Infinita-mente in infinito corpo per Familie Flöz

Infinita - Familie Flöz

Infinita – Familie Flöz (photo: floez.net)

L’appuntamento è di quelli da non perdere. La replica brindisina di “Infinita” rientra in una lunga tournée mondiale che vedrà i berlinesi Familie Flöz arrivare con due lavori (l’altro è “Hotel Paradiso”) sui più disparati palcoscenici italiani dislocati da un capo all’altro della penisola.

Il via libera dei vigili del fuoco tarda ad arrivare e, mentre attendiamo l’inizio della rappresentazione, sul fondale del Nuovo Teatro Verdi, una processione di figure nere anima il blu crepuscolare di un misterioso altrove. Silhouette dinamiche e contemporanee di cui apprenderemo quanto prima che nascono per dare muta parola al ciclo della vita nello sfiorarsi di vecchiezza e infanzia.

Finalmente il buio, e una figura che pare di donna fa parlare una viola in una composizione al tempo malinconica e pacificante. Un’altra figura di donna accompagna discretamente e con una nota di tristezza un anziano signore in carrozzella. Lentamente depone una rosa. Pare una Moira la donna che esegue la musica dal vivo. Ma potrebbe anche essere la Morte come momento della Vita.


Ecco dunque iniziare il circo-concerto “antelinguistico” di un ensemble che parla a tutti universalmente (il che rende conto del grande successo internazionale) senza mai ricorrere all’intercorso verbale. Sono le maschere i media della comunicazione performativa.
Sovradimensionate e realizzate in papier-mâché (e quindi più leggere di quelle in cuoio alla maniera di Sartori o Fo) individualizzano i vari caratteri ispirandosi a foto o caricature o volti rubati alla strada, per diventare prima lavorato in argilla (a creare il positivo) e quindi concreto in gesso protetto internamente da silicone (a creare il negativo) e quindi ricoperto da cinque strati di carta.

La firma finale la pone Hajo Schüler (il fondatore storico della compagnia insieme a Markus Michalkowski) ma nel processo di improvvisazione è l’insieme d’attori (tutti e quattro uomini) a sigillarle in carne come autore-corale.
Entrano ed escono dai ruoli ad una velocità sorprendente. Ed è così che fra il dimettere i panni dell’infermiera dal tirato sorriso ed il mettere quelli del vecchietto incontinente dal volto rugoso, intercorrono per l’attore che interpreta entrambi non più di dieci secondi.

La casa di riposo è quasi un piccolo villaggio (e forse sono le note quasi klezmer della musica che a tratti lo ravviva a dare all’arredo una tonalità quasi kantoriana) con quattro case-cubicoli ai lati dove i dimoranti attendono che il loro tempo si compia.
Il nero che tiene chiusi verso l’interno di sé, all’unica voce di un pianoforte suonato dal vivo, ed il verde che apre all’altro e all’euforia, complici i medicamenti rubacchiati alla guardiana. Ed è nell’attesa che avviene l’inaspettato: quando tutto sembra ormai ovvio e ripetitivo, l’incontro con l’altro continua a riservare meraviglie e a riscaldare anche l’animo più cupo, perfino nel momento del compiuto passaggio oltremondano.
La medesima avventura che definisce la prima infanzia: prima nel box per bambini al di qua e al di là delle fessure divaricandone le sbarre immaginativamente (e non), e poi attorno ad un tavolo a giocare al dottore, fino alla esplosione di ilarità e sfrontatezza che finisce con il coinvolgere anche la quarta parete sbriciolandola.

I bambini presenti in sala sono i primi a creare il contatto ma anche l’adulto più serioso finisce con il cedere all’umorismo germanico dei Flöz ritrovandosi a versare lacrime senza sapere se di gioia o di tristezza. Il che avviene mentre (in maniera quasi espressionista) continuano a scorrere, tra uno stacchetto esilarante e una pausa meditativa, tutte le immagini in bianco e nero che, come nel lavoro sulle maschere, agiscono nella mente dello spettatore, da positivo e negativo.

Infinita   
di e con: Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler e Michael Vogel
regia: Michael Vogel e Hajo Schüler
maschere: Hajo Schüler
produzione: Familie Flöz, Admiralspalast, Theaterhaus Stuttgart
durata: 1h 30′
applausi del pubblico: 2′

Visto a Brindisi, Nuovo Teatro Verdi, il 6 novembre 2012


 

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