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Le giovani compagnie e la critica: videointervista a Renato Palazzi

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Renato PalazziDice la leggenda che, qualche tempo fa, una giovane compagnia (pugliese?) aveva messo in scena, per un bando sulle nuove creatività, una deliziosa commedia: la storia (per quello che siamo riusciti a ricostruire) è quella di una compagnia alle prime armi, che deve allestire uno spettacolo sulla mafia, e aspetta trepidante l’arrivo al debutto di un anziano critico, importantissimo e determinante per le sorti future dello spettacolo.
Aspetta aspetta, aspetta aspetta, l’ansia sale, tra l'arriva e il non arriva...
Alla fine il critico arriva, lo spettacolo ha inizio ma, dopo tanto trepidare, il tanto atteso critico - nel buio della sala - vinto dalla stanchezza si addormenta.

Sarà un caso, una tragica dimenticanza, il duro destino riservato a chi fa dell'ironia la sua arma, ma di questo spettacolo si sono perse le tracce. Qualcuno dice di averlo visto a Torino. Ma a ritrovarne aneddoti e spezzoni si fatica. Insomma, chiunque ne sa qualcosa ci lasci traccia, che tanto questo è periodo di sensazionali scoop svelati nei commenti ai pezzi.

La sostanza, però, è che il rapporto fra giovani compagnie e critica è veramente di difficile costruzione. Klp aveva parlato, a fine maggio, del brillante volume scritto dal critico e docente teatrale Andrea Porcheddu in collaborazione con Roberta Ferraresi, dal titolo emblematico “Questo fantasma. Il critico a teatro”.

Abbiamo approfittato di una serie di incontri organizzati nell’ambito del Fringe del Napoli Teatro Festival per intervistare Renato Palazzi proprio sui temi della prossimità della critica alle giovani realtà, oltre che sulle tendenze del teatro che stanno proponendo le compagnie emergenti in Italia.
Dalla video chiacchierata emergono una scena teatrale che si sta rinnovando e una scena critica “viva” che si sta evolvendo, e che ha bisogno di unire l’esperienza alle nuove sensibilità.

Tra gli esperimenti che, forse meglio di altri tentativi, si sta affermando c'è quello proposto dal Festival Kilowatt, che si svolge in questi giorni a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, come una nuova via alla critica.
Cosa hanno deciso gli organizzatori di questo vivacissimo festival? Innanzitutto di abolire commissioni di critici dai metodi di valutazione a volte poco trasparenti. A scegliere gli spettacoli non sono combriccole prestabilite, ma un gruppo di alcune decine di cosiddetti “Visionari”, composto da impiegati, sciùre di paese dal gusto trasgressivo, ragazzi, commesse, il farmacista e il benzinaio. Loro decidono, dopo estenuanti visioni di dvd e trailer e serrate discussioni, chi è dentro e chi è fuori.
Poi, a vedere, discutere, dibattere nei giorni del festival (da oggi al 25 luglio) è un gruppo di critici, scelto fra esperti, espertissimi, nuove generazioni e cronisti d’assalto: sono loro i "Fiancheggiatori". Questo mix innovativo cerca di raccogliere le esperienze ma anche di spingere verso un naturale ricambio di energie che solo chi non è lungimirante non sostiene.

E’ un po’ quello che racconta anche Palazzi, uno dei critici più attivi nello scenario nazionale per le sue storiche collaborazioni al Sole 24 Ore e ad altri periodici di informazione teatrale, oltre che una delle anime pulsanti del progetto Etre. Ogni volta che lo si incontra sa indicare un nuovo teatrino sbucato in mezzo ai monti e alle valli lombarde, con una nuova e tenace compagnia che…
Ha ancora quella forza sfacciata che lo spinse, anni or sono, a citofonare al Piccolo Teatro per chiedere a Paolo Grassi e Giorgio Strehler di collaborare. Di lì una storia di professionismo nel fare testimonianza e cronaca della scena, dai toni militanti.

Questo modo di vivere il teatro, che deve sempre trovare nuovi e vivaci interpreti, ci fa sperare che - per molti che lavorano con fatica nel buio - esista sempre una possibilità di venir fuori, senza aspettare “questi fantasmi”. Un contributo che potrà stimolare un confronto su quali sono i compiti del moderno critico teatrale. A cosa serve, a chi serve e, soprattutto, serve?

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