 16 la metà del pubblico è impegnata nel riposo post-prandiale.
Unici momenti di vera vita sono quelli offerti da Fausto Russo Alesi, che riesce a far riprendere la narrazione e si fa ben seguire: compie delle azioni, non racconta il testo, lo vive.
Ma questo non basta a far apprezzare uno spettacolo che dovrebbe essere l’evento dell’anno e, invece, si mostra quasi come una lunga telenovela a puntate, dove il meraviglioso testo di Dostoevskij si perde e non c’è nulla di quello che potrebbe esserci.
di Fëdor Dostoevskij
regia: Peter Stein
con: Andrea Nicolini, Elia Shilton, Maddalena Crippa, Maria Grazia Mandruzzato, Ivan Alovisio, Alessandro Averone, Rosario Lisma, Fausto Russo Alesi, Irene Vecchio, Franca Penone, Pia Lanciotti, Franco Ravera, Paolo Mazzarelli, Paola Benocci, Graziano Piazza, Giovanni Visentin, Carlo Bellamio, Fulvio Pepe, Luca Iervolino, Riccardo Ripani, Armando de Ceccon, Matteo Romoli, Peter Stein, Nanni Tormen, Federica Stefanelli, Antonella Renzella
al pianoforte: Arturo Annecchino, Giovanni Vitaletti, Massimiliano Gagliardi
durata: 9h 10' (pause escluse)
applausi del pubblico: 3' 50''
Visto a Milano, Hangar Bicocca, il 22 maggio 2010
Commenti (135)
Leggi i commenti
sono d'accordissimo!
La ringrazio per aver scritto qualcosa di dissonante ma vero.
Durante la prima ora lo spettacolo di Stein mi ha ricordato uno spettacolo di Vacis che ho visto a Torino qualche anno fa, su Goethe, la Vocazione teatrale. Ma quello era vivo, e poi durava meno di tre ore. Ebbene: credo che quella volta ne avrei viste volentieri altre tre ore, ma questi Demoni erano proprio noiosi!
Grazie a lei!
due voci dissonanti
Vacis???????????
Certamente a chi piace Vacis non può piacere il teatro di Stein......
...
Credo che a criticare ci voglia sepre molto meno che a saper fare.!!
E allora criticate!
...
...
de gustibus...
Che presunzione!
ecco perché l'Italia va a rotoli
...
La prossima volta scriverò quello che tutti si aspettano così farò felici più persone.
Aria fresca
...
La prossima volta non scriva ciò che gli altri si aspettano per far felice una massa che non sa accettare la visione di altri.
che falsi moralismi!
a me è piaciuto moltissimo
mah!
anche alla relatività c'è un limite...
E' vero ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione. Le opinioni stesse poi possono essere apprezzate o criticate. Tanto o poco. Dipende. Da cosa? Da quanto si discostano da alcuni criteri di sensatezza, oggettività, logica e anche, permettetemi, buongusto e consapevolezza culturale o scientifica. Faccio un esempio terra-terra: se io affermo su un blog che il mare di Porto Marghera è decisamente più bello di quello di Lampedusa, esprimo legittimamente un'opinione, ma non mi devo offendere se qualcuno si scalda contestando me e l'opinione che ( per definizione soggettiva, ma) è tanto distante dal buonsenso.
Potrei contestare le note negative di questa recensione che a mio parere parte da premesse strabiche sul concetto di uso dello spazio, di innovazione teatrale, di recitazione e di azioni che fanno vivere il testo, ma lascio perdere per discrezione.
A questa opinione poi si aggiungono quelle di alcuni commenti qui sopra che si fanno portavoce di 200 persone a botta ( "la metà del pubblico" è stato scritto ). Mi ricordano tanto quei politici di destra che in tv per essere più persuasivi dicono una sciocchezza e poi per rassicurare prima di tutto se stessi aggiungono: "ma tanto la gente lo ha capito, gli italiani lo sanno e stanno tutti con noi".
Vorrei distogliere dalle vostre teste questa sicumera: la stragrande maggioranza del pubblico accorso in massa a I Demoni, fatto di addetti ai lavori e di gente comune, di appassionati e di semplici curiosi estranei a questa cosa di nicchia che è ahimè ormai il teatro, si è letteralmente esaltata e commossa. Le critiche sono tutte unanimi nel riconoscere a Stein la geniale semplicità nel raccontare il grande Dostoevskji, gli applausi finali sembrano quelli di un concerto dei Rolling Stones e durano fino a non farcela più. Solo quei due o tre che sono andati via per legittimi gusti differenti non lo sanno, ognuno è libero di fare ciò che vuole del proprio tempo.
E non parlo qui, attenzione, come persona interessata, non parlo del mio lavoro, parlo del risultato di questa operazione folle, da testimone diretto, oculare e sempre presente del lavoro di tutti quelli che hanno dato vita a questo spettacolo coraggiosissimo.
Si è parlato, ingiustamente, di "attacco al potere" o qualcosa del genere. Bene, per chi non lo sapesse ancora: I Demoni è il più sonoro schiaffo al potere teatrale italiano. Ricordo che lo spettacolo prodotto inizialmente dal Teatro Stabile di Torino è stato cancellato dopo 40 giorni di prove ( con i contratti già onorati coi soldi dei contribuenti ). Per motivi risibili. Ebbene il sig. Peter Stein, che è sì ricco ( e adorato - chissà perchè? - in tutto il mondo ) ma non "potente" in Italia, ci ha messo qualcosa delle sue finanze ( poteva! ) e gli attori già pagati da Torino, che potevano andarsene al mare, lo hanno seguito. Sappiate che i direttori degli altri Stabili italiani, riuniti in una specie di cartello lobbistico, hanno tutti snobbato in massa quest'operazione salvataggio dello spettacolo per non dispiacere Torino. Non confondete I Demoni con altri spettacoli kolossal del Piccolo o di chissà chi. I Demoni sono gli outsider. Punto. Poi è arrivato anche il premio Ubu. Ma chi se ne frega? L'Ubu è la carezza preziosa e troppo stimata di un critico superpotente e sovrano che conta solo per chi ne ha soggezione. Uno spettacolo non vale di più se vince l'Ubu. Questo spettacolo vale perchè ha sortito l'effetto sperato da Stein, portare per mano lo spettatore in un viaggio dentro le atmosfere e l'anima dei personaggi di Dostoevskji. Ho visto gente piangere di commozione, sconosciuti venirci a ringraziare, molti vogliono tornare! Insomma entusiasmo autentico e sorprendente da parte di tutti e chiunque. Ops, di QUASI tutti...scusatemi, stavo cadendo anch'io nel vostro grossolano errore.
Cordialmente.
...
comunque, ribadisco la mia stima per STEIN, per gli attori e per tutti quelli che hanno lavorato al progetto e spero davvero che nessuno se la prenda troppo, se tanto la mia opinione non è importante e non sono nessuno, perchè accanirsi così?
ps. mi sono persa il punto in cui ho detto che apprezzo vacis???
........
Complimenti agli attori e a tutti gli operatori, ma una noia mortale non paragonabile al prezzo improponibile!!!!
Grazie Francesca che con coraggi e rispetto esprimi le tue idee e i tuoi pareri!!!
che noia!
Più modestia.....
Bravo, Signor Bruno!
Se si vuole esprimere una propria idea, che può essere se lo spettacolo è piaciuto o no, benissimo, ma dare giudizi azzardati, effettivamente non è una cosa molto giusta.
...
D'accordo con Francesca
A proposito di Vacis, a me non sembra strano il parallelo. Sono registi diversissimi. Stein è algido quanto Vacis è appassionato. Ma qualche tempo fa ho visto Zio Vanja a Trieste e i costumi, le luci, ma soprattutto la recitazione degli attori, o meglio le geometrie che componevano nella scena con il loro movimento, effettivamente avevano qualcosa in comune. Che per altro si ritrovava anche, per esempio, nel Viaggio in India di Tiezzi. Credo sia semplicemente una sensibilità contemporanea.
