Spiando Interiors. Il voyeurismo nordico di Matthew Lenton

Interiors
Interiors

Interiors (photo: teatrofestivalitalia.it)

Matthew Lenton è una vecchia conoscenza del Napoli Teatro Festival Italia.
Interiors”, coproduzione anglo-italiana, aveva debuttato in prima assoluta il 3 aprile al Traverse Theatre di Edimburgo, ricevendo ben tre premi (migliore produzione, migliore compagnia, miglior regista) agli ultimi Critics’ Awards for Theatre in Scotland.
E’ poi arrivato in prima nazionale al teatro Sannazaro per il Ntfi. Durante il suo soggiorno partenopeo, il regista scozzese ha partecipato ad uno dei tanti incontri al Palazzo delle Arti di Napoli, vero motore del festival. Un dibattito da cui sono emersi punti in comune fra Lenton e Manlio Santanelli, esponente della drammaturgia napoletana con cui Lenton aveva già tenuto un workshop nel corso dell’edizione 2008 del Napoli Teatro Festival Italia.

Purtroppo non sempre gli incontri con registi e attori precedenti le messe in scena danno il giusto input per la lettura dello spettacolo. Sfatato, infatti, l’effetto sorpresa e con alcuni cambiamenti fra la storia narrata in scena e quella presentata durante l’incontro, rimane comunque l’innovazione visiva e recitativa di questo lavoro. Si parte dall’idea di un teatro continuamente in fieri, che cambia ogni giorno, che si trasforma con nuove improvvisazioni, costruendosi su elementi che rimangono e su altri che invece vengono buttati via il giorno dopo, così come afferma lo stesso Lenton.

La trama si ispira a l’“Interieur” di Maurice Maeterlinck, e l’idea è quella di realizzare una scena in cui lo spettatore riesca a guardare dall’esterno di un’abitazione, all’interno della quale si svolge una cena. I personaggi vivono nelle lande sperdute del Polo Nord, visitate realmente dalla produzione per un periodo di ricerca.
Le storie che si intrecciano attorno al tavolo vedono scomparire amori e nascerne altri: stralci di vita descritti attraverso la routine di una cena annuale realizzata per sconfiggere l’angoscia del lungo inverno polare.
Le voci dei personaggi, però, non sono udibili; tutto è ovattato come se realmente lo spettatore guardasse dall’esterno. Questo permette di superare la difficoltà del bilinguismo (attori italiani e inglesi) e di dare vita ad una recitazione purissima, a metà tra cinema muto e descrittività teatrale.
Il regista spiega la scelta di immaginare le finestre illuminate nel buio dei ghiacci, unendo lo stile di vita delle grandi città, in cui si è talmente vicini da avere la possibilità di sbirciare gli interni da una casa all’altra.
La funzione di narratore è affidata ad una figura femminile, probabilmente la figlia morta del padrone di casa, di cui abbiamo notizia solo attraverso le parole di Lenton ma non dalla scena. Questa figura eterea commenta, spiega e descrive, attraverso la sua lingua anglo-italiana, le vite dei personaggi, dal passato al futuro, mettendo in luce pensieri e sensazioni che noteremmo solo di riflesso, attraverso i movimenti o le interessanti mimiche facciali.


Lenton sottolinea la differenza tra la forza di chi sa e l’innocenza di chi non sa, tra chi interpreta e chi manipola la vita degli altri, soffermandosi sul tema della morte, non solo fisica ma soprattutto interiore.
Ironica e angosciante la recitazione dei protagonisti, tra i quali si notano scuole diverse. Il giovane attore italiano Davide Pini Carenzi, ad esempio, nasce proprio da un laboratorio del regista.

Il viaggio di Matthew Lenton al Ntfi 09, non si ferma qui: sabato sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ai giovani studenti e uditori italiani, israeliani e palestinesi, partecipanti alla Summer School, attività parallela del festival. I giovani, oltre a lezioni tenute da professori italiani e stranieri, hanno avuto modo di collaborare ad un laboratorio plurilinguista tenuto dallo stesso Lenton e coadiuvato da attori professionisti italiani.
Il tutto secondo lo stile multietnico di questo festival, che si accinge alla sua ultima settimana, prima della conclusione del 28 giugno.

INTERIORS
ideazione e regia: Matthew Lenton
ispirato a “L’interieur” di Maurice Maeterlinck
scenografia e luci: Kai Fischer
musiche e effetti sonori: Alasdair Macrae
proiezioni e video: Finn Ross Mesmer
costumi: Eve Lambert
storia e testo: Vanishing Point
drammaturgia: Pamela Carter
artista associato: Sandy Grierson
direttore di produzione: Fiona Fraser
direttore di scena: Mickey Graham
direttore tecnico: Maria Bechaalani
fotografia: Tim Morozzo
produzione: Napoli Teatro Festival Italia e Mercadante Teatro Stabile di Napoli
in coproduzione con : Vanishing Point, Traverse Theatre
in collaborazione con: Lyric Hammersmith, Tron Theatre
con il sostegno di: National Theatre Studio
durata: 1 h 20′
applausi del pubblico: 2′ 50”
prima nazionale

Visto a Napoli, Teatro Sannazaro, il 14 giugno 2009
Napoli Teatro Festival Italia

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