Inteatro Festival 2019: i “non racconti” della danza contemporanea

Andrea Costanzo Martini (photo: Giulia Di Vitantonio)
Andrea Costanzo Martini (photo: Giulia Di Vitantonio)

Due giorni di immersione in un festival che in realtà è durato cinque, con 16 spettacoli distribuiti tra Polverigi e Ancona, masterclass, un itinerario turistico che ha affiancato visite ai beni archeologici e museali, degustazioni di prodotti tipici, escursioni naturalistiche e valorizzazione di luoghi poco conosciuti, oltre ad incontri tematici destinati agli operatori culturali.

Siamo ad Inteatro festival, arrivato alla 41^ edizione, e le nostre due giornate di spettacoli non hanno in realtà fornito un materiale troppo convincente: sembra lontana la sperimentazione degli anni gloriosi del festival; oggi si respira un’aria di “normalità”, uno stare nelle righe e nei canoni senza troppe velleità.

Andrea Costanzo Martini ci aveva affascinato nel 2016 con “Trop” per la sua ironia, un “non racconto” celato dentro una danza materica perfetta, pulita e potente. La danza rimane anche oggi, ma questa sorta di “non racconto” diventa, ne “La camera du roi”, qui in prima assoluta, così evidente da risultare quasi pedissequo, appoggiato su una mimica ovvia.
L’arguzia resta nel costume di scena iniziale, riccamente barocco nella parte superiore ma coordinato con dei boxer a righe che sdrammatizzano e scatenano la risata in alcune sequenze di movimento, in cui passi classicheggianti affrontati con enfasi vengono tagliati da posizioni estreme che comprendono stiramenti del volto tale da trasformarlo in maschera tragica di urla lanciate.
Durante lo spettacolo un ipotetico re francese, alla prime armi con il balletto, lotta continuamente con la propria immagine, rimandata su uno schermo che lo duplica ma che contemporaneamente gli ruba la scena: lo va a cercare nei dettagli, nei fuori scena, mostrando quanto il re sia nudo. Interessante il lavoro della video-artista Cindy Sèchet che, in presa diretta, con le mani davanti all’obiettivo, taglia le immagini, le sfuoca, le accelera e le rallenta creando un montaggio in diretta che verrà restituito al pubblico nella parte finale dello spettacolo. Introdurre questo filmato sopra una musica di Laura Pausini, che ne diventa commento didascalico, ne lima però la poesia, la forza, rendendo tutto troppo evidente e sottolineato.


Ci si sposta nella chiesa del Santissimo Sacramento di Villa Nappi, datata fine Trecento ma perfettamente conservata e arricchita di preziosi dipinti e arredi, riallestita per ospitare “Storm Atlas”, una performance composta da suono, movimento e luci opera del gruppo Dewey Dell, composto dai “giovani di casa Castellucci” (Agata, Demetrio e Teodora sono figli di Romeo Castellucci e Chiara Guidi) ed Eugenio Resta, un gruppo nato ormai 12 anni fa che ha sempre sottolineato la totale indipendenza artistica dalla Socìetas Raffaello Sanzio (che qui compare nella produzione).
La musica potente, ossessiva, la fa da padrone, portando l’immaginario in territori cupi e sconquassati. In scena strumenti elettronici sono posti ai lati di una struttura che sostiene un grande tamburo. Si suona sottolineando con gesti forti delle braccia e del corpo la ritmica, spostandosi per creare dei quadri compositivi che sono grandi debitori a tutte le icone del genere. Colpisce la musica e la convinzione dei ragazzi in scena, meno la figurazione dei corpi, che non mantiene forza nelle transizioni, non cerca l’originalità ma lo stupore.

Il secondo giorno si torna al Teatro della Luna per la nuova produzione di Chiara Frigo, “Himalaya Drumming”, costruita sulla celebre musica di Steve Reich arricchita da interventi live del batterista Bruce Turri.
Lo spettacolo è al suo debutto, e forse paga questo scotto. Si ispira alla montagna come archetipo universale del sacro, come spazio che collega i tre mondi (divino, umano e infero), eppure non decolla; si intuisce un pensiero che però non arriva a mostrarsi, a colpire, ad emozionare. Sfilacciato il rapporto tra la performer e la musica, tra la performer e la batteria – che si rivela una grande presenza in scena -, ma anche tra la performer e lo spazio.
Lo sguardo si perde tra i movimenti, non riuscendo a ricostruire un percorso che diventi significante, e mancando così il suo obiettivo: riflettere su “come una coreografia si possa trasformare in un’esperienza ritmica collettiva”. Il sentire non riesce a collegarsi lasciando il pubblico un pò freddo e distante.

Per questa seconda tappa la chiesa di Villa Nappi ospita Iole la Sala, danzatrice formatasi presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma.
In “Re – body” i ricordi e le storie emergono dai gesti, dai movimenti, si intuiscono paesaggi reconditi disegnati da dinamiche morbide ma intense. E’ dichiaratamente un debutto, ancora in fase di work in progress, quindi con quella acerbità che sottolinea il suo essere primo lavoro, dove il linguaggio e la composizione non sono ancora maturati al punto tale da perdere una certa scolasticità.
Siamo però di fronte ad una danza bella, pulita, passionale, forte e convinta, solidamente ancorata ad una tecnica che mai sopravanza l’intento.