Grazie
cavolo che dibattito!
Che sia questo il futuro della critica? Io confesso che mi diverto a leggere questo blog: la recensione della Audisio, con cui per una volta concordo, ma soprattutto i commenti. Mentre le recensioni sui giornali ho smesso di leggerle da un po'. Erano deprimenti. Sembravano pizzini.
E poi aprire la discussione a gente che non va a teatro tutti i giorni per professione, ma ogni tanto, per passione, serve a rompere qualche steccato, qualche fossilizzazione di giudizio. o no?
E' bello leggere la difesa accorata dell'attore dello spettacolo. Ed è vero che non è giusto generalizzare come fa la tv. Però ad andare via prima erano un po' più di due o tre. Ma questo non è importante. E' Bello che la gente prenda posizione personalmente. A me, per esempio questo spettacolo non è proprio piaciuto. Ma leggere le parole di Gorkij, non che mi faccia cambiare idea, ma mi aiuta a comprendere le ragioni di certe scelte. Lo spettacolo l'ho trovato un po' antiquato, come certi cappotti che sanno di naftalina. Ma è vero anche che l'operazione di Stain: mettere alla berlina il Teatro Stabile di Torino, e con lui tutti i teatri Stabili, perchè non sono più in grado di produrre teatro, oggi. Visto che Stein lo spettacolo l'ha fatto con metà dei soldi, beh, questa operazione, da sola vale il premio UBU. E infatti credo che gliel'abbiano dato per questo.
Stein, Vacis, Tiezzi sono registi diversissimi, appartengono a generazioni e contesti diversi. Ma nessuno deve scandalizzarsi se si legge l'uno attraverso l'altro. Io non ho visto lo Zio Vanja di Vacis, sento pareri contrastanti, qualcuno dice capolavoro, altri dicono brutto. Però ho visto molti anni fa lo Zio Vanja di Stein e quello era sicuramente uno spettacolo sbagliato. Peggio di questi Demoni, se possibile. Ho visto su Internet che anche Tiezzi ha messo in scena uno Zio Vanja, qualche tempo fa. Lancio un'idea: c'è qualcuno che li ha visti tutti e tre? Sarebbe divertente confrontarli, no?
Facciamo la classifica!
Madonna quanto ho scritto. Scusate. Fare i critici prende la mano.
Simo
Recensire è impegnativo.....
circa la presunzione
addita Francesca Audisio di scarsa umiltà, eppure mi sembra che i suoi due post siano ben più presuntuosetti.
Mi creda, di fronte alla sua “critica alla critica” (anche se lei non vuole chiamarla così, non saprei definirla altrimenti) sono andata a cercare notizie sulla Audisio per capire chi fosse e dall'alto di quali competenze fosse chiamata a scrivere di teatro. Su una testata poi, mica un blog.
In realtà non occorre arrivare lontano perché in cima a questo sito c'è il link “Redazione” che parla di tutti quelli che scrivono su Klp.
Caspita, due lauree l'Audisio. Operatrice teatrale. Organizzatrice di eventi culturali. Fonda una Compagnia. Giornalista pure.
Forse non è proprio uno zeppo di terra (e con questo rispondo anche a chi recriminava all'Audisio il suo scarso diritto a scrivere di teatro rispetto a chi invece aveva molto diritto di non essere criticato da lei).
Se si calcano le scene, per convenzione, ci si espone alla critica. Ed è uno scontro tra titani perché se da un lato non è che uno può riconoscere solo i critici accondiscendenti e accusare tutti gli altri di essere indegni calpestatori di siti, blog e testate, dall'altro è vero che rompe assai le scatole vedere il proprio spettacolo mal-decantato da uno considerato incapace, insensibile, impermeabile.
Così partono le accuse di presunzione. E sono queste, forse, Bruno, le cose che portano verso la mediocrità e la banalità, soprattutto perché spostano la concretezza del confronto. Non più su argomenti, ma su pippe.
Lo scrivere di teatro, per quanto condotto con cognizione di causa, non può esimersi dal restituire una visione “propria”. Dunque, per questo, "solo" un'opinione? Al contempo tutto 'sto fioccare di riviste su internet - dove tutti hanno voce, indipendentemente dalle competenze - genera confusione.... Come uscire dal gap?
Forse con la fiducia e la selezione. Ma anche col confronto che talune riviste rendono possibile.
Ognuno può selezionare i propri critici di riferimento (anzi, magari ci vorrà indicare i suoi, così tutti potremo illuminarci di fronte al loro potere argomentativo, cosa che lei, forse, non ha trovato su Klp). E ognuno, quando non è d'accordo, può lasciare un commento, come in questo caso. Ma solo dove è possibile, certo non su la Repubblica.
Concludo. L'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, in occasione del Premio della Critica 2010, ha ribadito come "Compito della critica (utile) è creare e favorire continue occasioni di dialogo con gli artisti, il mondo della cultura, le istituzioni, gli enti pubblici, gli spettatori, i lettori".
Non è forse quanto sta avvenendo grazie all'articolo dell'Audisio?
La critica è il critico.....
segue ....pezzo precedente (errore di tasto)
dico la mia - parte 1
Questo per dire che la mia impressione generale, ma forse mi rivolgo soprattutto a Bruno, è che si stiano usando molti termini che non sempre si riferiscono a un significato definito. Io ho fatto il teatro, ho studiato teatro, ho visto e vedo, amato e amo il teatro, che è la cosa di cui scrivo e di cui vorrei continuare a scrivere. Da parte mia posso dire di essere un grande fan dei "forse, probabilmente, magari etc" (leggere per credere), proprio perché - essendo credo tutti d'accordo sul fatto che la critica porti con sé anche e soprattutto un'opinione - aiutano il lettore a "considerare una veduta". Io credo che anche nel PARLARE DI TEATRO, come stiamo facendo in questi stimolantissimi commenti, necessiti di diversi "forse". Lo dico da critico militante, da persona che vive attivamente l'ambiente teatrale e lo vive a tutto tondo, tanto da spettatore quanto da studioso di teatro e da giornalista. In questi anni che compongono la "contemporaneità" ci sono innumerevoli aspetti che non sono ancora chiari. E questo è un bene, sempre. Ci sono anche alcuni ruoli che sono meno chiari di altri. E questo non è sempre un bene. Scendendo più nel pratico, dirò PER ESPERIENZA che è davvero raro, da giovane critico o aspirante tale, conquistarsi un proprio ruolo. A complicare le cose è sicuramente il fatto che la critica si trovi in mezzo a due mondi, quello di chi fa il teatro e quello di chi vede il teatro. Il virgolettato citato da Alessia, che vorrei tanto fosse praticabile tradurre in norma, dimostra una cosa fondamentale: il ruolo del critico è comunicazione, così come lo è, in maniera completamente diversa (e differente di caso in caso) il teatro come forma espressiva. Mentre il lettore, lo spettatore, non deve comunicare niente, se non la propria partecipazione (che è già di per sé un compito). Ha tutto un sapore molto teorico, ma mi porta a esprimere e a condividere con voi quello che ormai è il mio pensiero guida, il mio personale "manifesto della nuova critica". E chi mi conosce lo sa bene quanto rompa le palle a tutti, colleghi e non! :) Quello che secondo me molti artisti non capiscono è che critica e artisti sono parte dello stesso meccanismo, che devono lavorare insieme.
dico la mia - parte 2
Lo stesso vale per chi scrive di teatro. Il mio parere è che in quello che scrive Francesca e che sostiene Alessia non manchi quell'istanza. Trovo che siano chiarissime tutte le ragioni per cui *nella visione di Francesca* lo spettacolo di Stein non è riuscito.
