Instabili Vaganti, soli nella moltitudine. Diario da Teheran

Anna Dora Dorno di Instabili Vaganti a Teheran

Anna Dora Dorno di Instabili Vaganti a Teheran

Anche quest’anno la compagnia Instabili Vaganti è tornata in Iran dopo il successo ottenuto con “L’Eremita Contemporaneo – Made in Ilva”, menzione speciale come miglior spettacolo straniero al 16° International Iranian Festival of University Theatre di Teheran a maggio del 2013.

La compagnia, che festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni di attività, è stata invitata a prender parte alla 32^ edizione del Fadjr International Theatre Festival di Teheran, il più prestigioso festival iraniano, dove il 22 e 23 gennaio scorso ha presentato quattro repliche della nuova produzione, “Ausencia – Sola nella moltitudine”, che aveva debuttato in Italia, a Bologna, nell’ambito della Notte Europea dei ricercatori.

Lo spettacolo, grazie al lavoro di supervisione artistica condotto da Nicola Pianzola, segue il percorso vocale sviluppato dalla performer e regista Anna Dora Dorno sulle musiche elettroniche di Alberto Novello Jestern, unendo le tecniche di live video/animation introdotte da Saul Saguatti di Basmati Film.

Abbiamo chiesto alla compagnia di raccontarci quest’esperienza, teatrale e non solo, in Iran. E oggi cominciamo con la prima parte di questo viaggio iraniano.

Teheran 20 – 23 gennaio 2014. Report di un’esperienza

Instabili Vaganti a TeheranPer la seconda volta a distanza di pochi mesi torniamo a Teheran per prendere parte al Fadjr International Theatre Festival, l’evento teatrale per eccellenza di tutto l’Iran, con la nostra nuova produzione “Ausencia – Sola nella moltitudine”.
In soli due giorni presenteremo quattro repliche di una performance fortemente sperimentale. “Ausencia” è nata infatti dalla collaborazione di Instabili Vaganti con Basmati Film, un duo di artisti visivi che si occupano di  ‘live media painting’ e di animazione digitale.

La direzione del festival ha voluto questo lavoro in quanto capace di coniugare il linguaggio fisico e di sperimentazione vocale all’aspetto visivo prodotto dalla pittura in movimento creata dal vivo.
 
Atterriamo al Komeini International Airport la notte del 19 gennaio e attraversiamo una Teheran addormentata, un caleidoscopio di corsie autostradali e luci colorate che illuminano strutture contemporanee ispirate allo stile architettonico antico tradizionale e che caratterizzano questa affascinante metropoli.

L'arrivo a Teheran

L’arrivo a Teheran

Alla neve e le temperature sotto zero che hanno preceduto il nostro arrivo per tutto il mese di gennaio (Teheran è a 1000 metri sopra il livello del mare e ai piedi di imponenti massicci montuosi) si è sostituito un clima secco e mite. Così, la mattina seguente, possiamo lasciare chiuse le nostre valigie piene di maglioni e piumini e adottare l’abbigliamento tattico di questa città: maglia a maniche corte e giubbotto. Infatti, mentre l’aria fuori è fresca e piacevole, nei luoghi interni il riscaldamento è portato a temperature esagerate. L’Iran non è certo un Paese con problemi di risorse energetiche e l’abuso di gas combustibile caratterizza l’odore di questa città.
Quando cammini per le strade i gas di scarico delle migliaia di auto e motorini e dei sistemi di riscaldamento impregnano i vestiti tanto da provocare giramenti di testa, rossore agli occhi, talvolta nausea e malessere.

TeheranA causa dell’embargo che impedisce all’Iran di importare prodotti da altri Paesi, tutto il combustibile utilizzato viene prodotto a livello locale, ma mancano le tecnologie necessarie a raffinare le materie prime estratte e perciò quello di Teheran è un gas altamente nocivo. Non a caso la città più inquinata del mondo è in Iran, e non è nemmeno Tehran! Inoltre il tasso di mortalità dovuto alle conseguenze dell’inquinamento atmosferico è altissimo. Se poi aggiungiamo il fatto che nei locali è permesso fumare e consideriamo quanto le persone fumino in questa città possiamo certo dire che Teheran è una delle metropoli con l’aria meno respirabile in cui siamo stati!

Ciononostante è piacevole camminare per le vie di questa città con il clima mite, specialmente in quelle giornate in cui la coltre di smog si dirada e lascia intravedere le montagne innevate. In questo posto dalle mille sfaccettature ci si può immergere nella moltitudine fino a sentirsi letteralmente trasportati dalla corrente umana nelle strette vie dell’immenso Bazar, fino a perdersi tra odori e colori per poi ritrovarsi, un attimo dopo, soli e nel silenzio totale dei giardini di lussuosi palazzi: il posto ideale per esprimere il significato racchiuso nella nostra performance.

