Inequilibrio 2014: la scommessa della nuova direzione Fumarola e Masi

Inequilibrio 2014

Inequilibrio 2014A poche ore dall’inizio di Inequilibrio 2014 (stasera alle 19), abbiamo intervistato Angela Fumarola e Fabio Masi, dal primo gennaio condirettori artistici di Armunia.
Il festival si articolerà in due settimane (25-29 giugno e 2-6 luglio) per un cartellone molto ricco, con 19 prime nazionali di teatro e danza, frutto delle esperienze residenziali che da sempre contraddistinguono l’ente toscano.

Inequilibrio è giunto alla diciassettesima edizione. Ripercorrendone un po’ il cammino quali sono le novità più evidenti rispetto alle precedenti edizioni?
È un festival che scommette su vari fronti: su drammaturgie contemporanee inedite e tradotte appositamente per Castiglioncello quali Largarce (Renata Palminiello) e il testo di Dorfman messo in scena da Zoe Teatro; ma anche su artisti molto giovani a sconosciuti (Curve di Bezier, Elena De Carolis); su altri più conosciuti che si mettono alla prova con lavori originali: l’omaggio a “La mia bocca di cane” di Schwab (Morganti-Frongia-Lupinelli-Pol), Antonio Perrone su Büchner, Massimiliano Poli su Böll; e progetti artistici nati sul territorio e che nel festival si vedranno in via esclusiva (Roberto Abbiati su “Il vecchio e il mare” con bambini e artigiani; Francesca Della Monica con la Schola Cantorum; Fosca con la banda filarmonica).
Viene ulteriormente sviluppata la linea della continuità rispetto alle precedenti due direzioni, mantenendo sia l’attenzione ai nuovi e quasi sconosciuti autori di danza e teatro, vedi le Curve di Bezier, Nicola Galli, Claudia Caldarano, Sofia Dias e Vito Roriz, che la disponibilità verso autori noti ma con proposte artistiche coraggiose: Claudio Morganti, Roberto Latini, Luca Scarlini, Ventriglia/Garbuggino, Poli, Perrone, le giovani già accennate. Per la danza Daniele Ninarello e Giulio D’Anna sono raffinatissimi autori capaci di comunicare attraverso il corpo a qualsiasi tipo di pubblico.

Volete rivolgervi a un ampio pubblico…

Il nostro festival vuole parlare a tutte quelle persone che in inverno intercettiamo e con le quali dialoghiamo. La scelta di costruire progetti con le persone (la banda, il coro, i bambini…) non nasce per farne spot da festival. Nasce semmai col desiderio di restituire alle persone il patrimonio che in 17 anni è stato costruito, condividerlo e ampliarlo attraverso la nascita di altre esperienze, in un processo che non si esaurisce in una serata ma che prosegue, generando altre mille domande.
Poi ci sono gli incontri sui libri, forse qui riprendiamo una tradizione lasciata qualche anno fa. L’idea ci piace e soprattutto ci piace ricreare un salotto estivo dove parlare di teatro e di esperienze, ma anche di livornesità poetica e surreale, e di scuola, con il libro “Antigone Elementare” a cura di Luca Mori sull’esperienza fatta nelle scuole elementari sul testo di Sofocle raccontato da Renata Palminiello ai bambini di V. Il libro è interamente commentato dai bambini, un prezioso documento sulle tracce lasciate dall’incontro con un’attrice, una tragedia greca e un filosofo.
Tra le cose nuove le tre produzioni residenziali nate sul territorio – Roberto Abbiati, Francesca Della Monica e Poggesi /Torricelli -, il laboratorio di fotografia curato da Lucia Baldini e rivolto ai bambini dai 7 ai 14 anni, l’immagine affidata a Francesco Ripoli e la video documentazione del festival che Giacomo Becherini sta realizzando.

Cosa c’è invece che lo “collega” al percorso intrapreso nei precedenti anni diretti da Massimo Paganelli e Andrea Nanni?

La linea di continuità è data dalla politica delle residenze artistiche di cui il festival, quest’anno più che mai, è figlio. Non è possibile pensare Inequilibrio senza le residenze, che da sempre sono il tratto originale di Armunia e che quest’anno si sono ulteriormente rafforzate. Coniugare arte e territorio è la scommessa di sempre, questo festival la consolida.

Esprimete la volontà di volere mantenere un’identità “di osservatorio sui linguaggi della contemporaneità soprattutto italiana”. Ossia?

Continuare a rimanere in ascolto rispetto a tutto quello che avviene prima dei festival, delle reti, dei circuiti. Andare a cercare situazioni nuove, sostenerle, assumendosi il rischio di dar loro visibilità nel festival.