Concludendo, ribadisco quel che ho scritto all'inizio, cioè che bisogna stare attenti a definire troppo i termini, i canoni, le regole. Così come è una questione spinosa l'intera critica e l'intero concetto di "estetica" proiettato su ciascuna arte, lo è altrettanto (per sillogismo) la critica alla critica. Con questo intendo, ad esempio, che se in linea generale non vorremmo mai leggere (per conto mio non vorrei mai scrivere) "è bello, è brutto, mi è piaciuto, non mi è piaciuto", anche questa regola esiste proprio per essere smentita: ad esempio uno spettacolo come quello di Stein (così come Nekrosius, Korsunovas, Latella, Purcarete, Ronconi, lo stesso Brook etc.) è uno spettacolo che (vista l'imponenza) punta proprio a ridefinire il concetto stesso di durata, a distruggere la sensibilità comune con cui ci si approccia a un prodotto teatrale per riorganizzarla su canoni che sono diversi. In qualche modo è un gioco sensoriale molto simile a quelli di Vargas, in cui lo stesso spettacolo si veste sui sensi di chi lo fruisce, con relative differenze di "impressione", spesso abissali.
In questo senso occhio a dire che cosa dovrebbe fare e non fare la critica, perché si sta commettendo una grossa ingenuità: nessuno si permetterebbe con la stessa leggerezza di cosa dovrebbe fare e non fare il TEATRO. Nessuno. Nemmeno... un critico! :)
Io (e molti come me) che frequento principalmente il teatro di ricerca, indipendente o meno, mi sono trovato recentemente - spesso in seguito a una critica magari più severa di altre - ad ascoltare gli artisti che lamentano una carenza di spazi, di soldi, di libertà di lavorare. Come se non fossimo tutti sulla stessa barca. Perché non si comincia a capire che l'ambiente è UNO? Perché non si capisce che non è vero che lo schema è: artisti da un lato, pubblico e critica dall'altro. Lo schema non può che essere: artisti e critica da un lato, pubblico dall'altro. Perché altrimenti la critica NON SERVE A NIENTE. La critica muore.
Questa, così come il tentativo di stabilire quale sia la critica giusta e quale quella sbagliata, sono leggerezze (o comunque posizioni su cui il 'forse' s'impone!) comuni, che - e qui parlo a nome mio e di alcuni miei colleghi - troppo spesso va a nostro danno. E per "nostro" intendo mio e di tutti quei colleghi che stanno buttando sudore e sangue per ricostruire i margini di quella figura sbiadita che è la critica. Per parte nostra, questa battaglia la stiamo combattendo nel modo più limpido e "orientale" possibile, cioè senza imporre dogmi, piuttosto mettendone in discussione altri.
Grazie a chi ha letto e legge.
Capisco e non capisco.....
Dice SergioLG: "Trovo che siano chiarissime tutte le ragioni per cui *nella visione di Francesca* lo spettacolo di Stein non è riuscito". Quali sono? Se ,come viene sostenuto, alla Audisio non manca (riferito allo spettacolo) quello che lei chiama "istanza" ovvero "senso, motivazione o spunto", che cosa allora? Ho letto la recensione di spettacolo a sua firma (Sergio LG) e ne ho apprezzato l'equilibrio e le modalità. Ho pure lasciato un commento. Mi fermo. promettendo di ritornare su un secondo argomento sollevato: la critica da che parte deve stare? Con gli artisti o con il pubblico?
Saluti affettuosi a tutti
Bruno
viva le discussioni
Rileggendo il mio intervento (lunghiiiiissimo) di ieri, mi rendo conto che forse non è stato chiaro un punto, quindi lo ripeto:quello che intendevo dire è che alcuni spettacoli molto più di altri mettono in scena la forma "sensibilità", se ne esiste una. Cioè, alcuni spettacoli sono stilisticamente rigorosi e possono essere analizzati con occhio critico puro, distaccato. "Leopardi Shock", che tu hai letto (ti do del tu, eh) è uno di quelli. Chiaro, semplice, intellettuale, in un certo senso anche freddo. E nemmeno quest'ultimo aggettivo è inteso in senso di "gusto", ma in senso stilistico. Altri spettacoli puntano invece sulla sensibilità dello spettatore. Quello di Stein è un esempio e ne ho citati altri. Ho citato Enrique Vargas come apoteosi, ché i suoi sono percorsi sensoriali, vale a dire - per definizione - qualcosa che esula dal poter essere soggetto a una vera e propria critica distaccata, o quantomeno obbliga il critico a tuffarsi nel proprio stesso giudizio bagnandolo con le proprie "impressioni". Ma senza bisogno di arrivare a Vargas. La scorsa stagione ho visto l'Amleto di Korsunovas. Beh, non mi scorderò mai una cosa, di quello spettacolo: dopo il suicidio di Ofelia lui ha aggiunto alla drammaturgia un blocco intero, un vero e proprio quadro. In poche parole, senza che lo spettatore avesse il tempo di collocarlo all'interno della storia, si snodava questo lungo quadro a cui partecipavano tutti i personaggi (anche quelli già morti) e nel quale DAVVERO non succedeva NULLA! Ma nulla nulla nulla. Qualcuno ogni tanto diceva frasi sconnesse, qualcun altro si aggirava per la scena annioato. Io ero concentratissimo e dopo un po' ho cominciato a soffrire un senso di ansia mai provato. Voglio dire, in un percorso drammaturgico forsennato com'è quello di Amleto (soprattutto nell'ultima parte) Korsunovas ha aggiunto un quadro di buoni 40 minuti in cui non succede niente. Ho pensato "no, aspetta, forse è successo un intoppo tecnico". No. Lui rappresentava il punto limite della follia umana: il tedio. L'aridità totale. Tutto questo per dire che - in uno spettacolo formalmente perfetto - lui ha scompaginato tutto inserendo un momento di frattura che giocava direttamente con la sensibilità dello spettatore, con il suo "status", con la sua emotività del momento. Rischiando magari anche che qualcuno non lo reggesse, che si alzasse. Ed è successo: una decina di persone sono uscite. Quelle che sono rimaste non hanno capito nulla di quel significato, fino alla fine dello spettacolo. Ora, per forza di cose un'operazione del genere giocherà con la sensibilità del critico, che non è affatto prevedibile come reagisca. Korsunovas ha condotto un'operazione sensoriale, di fronte alla quale il giudizio critico avrebbe per forza di cose svicolato sul gusto. io non credo che il miglior critico sarebbe stato in grado di mettere in discussione quel passaggio, se non nominando le sensazioni provate. O ricorrendo alla semplice analisi dell'istanza, come ho fatto io qui. :)
Il critico, le sensibilità e la forma dello scrivere.
Davvero un saluto a tutti.
Bruno
tifosi, critici, giornalisti e... direttori!
Credo anche che Sergio LG abbia lanciato questioni di una portata tale da meritare uno spazio di confronto appositamente dedicato. Chissà, magari.
Comunque, concordo con lei Bruno su alcune legittime richieste da lettore (tipo non dimenticare mai che la scrittura critica non è un atto autocelebrativo, ricordare di essere di servizio alle arti sceniche, l’umiltà, ecc. ecc.).
Ne aggiungo un’altra: l'onestà intellettuale. Il che significa anche restituire uno sconcerto, quando provato e se provato. O tirarsi fuori da meccanismi di celebrazione collettiva se non condivisi (certo poi da motivare, come credo che abbia fatto l’Audisio). Credo, suppongo, immagino che su questi punti converrà con me.
