Io filosofo, tu prostituta. Spett-attori comuni d’Etiquette

Etiquette

Etiquette

Ospite a MilanOltre, l’ultimo lavoro di Rotozaza è un’emozione di ingegnosa leggerezza, di sofisticato contenuto e di infantile realizzazione. In un caffè qualsiasi, due persone si incontrano per caso: lui è un filosofo e lei una prostituta. Iniziano a parlare mentre tutto intorno il mondo continua nelle sue cose.

Ci sediamo io e lui al tavolino del Frida.
Lui è un mio amico che ho tirato dentro in quest’avventura e che è arrivato anche prima di me all’appuntamento. Ore 18,30. Il sole squarcia di luce qualche caseggiato del quartiere Isola, a Milano.
Attraversiamo il piccolo cortile ed entriamo.
Due dei tavolini del locale sono predisposti per accogliere “le strane coppie”.
Ci sediamo.

Alla mia destra due grandi bicchieri colmi d’acqua, in quello più vicino a me un contagocce. Alla mia sinistra diversi piccoli oggetti comuni: qualche pezzetto di gesso, due piccole statuine di plastica, un pennarello ed alcuni pezzi di carta, una boccettina di colorante e una minuscola casetta, di quelle del Monopoli. Roba elementare, del quotidiano, a portata di tutti. Il tavolo ha una copertura di gomma nera su cui si leggono sbiaditi i segni tracciati da qualcuno prima di noi con il gesso.
Indossiamo le cuffie e…
Clic: si parte.
Come apprendo da una voce, un po’ metallica ma sufficientemente chiara, io in questo tempo, meno di mezz’ora, sarò un filosofo e lui una prostituta. Da questo momento in poi inizia lo spettacolo.

Emozionante, a tratti lirico e poeticamente forte. Nulla che abbia a che fare con estenuanti prove di coraggio o sopravvivenza. Solo una dolcissima pioggia di piccole parole e piccoli fatti da recitarsi, per scaldare l’anima, mentre un pre-registrato sincronico dice a me e al mio amico cosa dire e cosa fare.
Etiquette, nella sua versione in italiano, è uno dei lavori più strani e interessanti degli ultimi anni, studiato da Rotozaza, compagnia fra quelle maggiormente innovative e sorprendenti della Gran Bretagna, al suo debutto qui in Italia ed “in replica” fino al 10 ottobre in occasione della rassegna MilanOltre.


Il lavoro, una performance i cui protagonisti sono gli “spett-attori”, è stato festeggiato lo scorso anno al Fringe Festival di Edimburgo come una delle opere di maggiore interesse: di fatto è un’esperienza di mezz’ora per due persone in un luogo pubblico. Non ci sono spettatori e le persone intorno a loro non sono al corrente di che cosa stia succedendo.
I partecipanti indossano le cuffie, attraverso le quali viene suggerito loro cosa dire e come utilizzare gli oggetti di scena. Per dar vita allo spettacolo basta semplicemente ascoltare con attenzione e seguire le istruzioni impartite.

La drammaturgia è composita: parte dall’incontro casuale fra una prostituta e un filosofo in un caffè, dalla loro conversazione, per sviluppare poi un percorso attraverso diverse situazioni, a volte prese in prestito dal cinema e dal teatro (come un incredibile cameo di Casa di bambola che da solo vale il tutto), dove la sfera di intimità tra i partecipanti si trasforma continuamente, fra equivoci linguistici e di circostanza, che regalano circostanze uniche e differenti: ciascuno interprete del suo versante della storia, a tratti coincidente e a tratti distante, ma sempre comunicante.
Le mie mani prendono quelle della prostituta e le aprono, lei mi scrive un biglietto e mi dice di conservarlo in una tasca remota del mio vestiario, senza leggere.
Poi mentre l’avatar di Nora va via di casa, mentre il filosofo insegue la prostituta sotto la pioggia fra le colline, il tutto restando seduti al tavolo del Frida, chiudo gli occhi e li riapro. E davanti a me lei che piange e mi batte le mani, insieme al pubblico che sento applaudire in cuffia.

Comprendere tutto forse non serve neanche, stati d’animo intensi a piccoli pezzi, fra l’infantile e il subconscio adulto, ansia, paura, gioia, curiosità, timore, mentre lui recita e io pure, con la faccia più convinta che si può.
Quando finisce siamo emozionati. Sinceramente.
Si pensa al senso assoluto del teatro e al suo valore metafisico in questa realizzazione di Rotozaza. A tutto quello che costruisce il nostro sistema emotivo anche nel piccolo. Di quanto poco basti per creare, dare vita e forza alla rappresentazione dell’umano. L’assoluto nel relativo, l’esperienza di essere al contempo attori e spettatori di un canovaccio interamente pre-registrato e che può essere tradotto in diverse lingue e proposto in diversi Paesi. Una sorta di “internazionale situazionista” del teatro che fa commuovere, magari in contemporanea, su diversi tavoli, in diversi quartieri, di diverse città, ognuno in una regione; chi in quello stato un po’ a ovest, chi in quello ad est, l’uno esposto al maestrale del teatro e l’altro al temporale della poesia o alle raffiche di vento che portano via il senso della parola. In soli ventisette minuti.

Più tardi. E’ ormai sera. Sono solo in auto verso casa. Al casello dell’autostrada mi frugo nelle tasche alla ricerca di qualche spicciolo. In una trovo il biglietto che mi aveva dato lei: “Vorrei vivere…”.
Inutile dica come prosegue: mai raccontare il finale di un’emozione.
Pago, la sbarra si alza e io fermo a leggere, mentre fuori vorrebbe piovere, ma non ancora. E dietro due fari che si avvicinano.

Interpretazione grafica di 'Etiquette' di Renzo Francabandera

Interpretazione grafica di ‘Etiquette’ di Renzo Francabandera

ETIQUETTE
di Anthony Hampton e Silvia Mercuriali
traduzione: Marina Mercuriali
voce femminile: Silvia Mercuriali
voce maschile: Anthony Hampton
e Riccardo Magherini, Maria Eugenia D’Aquino
produzione: ArtsAgenda in collaborazione con MilanOltre ed Es.Terni
versione originale realizzata con il supporto di Paul Bennun/Somethin’Else, sostenuto da Arts Council England
durata: 27’

No Comments

  • Anthony Hampton ha detto:

    Grazie per sue pensieri, parole! Forse questo e interessante per lei – era un gran inspirazione per noi, e un po il base di Etiquette…

    all the best, sorry for my italian…
    Ant – rotozaza

  • KLP ha detto:

    Grazie a voi per il contributo godardiano e buon lavoro.

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