Interplay 19 festeggia i 25 anni di Mosaico Danza

Bloom di MM contemporary dance company (photo: mosaicodanza.it)
Bloom di MM contemporary dance company (photo: mosaicodanza.it)

Partirà domani, martedì 21 maggio a Torino, la XIX edizione di Interplay Festival. Le candeline da spegnere sulla torta, tuttavia, saranno ben venticinque, perché a festeggiare quest’anno è anche l’associazione Mosaico Danza, che da un quarto di secolo si mette al servizio della danza e dei danzatori, sempre con il medesimo spirito, pronto a guardare al futuro prossimo (e alle nuove generazioni), ma con un occhio rivolto al passato.

Nel 1994, Natalia Casorati – storica direttrice artistica della rassegna – decise di imprimere un nuovo corso alla danza contemporanea, istituendo il progetto OUT DOOR. L’esigenza nacque dalla presa di coscienza che, prima di Interplay, a Torino (e non soltanto a Torino) gli artisti non avessero “case della danza”, residenze stabili; a dire il vero, non esisteva neppure un vero e proprio “pubblico della danza”, giacché i teatri esitavano a programmarla, sicché gli operatori erano costretti letteralmente ad inventarsi dei possibili spazi pubblici d’azione.
La questione dell’educazione alla danza, che dovrebbe partire dalle scuole ed essere per questo sostenuta dal MIUR, è emersa anche nel corso della conferenza stampa di presentazione del festival, tenutasi nell’elegante cornice del Circolo dei Lettori lo scorso 15 maggio. Ed è un elemento su cui la Casorati continua a battersi anche oggi, complice quello sguardo ampiamente internazionale che la distingue, e che le ha permesso negli anni di fare paragoni tra la situazione all’estero e quella italiana.

Fin dai suoi esordi (avvenuti nel 2001), Interplay si è sempre presentato agli spettatori e alla critica come una manifestazione ricca di nerbo e di personalità: «Se per Mosaico Danza – si sottolinea in cartella stampa – il miglior audience engagment è portare la danza vicino alla gente, ai giovani e ai bambini, ecco che nel festival ha sempre trovato spazio la sezione dei “Blitz Metropolitani” ovvero la danza in urbano, con spettacoli gratuiti nelle vetrine dei negozi, nei musei, piazze, locali».
Nelle sue diciannove edizioni, Interplay si è sempre relazionato in modo intraprendente e innovativo con il pubblico, «esponendolo – chiarisce la Casorati – a nuove poetiche e stimolandolo con nuove modalità di fruizione. Negli anni, il festival ha invitato coreografi, danzatori e spettatori ad “invadere” tutti gli spazi nel teatro, incluso il foyer, i cortili ed ogni possibile area a disposizione; si è inoltre spostato nelle piazze, per lasciarsi circondare dai cittadini di passaggio, puntalmente ed inaspettatamente colpiti dalla forza prorompente della danza urbana. Ha lasciato scoprire la danza contemporanea ad una platea sempre più ampia e variegata, assicurando libertà di espressione e piena volontà nell’accompagnare artisti e fruitori in un percorso di sperimentazione e consapevolezza artistica. Una libertà creativa che ha portato gli artisti di Interplay a danzare in numerosi contesti inusuali. Uno spirito fortemente inclusivo che punta a diffondere la danza contemporanea muovendosi verso lo spettatore, attivamente conscio dello sfaccettato contesto socio-urbano nel quale si trova ad operare. Un progetto di diffusione culturale e sociale che si è arricchito di anno in anno, fino ad arrivare a una vera e propria sezione ‘Diffusa’ per questa edizione 2019».


La danza outdoor diventa peraltro trampolino di connessioni con nuovi palcoscenici metropolitani, dalle gallerie d’arte agli ipermercati, dove brevi performance permetteranno di abbattere qualsiasi barriera, in nome di un’inclusione coreografica (ammannita «in minipillole di danza site specific») che permetterà a coreografi di fama transcontinentale di incontrare il pubblico, coinvolgendo danzatori professionisti e non. Dando una rapida scorsa al programma del festival, notiamo come si incrocino, oltre alle varie provenienze, anche diverse «progettualità in rete di respiro internazionale, quale testimonianza di scelte estetiche, poetiche e percorsi coreografici differenti».