Ora, se ha pratica di giornalismo saprà anche che alcuni grandi esempi ci mostrano come a volte sia necessario tradire la pratica accademica, meticolosamente appresa in qualche scuola, università, master, per confrontarsi con la pratica-pratica, quella della scrittura militante. Il che richiede a volte di infrangerle le regole.
Perdonate il confronto, ma è solo per far capire cosa intendo dire: se l’obiettività, l’imparzialità e un sano distacco che a volte rasenta la freddezza è requisito accademicamente sempre decantato per ogni aspirante buon-giornalista, è anche vero che un reporter di guerra in mezzo ai bombardamenti ha tutti i crismi e le necessità di infrangere questo dogma. Così come un giornalista sportivo durante i Mondiali.
Ebbene, ho l’impressione che a volte, nel suo piccolo, il critico teatrale viva lo stesso conflitto… deontologico. Per questo è molto difficile dettare regole universali di scrittura e quando lei, Bruno, pretende che venga applicato un metodo rigoroso, quasi scientifico, mi verrebbe da dire: non si può! Per questo ribadisco il concetto dell’altro post: forse il segreto della critica “luminosa” è nella selezione, nella fiducia e nel confronto che alcune riviste rendono possibile.
Quando scrive: “...Un articolo come quello scritto dalla signora Francesca Audisio , purtroppo ( lo dico con un certo dispiacere) non passerebbe il vaglio del più scialbo direttore di un qualsiasi bollettino o testata locale di provincia. Non si tratta di uno spettacolo messo in scena dalla proloco paesana...”, ecco, mi sembra un po’ frutto di un nozionismo molto-accademico e poco-pratico.
Anche perché Klp un direttore ce l'ha, è giornalista, ha dato l'ok per la pubblicazione della recensione e credo (anzi sono sicura) che non fosse sotto l'effetto di alcuna droga.
Infine, mi scusi, un’ultima considerazione per rispondere alla sollecitazione che ha lanciato tre o quattro post fa: evviva i tifosi anche a teatro. Evviva ogni recensione capace di infervorare gli animi, che a mio avviso la consapevolezza e la responsabilità non si guadagnano sfogliando o cliccando le riviste col mignolo all’insù.
Che bello.
Poi, certo, il resto è musica, ma sono certa che a qualche concerto prima o poi ci s’incontra!
Un saluto!
errore di tasto passionale.....(senza titolo)
Un abbraccio a tutti.
errori da correggere....
" Con l'accortezza di avvisare il lettore, il quale anche se non la condiovide , non per questo smetterà di leggere i tuoi pezzi. Ma queste erano e sono regole della carta stampata. Quelle del Web, delle tante testate giornalistiche che spuntano come funghi, immancabilmente rischiano, di diventare altra cosa. Con altre dinamiche. Spesso lasciate a se stesse, senza una specifica organizzazione interna, senza troppi controlli. Sopratutto senza verifiche sul campo. Scrivere su un testata cartacea, sia essa una testata a tiratura nazionale o locale, ha delle verifiche dirette. Se scrivi (mi si scusi il termine) "cazzate" il lettore con comprerà più il giornale e qualcuno, addetto ai lavori, prima o poi se ne accorgerà. Sul web ciò è pressochè impossibile, non tecnicamente ( ci sarebbero mille modi per farlo) ma praticamente, poichè non esiste alcun vincolo pratico/economico che lo solleciti......
un'altra correzione..
chiamata in causa...
"Scrivere su un testata cartacea, sia essa una testata a tiratura nazionale o locale, ha verifiche dirette. Se scrivi (mi si scusi il termine) "cazzate" il lettore con comprerà più il giornale e qualcuno, addetto ai lavori, prima o poi se ne accorgerà". Beh, mi permetta di dirle che la stessa cosa accade sul web, dove - anzi - la concorrenza è ancora più spietata. E non entriamo nel merito di quante "cazzate" vengono pubblicate quotidianamente sui giornali o riportate dai telegiornali, perché non finiremmo più.
Evito in genere di partecipare alle discussioni che nascono tra i commentatori per scelta e per mancanza di tempo. Preferisco continuare a lavorare seriamente (credo e spero) ed in silenzio dietro le quinte. Chiedendo in primis umiltà e onestà intellettuale a chi scrive su Klp. Poi gli errori possono commetterli tutti, anche noi, ma non penso sia il caso dell'Audisio, che tanto clamore ha suscitato sui Demoni. Una recensione deve esprimere un parere che va giustificato. E lei lo ha fatto, senza offendere nessuno. Ma Klp non è solo recensioni; è molto altro, mi si permetta.
Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma come anticipato non amo intervenire in questo tipo di dibattiti.
Per concludere, penso che la crescita della testata (seppure nella marea infinita di difficoltà quotidiane) e il seguito che è riuscita a creare dimostrino l'impegno di tante persone che ci credono e che lavorano seriamente, seppur a titolo gratuito. Questo chiedo ai "miei" redattori: serietà, umiltà, onestà, coscienza critica. E libertà di pensiero, cosa che - com'è evidente - appartiene anche a tutti i lettori/commentatori.
Rimane un pacato dissenso...
Prima di congedarmi mi verrebbe la voglia, giornalisticamente parlando, di dare un piccolissimo suggerimento. Visto il tanto” battage” nato sullo spettacolo de “ I Demoni”, perché non provate a trattare l’oggetto (lo spettacolo) anche da altri punti di vista. Non solo una recensione ma altri “pezzi” a corredo: magari qualche intervista (al regista, a qualche attore o più attori), oppure un pezzo di cronaca sul dietro le quinte o altro ancora. Potrebbe completare il quadro e offrire ai lettori qualcosa di più di una o più opinioni sullo spettacolo.
Un saluto a lei, alla redattrice Francesca e tutti gli altri redattori e/o collaboratori.
interessantissimo
il dibattito è nato dal fatto che la critica era divergente dal coro delle critiche a questo spettacolo.
Anche dal fatto che toccava un mostro sacro.
La temperatura poi è salita perchè qualcuno dei lettori del blog ha fatto comparazioni che sono sembrate improprie (Vacis e Tiezzi).
E proprio qui sta il cuore della questione: Internet rivolta le scale di valore e l'idea di critica.
Spettatori che vanno a teatro ogni tanto hanno sensibilità diverse da chi ci va tutte le sere, magari per obbligo. E su Internet possono dire la loro, di sensibilità. Non sarà che questo sposta il compito del critico? Perchè non esiste una branca della critica che studia l'effetto del pubblico sui linguaggi?
Anche perchè,ormai, non c'è più qualcuno che ha autorità indiscussa (anche Quadri non ha più di cinquanta righe ogni paio di settimane).
Internet ridistribuisce l'autorità, la ridefinisce. E in questo modo ridefinisce le categorie di giudizio.
Non è questo che dice la direttrice del blog?
Non è con questa ridefinizione delle categorie del giudizio che bisogna fare i conti?
Pallini e faccine sono ormai presenti nella nostra vita.
Come influiscono sul giudizio la superficie e l'approfondimento?
Uguale: se tutte le parole spese da Bruno Visio producono le proposte di fare pezzi correlati...
Molto meglio le proproste di Simo (qualche intervento fa).
Sono quasi giochi: ma perchè no, Bruno?
Una cosa strana (che puzza un po' di provincietta): Com'è che uno spettacolo noioso come i Demoni di Peter Stein non viene messo a confronto con "Les ephemeres" di Ariane Mnouckine? Dodici ore di puro godimento teatrale?
Non mi si dirà che con tutta la sapienza critica sfoggiata non lo avete visto.
Ahmid
demoni a napoli
uno spettacolo godibile
...
bella teoria....
...
Anonimato
una domanda ?
esternazione da balneante...
Mi scuso...
...
