Io, Nessuno e Polifemo. L’intervista impossibile di Emma Dante

Io, Nessuno e Polifemo
Io, Nessuno e Polifemo

Io, Nessuno e Polifemo

Chi non conosce Ulisse e Polifemo, personaggi ancestrali raccontati nell’Odissea da Omero, tramandati nei secoli dei secoli, studiati e ristudiati? Chi non sa che la famosa Terra dei Ciclopi parrebbe essere la Sicilia, mentre Ulisse è un eroe acheo originario di Itaca?
Ma… ne siamo proprio sicuri? E se ci avessero tramandato delle verità volutamente distorte o casualmente sbagliate?

E’ questo l’interrogativo che si pone Emma Dante in “Io, Nessuno e Polifemo”, presentato la settimana scorsa al Teatro Bellini di Napoli.
Il progetto dell’intervista impossibile a Polifemo, in cui si ripercorre lo sbarco di Ulisse (o Odisseo, scegliete la versione, greca o latina, preferita) nella terra dei Ciclopi, era nato nel 2008, pubblicato da Einaudi nella raccolta Corpo a Corpo.

Riportato in vita, Emma Dante – qui regista e attrice –, come una giornalista d’assalto appena giunta sul luogo del reato mette in piedi un’intervista ai due personaggi mitologici, nemici per antonomasia, per indagare la loro identità e la dinamica dei fatti avvenuti all’epoca.


La curiosa donna si reca dunque nella caverna dell’immortale Polifemo scoprendo non solo che lui è ancora lì, ma che la roccia ed il suo corpo sono ormai diventati un tutt’uno. Mentre nel “corpo” del famigerato Ciclope, per porre domande e risolvere dubbi sull’accaduto, appare lo scaltro e astuto Ulisse, personaggio eccentrico e veracemente napoletano (altro che greco di Itaca!). Si crea così, a più di 2700 anni dall’ultimo incontro, un faccia a faccia tra due miti (impersonati dai bravi Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola), che insinuano nella donna il dubbio della verità e lo stupore della scoperta.
Con sorpresa, l’investigatrice scoprirà infatti un Polifemo poco ospitale ma saggio e un Ulisse presuntuoso e bullo.

Contribuiscono alla visione “mitologica” della Dante tre danzatrici – Federica Aloisio, Giusi Vicari, Viola Carinci – che, ora Moire, ora soubrette da hot club, intermezzano con movenze e coreografie i dialoghi, scandendo il tempo e ripercorrendo la storia della leggenda. In cui, tuttavia, i due acerrimi nemici non sembrano neanche odiarsi poi tanto. Come uniti dall’immortalità che la storia ha conferito loro, si limitano a prendersi beffa l’un l’altro, dando prova di conoscersi e di essere vicini più di quanto si possa immaginare, nonostante i precedenti. Due miti a confronto che mostrano il loro lato umano, fatto di sentimenti e debolezze, al di là di ogni potere leggendario.

C’è ben poco di siciliano in questa “nuova” Terra dei Ciclopi, se non fosse per i canti e i suoni eseguiti all’impronta da Serena Ganci e per il sangue che scorre nelle vene della Dante, energica e passionale nei suoi testi anche in quest’occasione.

Tuttavia, ad accogliere una tale energia ci si sarebbe aspettati una scenografia più attenta, che facesse provare allo spettatore anche lo stupore che l’investigatrice rivela inoltrandosi nel buio della caverna. Invece riempie la scena un palco da sagra di paese, con strutture a vista e proiettori psichedelici, ben lontani dal ”buio” del Ciclope cieco.

Capita di assistere a spettacoli in cui il messaggio che il regista vuol mandare non sia del tutto chiaro; in questo caso, anche in una successiva riflessione ‘a freddo’, qualcosa pare sfuggire, ritrovando poca coerenza nelle scelte artistiche e tecniche.
Nell’attesa che la mente trovi significato e senso, lo spettatore è comunque invitato a riflettere: dubitate delle certezze non verificate, diffidate dei luoghi comuni e del sentito dire. E’ forse questo il messaggio dello spettacolo, un modo per risvegliare le nostre pigre coscienze e spingerle ad approfondire l’ignoto. “Nessuno” ce lo insegna.

Io, Nessuno e Polifemo – Intervista impossibile
testo e regia: Emma Dante
con: Emma Dante, Salvatore D’Onofrio, Carmine Maringola,
Federica Aloisio, Giusi Vicari, Viola Carinci
musiche eseguite dal vivo da: Serena Ganci
costumi Emma Dante
scene: Carmine Maringola
luci: Cristian Zucaro
coreografie: Sandro Maria Campagna
assistente alla regia: Daniela Gusmano
in collaborazione con 67° Ciclo Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza

durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Napoli, Teatro Bellini, il 4 febbraio 2015

No Comments

  • Giuliano ha detto:

    Non credo di aver mai visto in vita mia uno spettacolo più deludente e brutto di questo, e non solo a causa della fama e quindi delle aspettative che il nome di Emma Dante porta con se.
    Nulla da salvare, tutto disastrosamente approssimativo.
    Non c’era un briciolo di idea drammaturgica, nessuna forma che emergesse all’interno di uno spettacolo scialbo che si porta avanti in una giustapposizione sterile di elementi, dove il testo, di un didascalismo estremo, viene allungato da intermezzi di danza. Troppo facile appellarsi a questi frangenti ballati per cercare di rinvigorire tale disastro: essi sono si ammiccanti, piacevoli, anche ben congegnati… ma quando sono a teatro, proprio in virtù della sacralità del luogo (e perché no, anche in virtù del prezzo del biglietto) non accetto “accontentarmi”: questo spettacolo, al di la dei gusti personali, mi ha trasmesso proprio un senso di inconsistenza, di approssimazione, di inconcludenza, di aleatorietà…sembrava stessi assistendo alle prove di uno spettacolo pensato per le scuole medie.
    Ho trovato Emma Dante, che è presente sul palco, molto presuntuosa: essa interpreta se stessa e nel dialogare e intervistare Polifemo fa spesso riferimenti al suo teatro e alla sua “poetica”. I tre attori principali (tra cui Emma Dante) sembrano muoversi sul palco privi di qualsiasi cognizione, non di rado con le mani in tasca, come se non ci fosse stato alcun ragionamento circa movimenti e presenza scenica.
    Non mi dilungo ulteriormente circa la pessima scenografia e le trovate musicali in stile discoteca.

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