Parliamo delle prime nazionali, che sono ben diciannove…
Le prime nazionali sono frutto dei progetti residenziali. Abbiamo voluto costruire percorsi co-produttivi con molti artisti, in modo che non ci fosse la sola presenza al festival, pur importante, ma che questa presenza fosse il frutto o comunque una tappa di un progetto che per alcuni continuerà a svilupparsi in futuro, tra l’altro nel contesto di rapporti di collaborazione con altri soggetti, ad esempio La corte ospitale.
Le prime nazionali non sono strumentali, ci sono perché arrivano naturalmente dalle residenze o dalla curiosità o dalla reciproca fiducia costruita con gli artisti. Sono parte di un progetto culturale. Bello sarebbe se ci si distraesse dall’idea delle prime e si guardasse tutto quello che c’è intorno alle prime.


Come per le tre produzioni frutto dei laboratori tenuti da Francesca della Monica e Roberto Abbiati.
Per esempio queste prime non sono nate per caso, ma sono la naturale evoluzione di precedenti percorsi avviati con i bambini, la Schola Cantorum, il Gruppo Filarmonico Solvay. Non pensavamo inizialmente di giungere a veri e propri debutti. Invece così è stato, raccogliendo l’entusiasmo degli artisti e delle persone che hanno scelto di aderire, e da febbraio sono partite le prove per arrivare al festival. Non è facile né per l’artista, né per l’organizzazione, né per le persone avventurarsi in questi processi. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio è studiato con cura, senza mai scivolare nella strumentalizzazione delle persone solo per una sera. Roberto Abbiati, Francesca Della Monica, Caterina Poggesi e Cesare Torricelli hanno condiviso idee e aperto nuovi orizzonti verso i quali ci piacerebbe andare nel prossimo anno.

Nella sezione danza, tra le varie proposte nazionali ed internazionali, c’è un focus su quattro giovani danzatrici toscane.  
L’idea è nata perché sono fra le “danzautrici” più interessanti del panorama nazionale. Se poi sono anche toscane il gioco vien da sé. Hanno un movimento scenico raffinato, una capacità autoriale che sta diventando matura, e Armunia le sostiene da alcuni anni, è quindi naturale che Inequilibrio gli dedicasse un focus.

Molti spettacoli in programma traggono spunto dal mondo letterario: saranno presenti Böll, Dostoevskij, Meneghello, Cervantes…

Infatti, è un altro degli aspetti, crediamo originali, caratterizzanti il festival di quest’anno: testi classici del teatro (Pirandello, Shakespeare, Goldoni) e lavori tratti da autori della letteratura internazionale, ridotti da compagnie e artisti sia giovani che conosciuti e presentati in prima nazionale.

Parliamo dell’evento “Steps Ahead”, in collaborazione con Fabbrica Europa.

Anche questo evento rientra nella pratica della partecipazione e della condivisione. Armunia per sua natura è un luogo aperto alle contaminazioni; per questo ci è stato chiesto di accogliere una delle tappe di “Steps Ahead” per verificare sul campo le pratiche apprese nelle diverse fasi formative nazionali e internazionali del progetto “Steps Ahead. Professionalisation of Junior Coaches in Peforming Arts and Media”: un progetto Leonardo da Vinci finanziato dal programma Lifelong Learning della Commissione Europea e promosso da molte realtà europee.
Dal 3 al 5 luglio sei junior coach (insegnanti di arti contemporanee – musica danza e media provenienti dai 5 Paesi partner del progetto) condurranno alcuni giovani del territorio in un percorso formativo e creativo su questi linguaggi, e presso la stazione di Castiglioncello faranno una restituzione pubblica di quello che è stato appreso. Si tratta di un metodo di formazione orizzontale, dove formatori più esperti formano futuri formatori nell’ambito delle arti performative. Il festival ospiterà uno di questi momenti, che rientrano nella pratica di creare ponti, aprirsi a nuove verifiche, scoprire pratiche differenti di apprendimento e restituzione.

Com’è stata questa prima esperienza di direzione artistica? Avete fatto scelte molto precise.
Ci siamo sempre confrontati, trovandoci in accordo su molte cose e provando a mediare su altre. Ci conosciamo da molti anni e conosciamo quale specchio di acqua stiamo attraversando. Rispetto alle scelte degli spettacoli siamo stati attenti, abbiamo cercato una coerenza che rispecchiasse anche questo momento di passaggio fra le direzioni precedenti e la nostra. Senza strappi con il passato, ma con la volontà di far emergere attraverso il festival l’ampiezza di un progetto (quello di Armunia) che si è sviluppato in 17 anni.

A tal proposito, fra un anno Inequilibrio compirà 18 anni… è pronto per affrontare il mondo degli adulti?
Il resto del mondo (soprattutto del teatro) è pronto per affrontare un giovane virgulto? Ce n’est qu’un debut!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *