Infactory a Milano. Video intervista a Matteo Latino

Matteo Latino in In-factory

Matteo Latino in In-factory

Lo diceva già Aristotele: la natura rifugge il vuoto, e perciò lo riempie costantemente; ogni gas o liquido tenta costantemente di riempire lo spazio, evitando di lasciarne porzioni vuote.
Oggi sappiamo che la teoria dal punto di vista fisico era falsa, ma certamente la paura del vuoto, la cenofobia, è un sentimento che non di rado è possibile riscontrare nelle creazioni artistiche, come quando in pittura si incontrano artisti che riempiono completamente l’intera superficie di un’opera con dei particolari finemente dettagliati.

D’altronde è noto come sia stato proprio il critico italiano Mario Praz ad introdurre il concetto di horror vacui per descrivere l’atmosfera soffocante dell’arredo nell’età vittoriana, una volontà che ispira creazioni in culture anche molto lontane da quella occidentale, come ad esempio i mandala o gli arabeschi dell’arte islamica.
Ma ancor più di recente questo approccio al segno ha avuto un impatto anche sulla pop art e su alcuni fumetti della cultura underground americana (come S. Clay Wilson, Robert Crumb, Robert Williams o Mark Beyer), e nelle opere del movimento di pop surrealism (o Lowbrow).

In letteratura il flusso di coscienza, da Joyce a Foster Wallace, trova un filo rosso che attraversa il secolo scorso fino ad arrivare alla scena.

L’estetica con cui Matteo Latino è riuscito due anni fa ad imporsi vincitore del Premio Scenario con “In-factory” è un mix di lavoro sul corpo, sul movimento e sull’assillo della parola che avvicina, e in alcuni casi trascina, lo spettatore in un turbinante horror vacui verbale.


Sicuramente ci sono codici che avvicinano il Latino-pensiero ad altre proposte ispirate al linguaggio pop che abbiamo conosciuto in Italia in questi ultimi anni, ma è innegabile che la scrittura, il manovrare la macchina scenica dall’interno, la frammentazione narrativa, e anche l’interessante rapporto e similitudine fra uomo e bestia nel nostro sistema sociale e di produzione, siano un’idea su cui continuare a costruire e indagare.

Abbiamo incontrato alcune settimane fa Matteo Latino al Pim Off di Milano per le date di “In-factory”, e vi proponiamo oggi l’intervista, mentre l’artista pugliese ripropone la sua creazione sempre a Milano, presso Campo Teatrale (8-10 marzo), dove si sono svolte le selezioni per il Premio Scenario 2013.
…ça va sans dire che anche nell’intervista Latino non è stato avaro di parole…

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