Outdoor dance floor (photo: marchespettacolo.it)

Outdoor dance floor (photo: marchespettacolo.it)

La conclusione della giornata è affidata a Salvo Lombardo, che nel parco della villa mette in scena il suo “Outdoor Dance Floor”, una piattaforma da ballo pensata per spazi non deputati al clubbing, dove ricostruire l’atmosfera dei music club e della club culture.
I due performer in scena (lo stesso Lombardo insieme a Daria Greco) mettono a punto un’azione coreografica ispirata dalla musica pulsante del live set di Bunny Dakota, e basata su una serie di sequenze di movimento che – in forma stilizzata – riprendono i tanti movimenti che nel tempo hanno determitato i cliché del ballo in discoteca.
Le forme si scontrano con gli abiti d’epoca indossati dai due danzatori, creando uno straniamento dei corpi e della visione. La piattaforma viene poi aperta al pubblico che, anche molto spontaneamente, si getta sulla pista per danzare. La serata si conclude così con il dj set, e forse non si pensa nemmeno più d’esser stati a teatro.

I discorsi a margine del festival, seduti sotto i grandi alberi del parco, nutriti anche dalle polemiche sulla quasi contemporanea attribuzione del Leone d’Oro alla Carriera conferito dalla Biennale di Venezia ad Alessandro Sciarroni, non possono evitare di riproporre l’attenzione sulla definizione di coreografo, sull’interrogarsi senza fine su cosa sia la danza in un panorama così frammentato e mescolato come quello attuale, nonché sul concetto di confini e travalicamento degli stessi.
Lasciando da parte le riflessioni su questi grandi temi, che meriterebbero altri spazi, resta la sensazione, per queste due giornate, che niente ci abbia colpito veramente o ci abbia raccontato qualcosa del mondo o di noi che potesse generare stupore, meraviglia… che sono poi le qualità dell’occhio e del cuore capaci di coinvolgere una persona (uno spettatore) nella sua interezza.

LA CAMERA DU ROI
coreografia: Andrea Costanzo Martini
direzione artistica: Andrea Costanzo Martini, Cindy Sèchet
luci: Yoav Barel
drammaturgia: Yael Biegon – Citron
costumi: Idan Lederman
performer: Andrea Costanzo Martini, Cindy Sèchet
video: Cindy Sèchet
musica: Binya Reches, J.S.Bach, Aphex Twins, Andrea Costanzo Martini, Britney Spears, Laura Pausini
ripetitore: Melanie Barson
produzione: Hila Gamily
coproduzione: Marche Teatro, Charleroi Danse, Associazione Cult. Van, Balletto Teatro di Torino / Motori di Ricerca, Choreographisces Zentrum Heidelberg
con il supporto di Piemonte dal Vivo, Avshalom Pollack Dance Theater
ringraziamenti speciali: Chiara Castellazzi, promotrice del progetto Motori di RIcerca dal quale il lavoro ha preso inizio, Enzo Pezzella e Enrico Pitozzi

durata 55’
applausi 1’ 30”

Visto presso Teatro della Luna – Polverigi nell’ambito della festival Inteatro

STORM ATLAS
ideazione: Dewey Dell, Agata, Demetrio, Teodora Castellucci, Eugenio Resta
con: Dewey Dell, Agata, Demetrio, Teodora Castellucci, Eugenio Resta
produzione: Socìetas Raffaello Sanzio, Dewey Dell

durata 30’
applausi 1’ 30”

Visto presso Chiesa di Villa Nappi – Polverigi nell’ambito della festival Inteatro

Himalaya drumming
coreografia e performer: Chiara Frigo
suono live: Bruce Turri (batteria)
disegno luci: Moritz Zavan Stoeckle
musica: Steve Reich

durata 30’
applausi 1’

Visto presso Chiesa di Villa Nappi – Polverigi nell’ambito della festival Inteatro

RE – BODY
debutti /work in progress
coreografIa e danza: Iole la Sala
luci: Stefano Pirandello
musica: Steve Reich
produzione: Accademia Nazionale di Danza (Roma), Inteatro Residenze

durata 20’
applausi 1’ 30”

Visto presso Chiesa di Villa Nappi – Polverigi nell’ambito della festival Inteatro

OUTDOOR DANCE FLOOR
ideazione, coreografia e regia: Salvo Lombardo
performance: Daria Greco, Salvo Lombardo
VJ set: Daniele Spanò
DJ set: Bunny Dakota (aka Martina Ruggeri/industria Indipendente)
produzione : Chiasma (Roma)
con il sostegno di: Mibac – Ministero Beni e Attività Culturali
in collaborazione con Fondazione Romaeuropa

durata 30’

Visto presso Parco di Villa Nappi – Polverigi nell’ambito della festival Inteatro

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