Più di cento saranno gli artisti coinvolti, provenienti da vari angoli del globo, per un totale di 23 compagnie, impegnate in debutti e ospitalità.
Ouverture anche quest’anno al Teatro Astra con la nuova creazione dei giovani italo-berlinesi Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi, dal titolo “Harleking”, già segnalata dalla critica come “un lavoro sorprendente”; a seguire la compagnia portoghese di Marco Da Silvia Ferreira, che con “Brother” (in prima nazionale) propone un’esplosione di vitalità per sette interpreti, accompagnati da musica dal vivo.
Il giorno successivo si terranno ben quattro performance in due contesti antitetici: nella piazza del centro commerciale Parco Dora e presso la galleria d’arte Noire. Una kermesse di minipillole con i danzatori della NOD – Nuova Officina della Danza e del laboratorio “Il Corpo Intuitivo” di Daniele Ninarello, affiancati da “A peso morto” di Carlo Massari e “Ultras_Spleeping Dances” in versione “solo” di Cristina Kristal Rizzo.

Il 23 maggio, alla Lavanderia a Vapore, i giovani Fabio Liberti in “Don’t Kiss” un toccante duo che indaga la tematica delle dipendenze relazionali, mentre Greta Francolini sarà impegnata con il suo “Ritornello”. A seguire “Forecasting” di Giuseppe Chico & Barbara Matijevic, un lavoro che – tramite laptop e videoproiezioni – indaga l’oscuro mondo dei tutorial e del web. Dulcis in fundo, la compagnia coreana Goblin Party con Silver Knife, una performance per quattro interpreti che indaga lo sfaccettato universo femminile orientale, in cerca di una sua identità.
INTERPLAY DIFFUSO prosegue alla GAM, con minipillole di danza e performance internazionali, in replica il giorno successivo in piazza Vittorio Veneto: da Billie Jean, acrobatico duetto della compagnia spagnola La Intrusa, al solo “Agua” di Chey Jurado, passando per “Caronte. Ad astratti furori”, assolo visionario di Stellario di Blasi.
Sempre venerdì 24 maggio si terrà, dalle 10,30 alle 16,30 al Polo del ‘900, una giornata di studi sul ruolo dei festival del contemporaneo, coordinata da Fabio Acca e con ospiti tutti i maggiori direttori artistici delle rassegne di danza italiane. “Sosteniamo i festival innovativi, liberi da pressioni politiche, estetiche, economiche”: le parole di Frie Leysen, direttrice fino al 2006 del Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles, introducono in maniera provocatoria i temi di riflessione della giornata (ingresso libero fino a esaurimento posti).

Si riprende poi lunedì 27 maggio, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, con due compagnie fra le più significative e amate della scena nazionale, la Mk (di Michele Distefano) e Francesca Foscarini, entrambi vincitori del premio Danza&Danza 2018: la serata, inaugurata da un aperitivo musicale accompagnato dalle sonorità della band Gimme That Kiwi, comincerà con “Bermudas_Tequila Sunrise” e proseguirà con “Animale”. Ci si sposterà il 28 maggio nel cortile interno del Politecnico di Torino, con tre opere site specific, “Cuenta atrás” dei Los Innatos di Marko Fonseca, “Where We Cannot Remain Standing” di NOD e “Studi su Pastorale” a cura di Daniele Ninarello.

Mercoledì 29 maggio, uno dei coreografi di punta della scena europea, il greco Christos Papadopoulos proporrà l’ipnotico “Opus”, mentre l’ungherese Ferenc Fehér – artista noto per il suo peculiare stile, nato da un contagio di freestyle e danza fisica – metterà in scena “The Station”. Fra i due si inserirà una replica di “Cuenta atrás”.
Il festival chiuderà in bellezza il 30, alla Lavanderia a Vapore di Collegno, tra spritz e spettacoli OUTdoor e INdoor. La serata “drink ‘n’ dance” prevede infatti sei spettacoli in short format, con a seguire un evento finale, “Open Source” curato da BlaubArt, una performance condivisa e interattiva che coinvolgerà artisti e spettatori. In programma “Document” del duo Ivgi&Greben (per la compagnia BTT/Balletto Teatro di Torino), “Liov” di Diego Sinninger de Salas, “Bloom” della MM Contemporary Dance Company (coreografie di Daniele Ninarello per il progetto Prove d’Autore della rete Anticorpi XL) e “Some Remain So” di Alexandre Fanard. In chiusura il solo “120gr” di Sara Pischedda, immagine promozionale dell’intera rassegna.

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