Un momento delle prove di Ausencia a Teheran

Un momento delle prove di Ausencia a Teheran

“Ausencia – Sola nella moltitudine” è nata proprio da una riflessione attorno alla vita caotica che si svolge nelle grandi città e nella società contemporanea, che non consente alle singole persone di fermarsi a guardare il proprio passato. Una critica alla moltitudine di esperienze che fanno vivere l’uomo in un eterno presente senza memoria. La performance rappresenta infatti il viaggio di una donna nella propria memoria, nel tentativo di lasciare traccia di sé in questo mondo che corre veloce. Veloce come le auto e i motorini che sfrecciano nelle strade di Teheran e non si fermano per farti passare: sei tu a dover abilmente schivare le auto, come in una foresta di macchine in movimento. Qui tutto sembra esagerato e pieno di contrasti: posti silenziosi destinati alla preghiera si alternano a caotici mercati, regole ferree regolano i rapporti umani ma allo stesso tempo vengono infrante. Tutto può essere il contrario di tutto.

Anche il Fadjr International Theatre Festival è un insieme di contrasti. Il festival più importante dell’intera area medio-orientale spazia dai grandi eventi agli spettacoli sperimentali come il nostro, dalle opere dei gruppi locali a quelle internazionali, portando in Iran compagnie e teatri da tutto il mondo e coinvolgendo molte istituzioni.
Il festival ufficiale dell’Iran è fatto di rappresentanza ma anche di innovazione, in cui però si fatica a capire cosa accade nel programma poiché gli spettacoli sono dislocati in tutti i maggiori teatri della città; inoltre manca in gran parte la comunicazione in altre lingue.

Ci dirigiamo verso il teatro Iranshar, immerso in un giardino in cui emergono sculture e installazioni di artisti locali, per fare un sopralluogo nella Samadaryan Hall, in cui presenteremo la nostra performance. Questa sala prende il nome da un importante attore scomparso pochi anni fa e considerato il padrino del teatro iraniano. La sua riproduzione di cera all’ingresso della sala è abbastanza inquietante, e nel via vai tra sala e cabina regia, per un istante lo confondiamo con una persona reale. A suo modo ci farà compagnia nelle ore spese in teatro e dedicate ad allestimento e prove.

Dopo un veloce sopralluogo ed una chiacchierata col direttore tecnico realizziamo che abbiamo un pomeriggio libero e decidiamo di contattare alcuni amici a Teheran, nostri allievi nei workshop o persone che ci è capitato di conoscere all’Iranian International Festival of University Theatre, dove “L’Eremita contemporaneo – Made in Ilva” aveva vinto il premio come miglior spettacolo straniero.

Teheran

Per le strade di Teheran

Proprio nell’atto di uscire dal teatro, la nostra interprete ci blocca e ci impone come regola quella di non allontanarci dall’hotel se non accompagnati da lei o dallo staff del festival. Il festival ha la responsabilità della nostra permanenza in Iran e non può permetterci di uscire per incontrare amici e conoscenti, o semplicemente per fare da soli una passeggiata in città.
Ci troviamo di colpo di fronte all’altra faccia di Teheran, quella delle regole governative, dei divieti, delle censure, un aspetto che lo scorso anno, frequentando l’ambiente universitario, abbiamo percepito poco, incontrando quella parte della città nascosta che le ha valso la fama di città più underground del pianeta.

Per un attimo ci sentiamo prigionieri in un teatro o sorvegliati speciali scortati in hotel, e comprendiamo subito che queste misure sono necessarie non tanto per una questione di sicurezza ma per evitare che ospiti stranieri vengano a contatto con la realtà di questo Paese.
L’atteggiamento da parte delle grandi manifestazioni governative è infatti quello di far percepire una facciata fatta di hotel a 5 stelle e cerimonie, di libertà di linguaggio ed espressione artistica che tuttavia è ancora molto limitata.
Intuiamo che organizzare un festival di questo tipo non è certo cosa facile: coniugare cultura e teatro alle regole del governo è un operazione abbastanza rischiosa e quindi capiamo anche il timore degli organizzatori.

A differenza dell’IIFUT il Fadjr è un festival sostenuto dal governo e di conseguenza è soggetto al suo rigido sistema di regole e controlli. Per organizzare questo evento internazionale è stato necessario un grande lavoro diplomatico di relazioni con altri paesi, compresa l’Italia. La nostra partecipazione al festival è stata infatti sostenuta dal Ministero degli affari esteri – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese.

Il 21 gennaio prendiamo parte alla giornata dedicata alla cultura italiana organizzata dall’ambasciata di Teheran, evento di apertura e presentazione degli spettacoli italiani al festival e soprattutto di introduzione all’incontro con il nostro Ministro della cultura, in visita il 28 febbraio.
Tutto ciò lascia supporre che la relazione tra Italia e Iran sia destinata ad intensificarsi e che nei prossimi anni ci saranno ulteriori prospettive di collaborazione non solo in campo economico ma anche artistico e culturale. Molte delle persone con le quali parliamo sono ottimiste, si intravede una speranza nuova che non avevamo incontrato lo scorso anno e che speriamo possa essere davvero un segno di cambiamento.
 
— fine prima parte —
 

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