...
la cosa di cui sono un po' meno soddisfatto è che c'è sempre qualcuno (e non mi riferisco direttamente a Bruno Visio, ma in generale a una tendenza) che non vede l'ora di venire a commentare su siti come questo (perché sui giornali non è possibile) tentando - non si sa bene su quali basi - di insegnare il mestiere del critico a chi quel mestiere tenta con fatica di comprenderlo da sé scrivendo e non limitandosi a teorizzare. l'azione resta il mezzo più efficace per comprendere. No, non è una teorizzazione, ma una razionalizzazione.
.....
la parola anche agli spettatori
io forse non ho capito
Tuttavia non è di questo che parlavo, quindi forse prima di tutto non mi sono spiegato io.
@gogol: guarda, se la faccio semplice è proprio perché temo sempre che il discorso, via via che si snodano i commenti, vada sempre più ingrassandosi di motivazioni che non gli appartenevano.
mi spiego: che tutto il polverone alzato da Bruno Visio sul modo di fare critica sia stato soffiato da me e da altri sul RUOLO della critica è un fatto normale, perché un discorso non può prescindere dall'altro, anzi direi che il primo deriva dal secondo.
Altro capitolo: quando dico che non sono d'accordo con la tendenza di molti lettori, ormai troppi, a commentare i siti di critica teatrale usando toni spocchiosi di chi ha la pretesa di insegnare ad altri il loro proprio lavoro, non parlo a caso. Sono molte, troppe le riviste che subiscono ultimamente questi attacchi (che ne so, vatti a leggere teatroecritica). Pieno di gente che vuole insegnare ai redattori come dovrebbe essere la critica. E, ripeto, non mi riferisco troppo a Visio, che almeno ci mette nome e cognome. Ma qui è pieno di gente che dietro a un comodissimo nickname sputa sentenze che non hanno nessun fondamento. E la cosa non è solo offensiva, fa piuttosto mal sperare sul livello generale dei dibattiti che si aprono. Quando dico che "parlo per esperienza" non è per insegnare una verità, ma per esprimere il DATO DI FATTO che nessuno è madre senza aver partorito, in altre parole nessuno ha ben chiaro come si svolge un compito finché con quel compito non si sporca le mani. Avrò modo di parlarne anche proprio su queste pagine, a breve.
ancora a gogol: non capisco davvero questo tuo tentativo di metterla sul piano così specifico di Stein. Non vedo proprio che cosa tu stia cercando di dimostrare, facendo notare che questa discussione si è svolta su QUESTO sito e su QUESTO spettacolo. C'è nelle tue righe tutto uno strano senso allusivo, come se tutti noi, con te, dovessimo renderci conto di chissà quale torbida verità. E se provassi a illuminarci con parole chiare?
W Francesca Audisio
Vorrei solo dire a quelli che hanno espresso indondizionato entusiasmo: mi fa piacere che siate usciti soddisfatti da questo tour de force, ma perchè fare maligne osservazioni o sputare giudizi supponenti su chi non è d'accordo?
caro SergioLg
"Volendo potrei, senza, che nessuna se ne accorga organizzare dieci, quindici, venti commenti tutti a favore o contro questo o quello. Indirizzare una discussione, orientare un giudizio, a seconda delle mie simpatie, tendenze, orientamenti ecc."
VOGLIO FARE UN PROPOSTA: INTANTO PER POTER FARE I COMMENTI SERVE UNA REGISTRAZIONE VERA E CONTROLLATA, ovvero Nome, Cognome e Indirizzo, e altri dati che ne possano verificare l'autenticità. Inoltre anche la registrazione dell'indirizzo IP del soggetto che invia i commenti on line). Sono sicuro che tutto prenderebbe una piega diversa. Si avrebbe una quasi "selezione naturale" dei commentatori effettivi.CI PENSINO I REPSPONDSABILIO DEL SITO. - Cosi non è altro che uno sfogatoio, o quasi. Fanno eccezzioni alcune riflessioni di Bruno Visio.
Bravo Gogol-2
...
Andatevi a leggere quello che scrivono i siti di teatro: sono tutti dei cretini quelli che scrivono bene di questo spettacolo?
mi dirai che...
quindi non ho capito, lottate contro voi stessi?
oltretutto, sempre posto che potrei anche essere d'accordo con voi sull'autenticità dei commenti, io trovo che anche se autografati da nome e cognome lascerebbero il tempo che trovano. non fraintendetemi, eh, io sono tanto contento che si commenti molto questo sito, che venga frequentato. Ma sono ancora dell'opinione che i commenti sono una cosa, il pezzo stesso un'altra. si spera sempre che una discussione virtuosa nasca da un articolo pubblicato. ma non credo che bisogna entrare nel merito della qualità dei commenti come della qualità dei pezzi.
mi spiego: trovo che 9 volte su 10 i commentatori parlino senza poi troppa cognizione di causa. e su questo il nome e cognome influisce solo relativamente.
occorre decidersi.....
mmmm... ancora poco chiaro
nessuna eminenza grigia...
...
...
Finalmente anche a Torino....
Tatro Astra- TPE (Teatro Piemonte eEuropa- Fondazione). Aspetto che si aprano le prenotazioni.... spero ne diate notizia...
gli invisibili - risposta a gor'kji
Il 31 maggio un attore della compagnia di Peter Stein, firmantesi con lo pseudonimo gor'kji, ha postato un legittimo commento in risposta alla recensione della mia amica Francesca Audisio.
Mi ha folgorato il tono autoritario e profondamente offensivo dell'incipit del suo intervento, di cui riporto un significativo estratto:
"E' vero ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione. Le opinioni stesse poi possono essere apprezzate o criticate. Tanto o poco. Dipende. Da cosa? Da quanto si discostano da alcuni criteri di sensatezza, oggettività, logica e anche, permettetemi, buongusto e consapevolezza culturale o scientifica. [...] Potrei contestare le note negative di questa recensione che a mio parere parte da premesse strabiche sul concetto di uso dello spazio, di innovazione teatrale, di recitazione e di azioni che fanno vivere il testo, ma lascio perdere per discrezione. "
Insomma un attore, anonimo, per scelta, (ora capirete perchè) tralasciando di entrare nel merito della recensione di Francesca (sintomo di carenza di argomenti) con un'arroganza da signorotto feudale, liquida una delle firme più significative del nostro panorama critico come una persona priva di logica, buongusto, consapevolezza culturale e scientifica.
Caro gor,kij, sei veramente sfortunato, perchè io sono in disaccordo con il contenuto della recensione, e sono disposto a chi fosse interessato spiegare perchè, senza astio o supponenza. Ti ho menzionato la cattiva sorte, perchè tdopo aver trovato inaccettabili e di cattivo gusto il tuo tono, supponente e intimidatorio, mi sono deciso a fare personali ricerche (fa parte del mio lavoro) al fine di svelare la tua identità, la tua storia. (cfr. cit. iniz).
Udite, udite signori!!! Il personaggio misteriso è...
omissis
Amico dell'Audisio o nemico di "Gorki"?
La seconda cosa anomala di questo “improvviso” commento è che in sottofondo pare far emergere non tanto “l’amicizia” della Francesca Audisio, quanto la “inimicizia” dell’attore (anche qui presunto) a firma di Gorki. A tal punto da “fare personali ricerche” (un detective?) per individuarne l’identità effettiva (nome e cognome vero – omessi da KLP), e la sua storia. Per poi renderla pubblica ai lettori. Per giustificare un tale sforzo di ricerca deve (immagino) essere forte l’obiettivo postosi. Che, a pensar male, a me sembra con tanto la difesa dell’Audisio ma l’attacco all’ attore in questione (vero o presunto).
Magari la signora Audisio , collaboratrice/redattrice di KPL ( spero lo sia ancora..) può far luce su questo vero o presunto “amico” che si firma Rudolph Born. Ci aiuterebbe a capire.
