Torino riparte dalla Ginzburg riletta da Binasco

Binasco ne L'intervista (photo: Luigi De Palma)
Binasco ne L'intervista (photo: Luigi De Palma)

Vladimir: Questo ci ha fatto passare il tempo.
Estragon: Ma sarebbe passato in ogni caso.
Vladimir: Sì, ma non così rapidamente.
(Aspettando Godot, Samuel Beckett)

Talvolta le visioni richiedono tempo per potersi depositare adeguatamente nel nostro animo.
O, più semplicemente, cercavamo – noi, le due-teste-e-quattro-mani che scrivono – una scusa plausibile per i nostri ritardi. Risate rubate; ora si comincia.

“Il teatro sospeso, io lo amo molto”. Così Valerio Binasco, l’impetuoso interprete, direttore e regista che lo scorso 15 giugno ha inaugurato, tra sguardi commossi e piogge torrenziali, il cartellone di “Summer Plays”, la pregevole sinergia progettuale targata Teatro Stabile di Torino e Torino Piemonte Europa. Un’estiva, quella ideata dalle due realtà torinesi, con sede in un Teatro Carignano dalla platea notevolmente ridotta e caratterizzata, fino al prossimo 13 settembre, da una ricca kermesse di 16 spettacoli, lezioni shakespeariane, approfondimenti, proposte per famiglie e incursioni nei fatti della settimana a cura di Fausto Paravidino.

“L’intervista” – questo il titolo dell’ultimo dramma di Natalia Ginzburg, rimesso in scena per l’occasione dall’attore alessandrino – è un ottimo modo per accogliere nuovamente nel foyer, dopo lunghi mesi di assenza, gli aficionados della comunità teatrale indigena: giornalisti, accademici, operatori e artisti. Tutti in gran spolvero, a ben guardare, mentre in piazza imperversa il flashmob dei lavoratori dello spettacolo (una protesta – a onor del vero – moralmente appoggiata anche dalle stesse istituzioni teatrali).

Tranche de vie di un tempo sospeso, che reduplicano – in un caleidoscopico gioco di rifrazioni – le vicende cupe e al tempo stesso umanissime delle tre scompaginate entità protagoniste.
La trama è semplice. Un giornalista arriva in una casa isolata per realizzare un’intervista, occasione che innesca un rapporto di confidenza e intimità, un avvenimento casuale ma profondo che coinvolge i personaggi: la sfinita quanto brillante Ilaria (Arianna Scommegna), la ruvida e instabile Stella (Giordana Facciano) e il nevrotico Marco Rozzi, a cui torna a prestare il volto – dopo la versione con Maria Paiato – un Valerio Binasco dalle lunghe chiome brizzolate. Si tratta, rispettivamente, della compagna, della sorella e del mancato intervistatore di tal Gianni Tiraboschi, intellettuale-intellettualoide, oggetto di giovanile feticismo da parte del protagonista maschile. Il Grande Assente resta celato fino al calare ultimo del sipario, al di là di quel traballante ed espressionistico scalone posto a mo’ di umbratile fondale da Jacopo Valsania (che cura anche il disegno cromatico delle luci).

Soltanto al momento meno opportuno – come accade, di norma, nella vita – Tiraboschi si concede, in preda ad un ultimo, narcisistico, afflato. Inopportuna, giacché troppo ovvia, la parentela con Godot: “Rispetto al teatro dell’assurdo classico – spiega infatti Binasco – qui c’è qualcosa di meno e qualcosa di più. Manca l’aggressività culturale. La Ginzburg è troppo poetico-anarchica per essere rivoluzionaria”.

In questo salotto post-ibseniano, con poltrone, lumi e seggiole così distanti da risultare immateriali, inafferrabili, i tre marziani si tangono rapidamente, come pianeti fugacemente in trigono.
Il distanziamento diventa materiale drammaturgico e fisico, allorché, per esempio, si debbono salire le scale o ci si vuole cedere il posto a sedere. Non si ripete l’identico, ma torna il mutato: “L’intervista non dà giudizi. Espone, indica, manifesta”.

Sapiente la scelta di Sandra Carandini di non connotare in maniera eccessiva il costume degli attori: sebbene resti chiara la collocazione temporale dell’opera (sono gli anni dell’assassinio di Moro, del riflusso nel privato e del disimpegno), la vicenda strizza l’occhio al nostro oggi, all’emergere imprevisto di inusitate intimità.

Uno spettacolo nel complesso assai riuscito ed efficace, che tiene desta la partecipazione del pubblico sino alla chiusa finale. Particolarmente vivaci gli scambi fra il redattore e la compagna di Tiraboschi, due declinazioni – sembrerebbe – di un medesimo sentire: complici nella malinconia, sodali nell’allegria.

L’INTERVISTA
di Natalia Ginzburg
con Arianna Scommegna, Valerio Binasco, Giordana Faggiano
regia Valerio Binasco
scene e luci Jacopo Valsania
costumi Sandra Cardini
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

durata: 1h 15′

Visto a Torino, Teatro Carignano, il 15 giugno 2020

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