I folli di InEquilibrio 19: Perinelli e Abbiati dal Bardo a Kafka

YORICK Reloaded – Un Amleto dal sottosuolo
YORICK Reloaded – Un Amleto dal sottosuolo (photo: Manuela Giusto)

Solo il teatro può accomunare in sé due personaggi così diversi tra loro come Yorick, il buffone di re Amleto, e Joseph K, il protagonista de “Il Processo” di Franz Kafka.
E’ quanto avvenuto, in due spettacoli apparentemente molto diversi tra loro, al festival InEquilibrio 2019 di Castiglioncello da parte di due autori fortemente connotati come Simone Perinelli de Leviedelfool con “Yorick Reloaded – Un Amleto del sottosuolo” e Roberto Abbiati, qua con la significativa regia di Claudio Morganti, in “Circo Kafka”.

I due spettacoli sono diversissimi tra loro, ma intimamente collegati dal seme della follia: attraverso due monologhi cum figuris mescolano sapientemente realtà e fantasia, lucidità e pazzia in un continuum febbrile di parole il primo, di segni il secondo, altamente poetico e significante.

Di Yorick conosciamo solo il suo teschio, che due becchini scoprono per caso dovendo preparare la sepoltura di Ofelia, consegnandolo ad Amleto e a Orazio. Con infinita pietà il principe di Danimarca si ricorda di chi lo teneva da piccolo sulle spalle, e si chiede dove siano finiti gli sberleffi, le burle, le capriole, le canzoni che lo caratterizzavano.
Simone Perinelli, che aveva già visitato Don Chisciotte, Ulisse, Pinocchio e Van Gogh, qui, nello stesso modo, interpretando questo personaggio in modo assai diverso da come Amleto se lo ricordava, sgradevole e iroso, ci riversa addosso un fiume di parole e di rimandi che sgorgano dalla terra, come del resto il teschio del buffone.


Sono le voci, le parole che da lì sotto Yorick ha ascoltato, che offre agli spettatori, le voci del principe e della sua sfortunata amante Ofelia, ma anche quelle di Polonio, di Claudio, di Rosencrantz e Guildestern: vere memorie del sottosuolo che l’attore, cambiando di volta in volta acconciatura, mescola con Dostoevskij, Artaud e Foucault. Esistenze che si sono intrecciate con la follia, a cui rimandano sia il fondale dipinto sullo stile dell’Art Brut, tipico dei disegni trovati nei più famosi manicomi, sia i riferimenti grafici che si rifanno a Oreste Fernando Nannetti del manicomio di Volterra.

La scena, prima spoglia, lentamente si costruisce fino all’apparire di una nave con il suo nocchiero: finalmente Yorick può andarsene dal mondo dei sani, come si usava una volta fare con i pazzi, e oggi con i migranti, dormendo per sempre in pace.

Il teatro di Perinelli si conferma ancora una volta un teatro estremamente intellettuale e colto, denso di riverberi e citazioni, a volte non sempre intellegibili a primo acchito, ma che qui, rimandando ad un personaggio minore del grande Bardo, ci fornisce una riflessione in modo contemporaneo sul disagio mentale e nel contempo sulla energia creativa dell’artista, così poco amata nel nostro amaro tempo.

Abbiati in Circo Kafka (photo: Antonio Ficai)

Abbiati in Circo Kafka (photo: Antonio Ficai)

Roberto Abbiati, al contrario, sembra non utilizzare molte parole.
La scena è costruita, come del resto ha sempre fatto, da lui stesso, pezzo per pezzo, ed è piena zeppa di studiatissime cianfrusaglie, che assumono forme diverse, e su cui domina un letto.

Abbiati di volta in volta è poliziotto, carceriere, giudice, accusato e accusatore, in un turbinio di facce, ammiccamenti, suoni, strumenti suonati dal vivo o registrati, che ci arrivano come un vero e proprio discorso, un chiacchiericcio indistinto di segni che si fa teatro purissimo, dove i silenzi fanno parte integrante della partitura drammatica.

Anche qui ci troviamo davanti ad una sorta di delirio, di memorie di un pazzo, in cui alla fine sarà lui, il costruttore di mondi, ad uccidere la marionetta Joseph, alter ego da lui stesso creato.

Abbiati e Morganti costruiscono un vero e proprio circo in cui si aggira uno Yorick contemporaneo, buffone, artista incompreso, disperatamente solo, così simile al teatro che dovrà soccombere, all’interno di una società in cui l’arte vive reietta e ignorata.

YORICK Reloaded – Un Amleto dal sottosuolo
uno spettacolo di Leviedelfool
drammaturgia e regia Simone Perinelli
con Simone Perinelli
aiuto regia e organizzazione Isabella Rotolo
musiche originali Massimiliano Setti e al violoncello Luca Tilli
disegno luci e scene Fabio Giommarelli
tecnico del suono Marco Gorini
costumi Labàrt
Design di Laura Bartelloni
foto e grafica Manuela Giusto
produzione Leviedelfool con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt)

durata: 1h 05’

 

 

CIRCO KAFKA Studio
da Il processo di Franz Kafka
con Roberto Abbiati e la partecipazione di Johannes Schlosser
regia di Claudio Morganti
musiche a cura di Claudio Morganti e Johannes Schlosser
produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa

durata: 35’

 

 

Visti a Castiglioncello, 22° Inequilibrio Festival, il 29 e 30 giugno 2019

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