Meditate amici meditate….
Permettetemi in tutta serenità di ripostarvi quanto ho scritto a proposto dei questa forma di commenti il 28 giugno scorso: “Questa pseudo forma di libertà ha sicuramente dei meriti. Quelli di poter dire ciò che ti passa per la mente senza alcuna autorizzazione. Cosa che non si può fare da altre parti. Diciamo che è messo a disposizione uno spazio per sfogare le nostre pulsioni, frustrazioni e, qualche volta anche qualche idea. Ma nulla più. L'articolo, la recensione diventa un semplice pretesto, uno specchio per le allodole.
qualcuno si è accorto della truffa?
La vicenda economica della produzione de i Demoni poi grida vendetta ed il fatto che il Teatro Stabile di Torino abbia deciso di non tutelarsi patrimonialmente espone i suoi amministratori alle veglie o ai sonni della magistratura.
Avete mai visto una situazione dove ordinate uno scaffale ad un artigiano, subito dopo litigate con lo stesso artigiano che non ha ancora terminato il suo lavoro e gli lasciate lo scaffale mezzo terminato e lo pagate pure?
Nessuno di voi intellettuali riesce ad arrivaci?
dunque, IL Teatro stabile di Torino ha speso una cifra x per questo spettacolo e a fronte di questo ingentissimo esborso in ritorno ha ricevuto nulla/nada/nihil, non è strano? non vi sembra strano che dei denari pubblici si perdano in questo modo? che gli amministratori non si tutelino?
.
Lo spettacolo è stato poi adottato e spacciato come produzione del festival di Napoli con esborso di altri denari -tanti- pubblici, persino il comune di Milano ha messo dei denari dentro a questa mitica produzione del demiurgo con la bacchettina in mano.
E poi la storia della mitica produzione indipendente milanese, di quel giovane operatore che ha rilevato lo spettacolo rischiando in proprio...e la turnè internazionale..madeché, il produttore di Steiin in italia è sempre stato un signore poco affabile, da anni lo stesso e lo è ancora, solo adesso ha un paravento.
.....
interruzione terminata, riprendete pure con gli intellettualismi.
seriamente.
ma voi credete ancora a franco quadri? a porchedda? a capitta? alla gregori?
finalmente .....
roberto carlotto 2 la vendetta
...
idee "troppo generoso"? guardavi lo specchio dei tuoi pregiudizi? le tue non idee, le tue omologazioni.
...
dello spettacolo mediocre che grazie al sistema di alleanze e di interessi a rete vende in giro per il mondo non mi frega nulla...
...
e svegliatevi, provate anche solo per dieci minuti a mettere in moto la VOSTRA TESTA.
Non sia danno le perle ai porci....
La linea rimane salda : nessun spreco di materia grigia a chi sa solo manipolare parole e insulti anzichè argomenti e idee. Non si danno le perle ai porci.
Ps. Schersosamente: c'è una rivista che viene propagandata casa per casa da apostoli della fine del mondo. Il suo titolo (paradossale) è : SVEGLIATEVI !!!! Spero non ne volglia diventare un nuovo apostolo.
caro gogol2 hai ragione
eh..vabbè m'arrendo, tu appartieni, con tutta evidenza, al gruppo che deve conservare privilegi e prebende a tutti i costi.
tanti cari saluti.
ps
ti ricordo che sei tu che hai assunto e supposto, nn hai fatto un solo commento nel merito del mio post.
ma non è che il tuo nick ha più a che fare con l'opera che con l'autore?
ah ....ho capito
...
mi ricordi quel tale.
ma seriamente
bastava leggere
...
Ho anche scritto che nel merito auspicavo la veglia della magistratura.
ora puoi ricominciare a dire le tue parolone offensive. ciao.
...stupefatta
...
a "ma seriamente"
saluti amichevoli
.....
io Ho
tu Hai
egli Ha
dicevo, servirebbe leggere, imparare, pensare, capire. Pensare, poi provare ad essere.
Il metodo è lo stesso da secoli, serve fatica. Non sovvertirete nulla basandovi su affettazione, ignoranza, parassitismo/presuntuoso e marginalità culturale subita (evitiamo l'elogio della marginalità che qui non c'entra-si tratta di scrittura come metro del pensiero, di semplici regole).
Altri vi agiscono, i Martone, le Carlotto, i Quaglia, i Laera, i Le Moli, i Borghi, i Valenti, gli Escobar, i Curti (servilli), i Santini, persino le Nonni brrrrr e dico ce ne vuole nevvero?. Che ormai basta vestirsi di nero e essere poco educate e subito si diventa portatrici di complessità culturale.
Vi danno in pasto qualche briciola, un logo. Vi spacciano l'illusione di vivere un tempo moderno ma di moderno appunto rimane il logo, un bel nome cyber, e forse l'intenzione (vostra).
Qualche "residenza" vi quieta per degli anni, un "progetto" vi rende multiorgasmici; parole, parole senza senso, senza sostanza. Il Teatro è altra cosa, legni, cantinelle, tecnici, attori, sudore e SPETTATORI che si emozionano. L'evento e la performance sono la norma di chiusura del sistema borghese che vi ruba lo spazio della vera creatività, della bellezza dell'apprendimento, lento, costante, doloroso.
Il simbolismo significante, banale traslazione della complessità dei postmoderni. Cos'è Baudrillard per gli ignoranti? latella che mette amleto sottosopra. E ancora qualcuno grida al genio. Quanto dolore, HOWL!
Ho visto le menti migliori della mia generazione rincoglionirsi per delle minchiate, le peggiori erano e sono la gran parte, e per loro non c'è mai stata speranza.
Fra L'ETI che chiude e il fintofestival di napoli con fintomanager salvereste il fintofestival perchè fa tanto l'americano (o il berlinese, o lo scozzese a scelta).
Fra intenzione ed espressione poi, in realtà, c'è sempre fatica e talento, mi dispiace per tutti i vari gruppi post raffaelliti, i clandestini, i motiperpetui, i nipotinidibergman e tutti gli altri..oh quante belle suggestioni madama dorè, e POI? e POI? NULLA CAZZO. NULLA.
Stein una volta, forse, è stato geniale, adesso è solo uno che esiste, un altro che sbarca il lunario con L'EVENTO dichiaratamente, sfacciatamente, volontariamente effrattivo e proprio per questo del tutto innocuo.
E rimane sempre aaperta, dolorosamente aperta la questione...come mai il Teatro Stabile di Torino non ha tutelato se stesso, il suo patimonio? come mai il Teatro Stabile di Torino ha ceduto risorse senza corrispettivo al signor Stein e ai suoi produttori? di quale complessità indicibile è macchiata questa vicenda?
in forma anonima o autografa la sostanza non cambia, la domanda non cambia, se una risposta decente esistesse (ne dubito) sarebbe stata data a suo tempo.
ah si dimenticavo, c'è sempre qualcuno che se il dito punta la luna preferisce scrutare il polpastrello invece di guardare verso la luna.
...
Perchè censuriamo?
2. Perchè i soldi per rispondere alle querele per diffamazione noi non li abbiamo
3. Perchè faresti meglio a scrivere le tue accuse (adesso, oltre che essere diffamazioni, appaiono, credimi, come sfoghi inutili e disarticolati ) in una mail firmata, con tuoi dati e nr di telefono allegati. Inviacela! Poi chi lo sa? Potremmo anche chiederti di scrivere un pezzo e non un commento. Se ne vale la pena.
Così invece non abbiamo altra scelta che quella di "tagliare" le parti in cui si "diffama" qualcuno. E' quasi un autobavaglio, certo, peccato che in questo caso le fonti non siano la magistratura né tantomeno fonti certe ed attendibili (chi sei?). Attenzione che il prossimo passo è quello di bannare l'ip!!!
ma seriamente...
Un saluto disarmato.
Doppio OK , KLP
buona fortuna e buon pranzo
Se non capisci, non capisci.
Ipoteticamente puoi pure essere uno di qualche cricca di potere, certo da come scrivi, da come tenti di offendere facendo finta di essere lieve ed equilibrato (io no, ti prendo solo in giro) e da come manchi di argomenti non saresti fuori posto fra una delle falangi nazional-avanguardistico-teatrali (la napoletana? la marchigiana-ravennate-napoletana? la milanese?), però non è un mio problema.
Se sei tra i "fortunati", buon pranzo e buona cena, caviale e e champagne e infine dessert effrattivo e moderno.
Se non lo sei, buon panino con mortadella, buoni laboratori, buoni stage, qualche fringe e tanti auguri lo stesso.
Viva la vita.
ciao
Viva la vita e
ironico, non offensisvo...
Ps. sei completamente fuori strada sul "qualche cricca di potere" e anche s sulle "falangi nazional-avanguardistico-teatrali". Ma proprio, fuori... fuori. Ma è un dettaglio.
Deluso
A qunati è stata inviata una mail di che invitava (con un manifesto entusiasmo) a leggere il commento postato il 31 maggio?
Cmq basta con questo rosario di invettive, sterili e inconcludenti. In un'epoca così poco drammatica bastano due aggettivi per scatenare una rissa. Occore una lisma per smussare i toni.
Una sola osservazione: questo è il mio nome e il mio cognome. Quindi la censura era immotivata.
E non credo di essere così anonimo nel panorama della cultura europea. mi dispiace solo che francesca non abbia fatto alcun cenno a me. Chiudo ad ogni con una citazione dell'Apocalisse di Giovanni 22.12
"Ecco, io vengopresto e il mio premio è con me, per rendere ad ognuno secondo ciò che sarà l'opera sua."
errore caro Born
Fatto
Tu dici che il mio cognome è anonimo? Forse per te, ma non per certi addetti ai lavori. Cmq vi ringrazio per avermi offerto la possibilità di pubblicare prossimamente un approfondito dossier su tutta questa nebulosa vicenda. Che siano resi pubblici i compensi, gli indennizzi e i costi di produzione, la connivenza massonica di certa critica sempre più istituzionale e preconfezionata. In tempi di magra, coloro che hanno la possibilità di mangiare vacche grasse, devono parlare sottovoce e non con questa boria.
Raccolgo l'invito di Francesca (davvero non ti ricordi di me?) di pubblicare tutto ciò in altra sede. Senza offesa per nessuno, più ampia e istituzionale.
credo che il mio nome non lo dimenticherai più.
"Non lo capisco, non lo capisco, eppure non sono un cretino.... Chi glielo aveva detto di non essere un cretino?"
finalmente
Sono lieto che si possa finalmente sapere cosa sia successo nel segreto dei consigli di amministrazione (che peraltro sono del tutto pubblici in forma di verbale).
Rimango convinto che nella vicenda "Demoni" ci sia qualcosa di molto opaco. Ho parlato ad una mia conoscente che esercita la professione di avvocato e lei mi dice che basterà chiedere copia degli atti alla direzione del Teatro Stabile di Torino in via ufficiale con una raccomandata di ritono per ottenere copia di tutti i verbali del consiglio di amministrazione, per quanto riguarda i libri contabili invece la vicenda è più complessa, ma si può chiedere visione.
Lo stesso discorso ovviamente vale per il Festivallo del manager quaglia, che ha "coprodotto" i Demoni e per il comune di Milano che ha in qualche modo finanziato il proseguimento della produzione.
Io chiederò tramite la mia amica copia di questi documenti per provare a capirci qualcosa a parte il gossip.
Le chiedo, ci farà sapere dove pubblicherà i risultati della sua indagine?
grazie
ma...seriamente (assolutamente sconosciuto dappertutto)
con piacere
Abbia pazienza e vedrà...
Riguardo a me, per Giorgio Colli, Umberto Galimberti rappresento una figura indispensabile.
Non era vanagloria la mia, ma nel mio ambito godo di un'incondizionata stima a livello europeo.
Ma questa è una precisazione inutile, ai fini del nostro comune interesse. Le auguro ogni fortuna.
con affetto
Rudolph Born
il livello sale...
sbagliato tasto... riprendo tutto
avviso aa naviganti
La posizione di "ma seriamente" mi è è parsa da subito minoritaria, rispetto ad un sistema, dal quale volente o nolente è stato estromesso. Ed il distacco forzato è uno dei propulsori più potenti nell'individuazione della personalità.
I soggetti di cui si avvale un sistema di potere sono più di due, in quanto è capace, con l'arma implicita del ricatto, ad erigere muri omertosi.
Si tratta di una gelatina composta da amanti di uomini potenti, da amicizie funzionali, da muri omertosi e talvolta da veri e proprie adesioni a sistemi illegali.
Diceva Brecht: " E ci sedemmo dalla parte del torto, perchè tutti gli altri erano occupati..."
Una battaglia è credibile quando fa distinzione tra mandanti, esecutori, complici e concorsi esterni, non quando concentra la sua attenzione solo su un aparte della fitta trama.
Da ANNI IL MONDO DELLO SPETTACOLO E' SOTTO IL GIOGO DEI CAPRICCI PUBBLICI E PRIVATI di alcune eminenze grigie, che godono del sostegno di personalità insospettabili.
Il caso in questione è emblematico: lettere di ringraziamento di burocrati, allegate come promemoria di chissà quali futuri benefici, danno un senso di appartenenza a certi gangli, che, qualora lei fosse stato dall'altra parte del muro, sono motivo di morte per altri. In nome di molti condannati a morte, e di quel principio sempre più relativo che risponde al nome di Verità, consegnerò all'opinione pubblica un"diario di bordo" di questa oscura vicenda. Ora che il giro in navetta sta per concludersi, i marinai si ammutineranno?
So di correre il rischio di sparare nel mucchio, ma non nel caso che ho posto nel blog. Non ho difeso nessuna pagnotta, Stein è uomo di sicuro spessore, e alcune trovate dello spettacolo le ho trovate di indubbio rilievo.
Io faccio sul serio, signor (se vuole le invio una mail personale), ammetto di scherzare, ma solo sulle cose piccole, senza importanza. per rispondere alla sua riflessione sulla questione delle monete, la risposta è in una domanda: ogni avventura come questa ha un inizio e una fine. Quanta parte di questo tesoretto posso acquisire, senza pormi problemi? E la risposta: il mio limite è questo. Chi lo ha osservato non tema per il suo futuro.
dfistinti saluti
Rudolph Born
aspetto una sua mail
Su di Lei sig. Born mi permetto, senza offesa alcuna e con il dovuto rispetto, di mantenere le mie forti riserve ( non sulla sua persona, che non conosco, ma sui suoi veri intenti). Me lo suggerisce il mio intuito, che ormai ha i capelli bianchi, bianchi.
La accontenterò
Ho già precisato che saranno tutelate alcune figure.
Lei, assiduo frquentatore dei palcoscenici da più di un decennio, dovrebbe sapere, di grazia, che è un errore lavare panni sporchi in piazza.
Le sue perpèlessità sui miei reali intenti potrà poi verificarle a giochi fatti. Per la precisione, e per sua informazione, il sostantivo fonte dovrebbe declinarlo al plurale. Se lei solo sapesse... condividerebbe (e lo farà) parte, se non tutto del mio sdegno. lei stesso è ignaro, gentile signore.
evviva
Non si offenda, ma nel tentativo di usare una lingua alta la sua sintassi (che non è ortografia) prende scivoloni di eccessiva pendenza per essere riferibile ad una persona in buona fede.
L'arditezza priva di logica delle sue argomentazioni poi è tutta formale e senza consecutio.
Insomma, accetti il fatto che qui il discorso non è un indovinello sull'identità di una singola persona ma che il caso "demoni" è ormai diventato, speriamo lo diventi su scala maggiore, un caso esplicativo di un sistema di potere, di un metodo, di una classe dirigente.
Per chiarezza: 1) non ho comuni interessi con il sig.Born, non so chi sia (non m'importa) ma abbiamo la stessa curiosità per chi vanta tanta gloria e (forse questo ci accomuna, forse no) come si suol dire "predica bene e razzola male" ; 2) Non lotto contro lo Stabile, non lotto contro Stein, non preferisco l'uno o l'altro, Stein non lo stimo, l'attuale Stabile di Torino lo stimo meno di Stein, almeno dai tempi del prode (o weltrone) Le moli-Borghi; 3) GLI ATTORI non potevano andare al mare con il contratto in tasca firmato, un altro teatro/produttore avrebbe semplicemente contestato la regia e continuato con altro regista, in base al principio: tutti sono utili nessuno è insostituibile, dopo, avrebbe semplicemente iniziato l'azione civile a tutela dei propri interessi. Che mr. Stein sia (si dica che sia) 'no grann' artista (citazione da canzone napoletana) rileva meno di zero ai fini dei valori condivisi di civiltà del lavoro e dei comportamenti sociali (codice civile).
4) Non hanno sbagliato tutti, di certo ad alcuni è parso che lo Stabile non si sia tutelato, che mr. Stein abbia avuto vantaggi economici immeritati, che la sua produzione ne abbia tratto un guadagno illecito, che altri produttori ne abbiano tratto vantaggi illeciti, che altri enti pubblici abbiano messo in questa vicenda denari che non c'era alcuna ragione prendessero quella via, se non ragioni appunto occulte.
Poco gentile Gogol (sempre di più l'opera),
Posso umilmente consigliarle di fidarsi meno del suo intuito e, come dicevo alcuni post addietro, studiare, leggere, informarsi, riflettere, pensare, pensare, pensare.
Lei mi sembra l'esemplificazione del medio giovane teatrante/frequentatore di teatro, il solito bel "complemento a uno" ai tronisti di maria de Filippi ed al suo pubblico, versione ubu. (quadri-maria de filippi) Rastato o comme des garcons, tascapane, occhiale nero fifties, pork pie, avanguardia inconosciuta, gonna e maglioncino grigio ma di buona famiglia, dizione esecrabilmente corretta, tanti ma tanti amici del tutto sconosciuti oh ciao, amooooore. zang coltellata.
Evvabbuò' levità: ma che ce frega ma che c'importa, se l'oste al vino ha aggiunto l'acqua, se franco quadri ha dato un premio al suo amico, al suo parente, e noi gliè dimo e noi gliè famo, gl'hai dato il premio ma nun c'hai fregatoooooo
a Born
Vorrei essere in grado di trasmettere la posizione di assoluta calma che si riceve dal senso di non appartenenza ad alcun gruppo, dall'essere (dal tentare di essere) fonte di riferimento del proprio pensiero.
Quante volte, nei dopo teatro, assisto a discussioni da bar sport su attori/registi/istituzioni e difficilmente rilevo posizioni originali, qualcuno che veda le cose da una posizione originale.
Panettoni natalizi su "Le Albe", il "Progetto Scampia" ( e io che penso che facevano meglio a mandarli a scuola i bambini di scampia, a scuola a sudare sui libri e ne avrebbero fatto uomini migliori forse, ma dopo qualche mese con Martinelli e Roberta Carlotto??? uomini migliori? boh).
Torte Pasquali sui gruppi romagnoli, impacchettare, inquadrare, avanguardia in confezione monodose?
ricerca emma dante figlia brava e diletta della borghesia addolorata che ha visto il dolore dei quartieri in cartolina e cartolina ne produce. e la tradizione ? ah si ci pensa la rilettura abborracciata di qualche mito greco, ci basta una qualche antigone a metafora di indicibili eroismi effrattivi. oh ma a pensarci bene l'Antigone moderna è Berlusconi? ve ne siete accorti? (adesso mi cancellano da tutti i blog del regno di don francuzzo).
it's allright ma, I'm only bleeding.
Aspetto sua e-mail
Buona serata
una boccata d'aria fresca
straordinario il suo ultimo post.
Un ultima battuta per gogol_2: "Mi sono seduto in mezzo a voi per conoscervi meglio. Ora sarete voi a dovervi riconoscere". ha proprio ragione ma seriamente... lei scrive male, pensa male e non sa leggere.
Ai posteri
...
a Born
a presto
ma seriamente... indovina chi scrive?
troppi steig
fatti un po di topolino...che stai da quelle parti
ciao va.
ops anzi
ma come niente nuova yok, sanfrancisco, tokio, mosca, brussell, bellino, sanpietrobuggo?
solo poddenone?
bravi....
grazie di tutto
per me tutto chiaro...
buona giornata a te.
al Born
Grazie ancora per quello che potrà fare.
...
FATTI AVANTI CRETINO!
ciao
attendo articolo/inchiesta/documenti di Born, per quanto mi riguarda appena ricevo i verbali del consiglio d'amministrazione, se c'è materia, faccio un esposto alla procura di torino, milano e napoli, (torino lo stabile, milano il comune, napoli o festivallo)...
ad altro succoso post....
bravo due volte
Poi, questi giovanotti di KLP...che dire, non si capisce bene da che parte stanno...ma anche loro si devono barcamenare...
richiesta per satov
........
Per Born: mi tolga una curiosità, in quale ruolo si trova meglio: quello del dott. Jekyll o del signor Hyde.
Carissimi...
La conseguenza immediata è quella di porvi freno nella maniera più semplice che un censore dell'era web 2.0 conosca, una parola di tre lettere: BAN!
A presto, forse...
Cordialmente
a KLP
Comunque, a voi un buon lavoro.
a Born
a) non rilascio interviste, un tempo le facevo
b) non sono di origini siciliane.
...
E' vero, abbiamo dimenticato "ma seriamente". E si è trattato "seriamente" di una dimenticanza.
Al di là di questo, noi non diamo in mano nessun giocattolo, questo è uno strumento dove lo spettatore/lettore può liberamente esprimere la propria opinione. Tutto qui. Se poi da qualcuno viene utilizzato come spazio per chattare (indipendentemente dall'utilizzo di identità diverse a fronte dello stesso IP) allora non possiamo che intervenire ed agire da moderatori ma, soprattutto, evitare che questo spazio libero ci obblighi a lavorare a tempo pieno solo per arginare sproloqui (o invettive offensive, o materiale riservato) che non portano nessun valore aggiunto ai lettori che seguono Klp. Come già detto, sta nella correttezza di chi scrive far funzionare questo strumento.
Grazie del suo ritorno Gogol_2, è ovvio che IP dinamici prevedono la possibilità di non essere mai bannati del tutto. Va benissimo così.
A livello generale però ribadiamo un concetto: sforziamoci (tutti) di essere costruttivi. L'alternativa è, come sempre, la "guerra fra poveri", della quale siamo, troppo spesso, non solo teatralmente e artisticamente parlando, tristemente maestri.
caro KPL -si, sforziamoci....
Buon lavoro a voi ....
quindi?
ingrassarvi con fondi della comunità?
buona fortuna.
come esempio.
E' il mio ultimo post su un blog che ritengo fascista. P.S. saluti a Francesca
a chiosa
no non è esatto...
rimane l'interrogativo
...
...
domanda
????
forse forse
Allora diciamocele via mail private le verità che non vogliamo dire in pubblico.
e in pubblico ...argomentiamo sulle dignità e sulle necessità.











